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mercoledì 9 febbraio 2011

USA: citati quasi 100.000 utenti P2P nell'ultimo anno

Negli ultimi dodici mesi sarebbero stati citati in totale 99.924 utenti P2P e soprattutto negli ultimo anno, l'industria del porno sembra aver trovato un filone quanto mai redditizio.

Come sappiamo infatti, risalendo all'indirizzo IP, di coloro i quali sono accusati di aver condiviso materiale illegale, costringono, tramite citazione del tribunale gli ISP a rivelare i dati corrispondenti agli indirizzi IP e poi cominciano ad inviare lettere agli utenti, presunti colpevoli, chiedendo da poche centinaia di dollari fino a più di 1000 per risolvere e chiudere la vicenda, minacciando, nel caso che essi decidessero di non pagare di portare il caso in tribunale. 

Chiaramente, soprattutto molti utenti che hanno condiviso materiale pornografico, preferiscono pagare, piuttosto che vedere tutta la vicenda resa pubblica e quindi resa nota anche ad amici e parenti o colleghi di lavoro. Un utente ha fatto una ricerca ed ha trovato che dall'8 gennaio 2010, fino al 21 gennaio 2011 sono stati aperti 80 procedimenti del genere, di cui 70 ancora attivi e con 70.914 imputati che ancora rischiano. Si tratta per la maggior parte di utenti di BitTorrent e di alcuni che usano ed2k.
Comunque questi procedimenti hanno spesso suscitato l'opposizione di gruppi a difesa dei diritti civili degli utenti di internet, fin da quando il Copyright Group citò oltre 5000 utenti BitTorrent, colpevoli, a suo avviso di aver condiviso illegalmente il film che l'anno scorso vinse il premio Oscar, The hurt locker.
Secondo l'EFF, i proprietari dei diritti d'autore hanno tutte le ragioni di usare la legge in caso di violazione degli stessi ma non è giusto utilizzare tattiche di dubbia legalità per farlo e per questo chiedono ai giudici di tutelare gli utenti, invece di lasciare in mano a queste tattiche quasi di strozzinaggio, la possibilità di arricchirsi alle loro spalle. Del resto il conto è presto fatto se ognuno dei 100.000 imputati versasse 1000 dollari ci sarebbero guadagni dell'ordine di svariati milioni per gli avvocati e per i proprietari dei diritti.  

sabato 29 gennaio 2011

L'Egitto ha provato ad uccidere internet?

Ormai tutti i media sembrano abbastanza sicuri che il 27 gennaio a mezzanotte per mezz'ora, tutte le connessioni internet siano state spente in Egitto, il blocco sembra aver coinvolto i quattro maggiori ISP: link Egypt, Vodafone / Raya, Telecom Egypt, e Etisalat Misr. Un certo numero di rotte in fibra ottica che collegano l'Europa all'Asia e passano attraverso l'Egitto sono rimaste operative.

 Inoltre un piccolo provider Noor Group sembra essere rimasto on line, questo farebbe appunto pensare ad un'azione orchestrata e che ha appunto coinvolto i quattro grandi ISP.

Potrebbe anche essere che i router diciamo di “frontiera” che gli ISP egiziani utilizzano, ad esempio, per la connessione agli ISP in Italia e altrove, siano stati scollegati o spenti. Inoltre il DNS in generale, e root server, in particolare, offre un  posto centrale in cui è facile distruggere la rete. 'L' Egitto ha uno scambio Internet al Cairo.

Non è chiaro se i quattro grandi fornitori di servizi Internet in Egitto, si collegano tutti allo scambio, ma in genere agli ISP non mi piace utilizzare le connessioni internazionali per il traffico nazionale.Quindi è probabile che ci sia un' interconnessione nei pressi di Cairo, su cui si è agito per bloccare internet in Egitto.

Questo funziona bene in un paese relativamente piccolo con solo pochi ISP, in un paese come gli USA ma anche in Europa non sarebbe stato così facile, perché entrambi hanno decine di server root, e sono gestiti da 13 organizzazioni diverse. 

giovedì 25 novembre 2010

La UE approva ACTA

Dopo varie controversie, soprattutto legate alla scarsità di informazioni sul testo completo,il Parlamento Europeo ha approvato ACTA con 331 voti favorevoli e 294 voti contrari ed 11 astenuti. Ora il testo finale, può essere  definitivamente approvato dalla Commissione Internazionale a lavoro su ACTA in una riunione che si terrà a Sidney dal 30 novembre al 3 dicembre.



L'accordo, che ha suscitato sempre molte polemiche riguardo alla segretezza con cui sono state condotte le trattative, suggerisce nuove regole internazionali, a difesa del diritto d'autore e apre la strada a possibili politiche dei vari paesi che volessero applicare, regole tipo quelle previste dall'hadopi francese, ossia basate sui tre avvisi e la disconnessione degli utenti. Il testo iniziale, comunque è stato molto alleggerito rispetto alle prime stesure e dovrebbe prevedere sempre l'uso di tribunali per costringere gli ISP a rivelare i dati dietro gli IP monitorati. In base all'accordo dovrebbero essere presi provvedimenti contro tecnologie e software che prevedono mezzi per eludere i controlli di accesso tipo la cifratura dei dati.


In ogni caso ACTA, così com'è, non richiede variazioni nella legislazione UE e soprattutto è fuori dell'accordo la Cina, la fonte di oltre il 65% delle merci contraffatte sequestrate nelle dogane dei paesi europei, nel 2009.

sabato 13 novembre 2010

Agcom:nuove azioni in Italia contro i siti con contenuti illegali

Molti giornali in rete riportano notizie riguardanti nuove norme che si starebbero discutendo presso Agcom (il Garante delle comunicazioni) sia nei confronti di siti di streaming e anche gli altri con contenuto illegale, sia nei confronti degli utenti che scaricherebbero materiale, protetto dal copyright. Il nuovo pacchetto di norme sarebbe una conseguenza del decreto Romani, dell'aprile 2010.



In base a quanto scritto in questo documento, gli ISP, dovrebbero monitorare il traffico degli utenti, avvertendoli di ciò alla stesura del contratto, mentre tutti i siti dubbi verranno avvertiti con un'email, dopo di che avrebbero cinque giorni per difendersi, dopo di che scatta l'oscuramento del sito.


Ma il Garante può fare molto di più può applicare il blocco degli IP, la rimozione selettiva dei contenuti protetti, insomma diverrebbe come una specie di Hadopi ma senza, almeno sembra, tutta la regolamentazione dell'hadopi, con molti più poteri alla fine.


Da tale regolamentazione verrebbero tenuti fuori i social network ed i siti come YouTube, sempre se si tratta di video amatoriali, altrimenti ci saranno censure anche lì.


Comunque, come al solito i rumors contengono sempre delle verità ma bisogna aspettare il documento per capire bene come saranno le nuove norme, la discussione delle quali sembra essere stata spostata alla prossima settimana.

Austria: VAP chiederà un'ingiunzione per bloccare sito di streaming

VAP, associazione anti-pirateria austriaca, ha detto che chiederà un 'ingiunzione contro l'ISP UPC, affinchè blocchi il portale di streaming Kino.to e ha anche affermato che tale citazione, servirà da banco di prova. Il sito Kino.to è fra i primi 50 siti in Austria e Germania e come al solito, non contiene materiale illegale ma solo link. L'associazione VAP fin da ottobre ha avvicinato molti ISP, chiedendo il loro intervento per la chiusura di Kino.to ma anche notificando una lista in cui sono presenti oltre 1500 indirizzi IP e 9 domini, fra cui MegaVideo.com, duckload.com, Freeload.to, Speedload.to e Archive.to-



L'associazione degli ISP ha risposto con fermezza, dicendo che essi sono solo carrier per le informazioni e non possono agire senza ordine del tribunale e che così fatta, la richiesta di VAP, non ha alcun fondamento giuridico.


VAP, però, per far cedere gli ISP, ha deciso di citarne uno in tribunale, UPC, del quale si era già parlato, in quanto per difendere la privacy dei suoi clienti, si era opposto ad applicare in Irlanda una specie di tre avvisi e disconnessione, come già Eircom aveva accettato di fare.


Vedremo quindi se il test che VAP vuol provare, scegliendo UPC, ossia se il tribunale può costringere l'ISP al blocco di siti, ritenuti con contenuti illegale, funzionerà o no.

sabato 30 ottobre 2010

Anche la Danimarca vicina alla three strikes law?

In Danimarca ferve la discussione su come trattare il download illegale e mentre i titolari dei diritti d'autore vorrebbero un intervento sempre più attivo da parte degli ISP, quest'ultimi sono piuttosto restii ad impegnarsi. A tal fine il governo, che ha intenzione di mettere d'accordo i due gruppi, ha spinto il ministero della Cultura a formare una commissione per decidere come le infrazioni debbano essere gestite.



Questa commissione sembra sul punto di proporre un sistema del tipo dei tre avvisi e la disconnessione, già approvata in Francia e ci sono due modelli, piuttosto simili su cui ancora si discute. Come al solito il monitoraggio delle infrazioni toccherebbe ai titolari dei diritti poi, secondo un modello, gli ISP dovrebbero inviare gli avvisi, secondo un altro, lo dovrebbe fare un organo governativo ed in tutti e due i modelli, poi un organo indipendente dovrebbe valutare le infrazioni.


Negli avvisi, però si cercherà di aggiungere messaggi che spiegano cosa vieti la legge sul copyright, come proteggere una connessione wireless e come togliere un software di condivisione, ossia si cercherà anche di avvertire ed educare l'utente, lasciando anche un numero verde al quale ci si può rivolgere in caso di dubbi. Ovviamente le associazioni dei consumatori sono preoccupate da tutto questo meccanismo che in ogni caso, prevederà costi aggiuntivi per gli utenti, chiunque si occupi di inviare le lettere. Il governo ha, comunque, fatto sapere di aver già riservato un milione di corone a sostegno di questa campagna antipirateria.

martedì 12 ottobre 2010

Irlanda: l'ISP UPC vince la sua battaglia

Un ISP irlandese UPC, ha vinto contro L'IRMA, la società che rappresenta Emy, Sony, Universal e Warner e che nel 2009 ha stretto un accordo privato con l'ISP Eircom, di cui abbiamo parlato anche qui, affinchè s'impegnasse a svolgere un compito tipo quello previsto dalla legge hadopi in Francia, ma senza passare per il tribunale, ossia scollegando, esso stesso, gli utenti recidivi. Poichè Eircom aveva paura che essendo l'unico ISP ad attuare una simile politica, questo rappresentasse una svantaggio commerciale, si voleva convincere gli altri ISP a fare altrettanto, minacciando che altrimenti sarebbero stati essi a pagare per le colpe dei loro utenti.



Come detto, però UPC, si è opposto alla cosa e la legge ha dato all'ISP ragione, dicendo che anche se l'industria discografica era danneggiata dalla pirateria, non esistono leggi tali in Irlanda che possano costringere un ISP a filtrare o scollegare gli utenti da internet, può applicare qualcosa del genere solo chi intenda farlo, su base volontaria, tipo appunto Eircom, che certo non riporterà pubblicità positiva da questo fatto.


UPC ha comunque detto in un comunicato che,in ogni caso, non giustifica la pirateria e ha sempre preso una posizione forte contro le attività illegali sulla rete e che continuerà a collaborare con i detentori del diritto d'autore che hanno ottenuto dal giudice l'ordine necessario nei confronti delle violazioni del copyright..


UPC, è particolarmente soddisfatto della sentenza, in quanto è sostenuto il principio che gli ISP non sono responsabili delle violazioni perpetuate dagli utenti, sulla rete messa dagli ISP a disposizione.

Hadopi: ISP si rifiuta di inviare avvisi ai file-sharer

Come abbiamo più volte detto è operativa Hadopi 2 in Francia e moltissimi utenti stanno cominciando a ricevere avvisi del tipo "Attenzione, la connessione Internet è stata usata per commettere atti che potrebbero costituire una violazione della legge, ecc”, di solito questi avvisi vengono inviati tramite email dagli ISP stessi, che sono già costretti dalla legge a rivelare in tempi brevissimi, i dati dietro gli IP monitorati. Solo che la stessa legge non impone poi agli ISP di dover inviare essi stessi gli avvisi e l' ISP “Free” ha deciso di non inviare nulla ad i suoi utenti.

 Egi afferma che non essendo scritto nella legge non è tenuto a farlo ma è giusto che ci pensi la struttura dietro Hadopi. Il suo comportamento è, però, visto con sospetto dagli altri ISP, che pensano che in tal modo il provider possa avere un vantaggio competitivo, anche Orange ha accusato Free di dare l'immagine di un certo lassismo. Alla fine sono stati coinvolti anche i politici ed il ministro francese



Frédéric Mitterrand ha detto che il governo avrebbe emesso un decreto per sanzionare gli ISP che non collaboravano, In tal caso, però sarà difficile la sanzione dal momento che Hadopi, appunto, non prevede che sia compito degli ISP, l'invio degli avvisi.

lunedì 11 ottobre 2010

Lo studio legale ACS law in bancarotta ?

Già leggendo le email trafugate la situazione dello studio ACS law sembrava non del tutto rosea, con oltre 500 reclami riguardo a comportamenti della sua azienda presso la Solicitor’s Regulatory Authority (SRA), parecchie fatture non pagate ad ISP ed ad altri avvocati ma fino alla pubblicazione di tutto il materiale privato della sua attività Crossley poteva sperare di convincere gli ISP a rivelare i dati dietro gli indirizzi IP e continuare ad inviare lettere. Ora però, che tutta la sua attività ed il suo modo di operare è venuto alla luce e che quindi sarebbe estremamente difficile trovare ISP che non si oppongano alle sue citazioni, non gli rimane che chiudere l'attività. Del resto già lo studio Davenport Lyons è magicamente scomparso, ad un certo punto ed alcuni suoi avvocati erano già confluiti nell'ACS law. Altra possibilità infatti, sarebbe quella di far calmare le acque e ricominciare il tutto, associandosi con un altro studio legale ma chi si metterebbe con una persona più volte multata o sospesa dall'ordine degli avvocati?



Del resto come sappiamo alla base di questa sua impresa commerciale c'era il rapporto di collaborazione con alcuni ISP, perchè sappiamo perfettamente che gli utenti di Talk Talk e Virgin Media non erano mai fra gli indirizzi IP segnalati. Gli altri ISP, però facevano pagare il servizio, come risulta da una fattura non pagata ad Entanet, risalente ad addirittura al luglio 2009 ed un'altra emanata da O2 di oltre 13000 sterline. Anche alcuni avvocati partner come Lee Bowden ha inviato a Crosley email irate in agosto, chiedendo il pagamento di 17000 sterline per i servizi effettuati.


Tutto questo, come detto era già prima che l'immagine pubblica di Crossley fosse ancora più compromessa da questo arrivo su internet della corrispondenza riservata dell'azienda. Ci dovremo quindi aspettare una temporanea o permanente uscita di Crossley dal mondo P2P, o troverà il modo di riuscire lo stesso ad inviare lettere di risarcimento ai presunti file-sharer?

Intervista a Fritz Attaway e Craig Hoffman della MPAA

Due persone di spicco, all'interno della MPAA, Fritz Attaway e Craig Hoffman, sono state invitate, durante un corso sui media digitali ad esprimere le loro idee a proposito di pirateria, diritto d'autore e l'industria del cinema nell'era digitale.
Il loro punto di vista è sicuramente interessante, anche perchè essi dicono che non pensano che la pirateria digitale possa essere debellata ed i loro sforzi sono incentrati nel tenerla entro livelli sostenibili, in modo che si possa continuare a fare film e gli addetti del settore possano guadagnare con il loro lavoro.

 Poi qualcuno chiede loro il motivo del diverso comportamento della MPAA, rispetto alla RIAA, che ha denunciato molte più persone ed essi dicono che perseguono i colpevoli quando c'è bisogno, infatti sono parte in causa nel processo contro Pirate Bay ma credono di più all'educazione e alla creazione di nuovi modelli di business e soprattutto, a convincere ISP e politici, che c'è bisogno di interventi più severi contro i violatori dei diritti d'autore ed in particolar modo contro i siti, americani ed esteri che si arricchiscono con quest'attività. Essi infatti sono d'accordo che, sotto piena responsabilità degli ISP venga attuato un sistema del tipo dei “tre avvisi e la disconnessione”.

sabato 9 ottobre 2010

Plusnet si oppone a Ministry of Sound

Finalmente, l'effetto email rivelate ha avuto un suo positivo risvolto anche in tribunale e gli ISP non possono, più mostrare all'opinione pubblica di essere consenzienti con gli studi legali ed il loro sistema di “fatturazione speculativa”. Della vicenda avevamo parlato più volte, dicendo che lo stesso giudice aveva prorogato la causa che vedeva lo studio Gallant Macmillan, in nome dell'etichetta Ministry of Sound, chiedere i dati dietro migliaia di indirizzi IP di presunti violatori dei diritti d'autore, in attesa di maggiori informazioni ma senza l'opposizione dell'ISP Plusnet avrebbe infine dovuto concedere il permesso all'ISP di consegnare i dati. Ma i legali di Plusnet, dopo che i dati privati degli utenti consegnati allo studio ACS law sono finiti on line, hanno chiesto un rinvio del processo, cosa che è stata accolta dai giudici.Il procedimento è stato dunque rinviato al gennaio 2011.

 I responsabili di Plusnet hanno dichiarato che essi vogliono garantire che gli abbonati a banda larga siano adeguatamente protetti, in modo che i detentori dei diritti possano far valere i propri diritti per violazione del copyright senza provocare inutili preoccupazioni di persone innocenti. Inoltre sembrerebbe anche che gli ISP stiano cercando di ottenere una moratoria in modo di non dover più consegnare i dati dei clienti, in base a precedenti citazioni. L'opinione pubblica non potrebbe essere più felice di aver vinto la sua battaglia e sicuramente per il futuro non sarà tanto facile per gli studi legali ottenere i dati di migliaia di utenti. Le etichette ed i detentori dei contenuti perdono di popolarità ed anche soldi dal momento che il sito di Ministry of Sound, è stato messo fuori uso per ore da un attacco dDos, sempre effettuato dal gruppo Anonimus 4Chan che gli ha impedito di vendere musica on line.

domenica 3 ottobre 2010

GB: gli avvocati non hanno paura degli attacchi DDoS

Mentre l'ACS law è sempre più nel ciclone con le sue email che fanno il giro del mondo e il suo proprietario è stato sottoposto a giudizio da parte dell'ordine degli avvocati, come prima di lui il gruppo Davenport Lyons, altro studio legale emerge impavidamente all'orizzonte, di cui avevamo già parlato qui, in quanto lo stesso giudice si è opposto all'immediata richiesta di citazione di altre migliaia d'individui.

Lo studio legale Gallant Macmillan, a nome dell'etichetta musicale Ministry of Sound, ha richiesto i dati di varie centinaia di utenti all'ISP Plusnet che non si era opposto. Ma avevamo anche scritto che stranamente venivano sempre scelti ISP che non si opponevano alle citazioni. Solo che il giudice ha voluto vederci chiaro ed ha mostrato preoccupazione in seguito alla gran quantità di posta ricevuta da utenti di internet e secondo lui, non ci sarebbe stato tutto questo clamore, a meno che non venissero appunto perseguite persone innocenti. Quindi ha richiesto altre delucidazioni a Ministry of Sound entro il 27 settembre e poi il 4 Ottobre si sarebbe concluso il procedimento. Nel frattempo come sappiamo ci sono state le email ed il materiale dello studio ACS law che sono finite on line, svelando come questi studi legali, cercano di impaurire le persone, perchè non citano nessuno poi fra coloro che non pagano e dei quali hanno ottenuto i dati personali, quanto guadagnano da tale invio di lettere. Inoltre sono finiti anche on line i dati personali di migliaia di clienti di ISP, alcuni dei quali accusati di aver scaricato abusivamente materiale pornografico.



Insomma, questo gran polverone di cui si è parlato molto sui media ha fatto sì che anche le autorità nel Regno Unito prestassero molta attenzione a quanto stanno facendo i vari studi legali.


Solo che sembra che lo studio Gallant Macmillan, non abbia paura e lunedi si presenterà normalmente davanti al giudice che sarà costretto, infine, a concedere la citazione a meno che l'ISP Plusnet non si opponga.


L'ISP, anche per un problema d'immagine, ha detto che cercherà di opporsi, almeno in futuro.


In ogni caso la rabbia sta montando e questo comportamento dello studio Gallant Macmillan, secondo anche quanto ipotizzato dalla BBC, avrebbe potuto attirare la reazione del gruppo 4Chan, che infatti ha avvertito che intende colpire il sito degli avvocati con un attacco Ddos, che si verificherà oggi. Il gruppo 4Chan ha detto che intende continuare l'operazione payback contro coloro che vogliono terrorizzare e mungere le persone.

domenica 26 settembre 2010

Suddenlink scollega file-sharer per sei mesi

Mentre in Francia, con tanto di legge applicata non si è arrivati a nessuna disconnessione, l'America è un grande paese, indubbiamente anche per l'anomalia dei suoi abitanti. Infatti l' ISP Suddenlink, sta attuando una sua visione riveduta e corretta del DMCA, che secondo lui lo obbliga a scollegare gli utenti per sei mesi.

 Potremmo pensare, indubbiamente che questa sua politica aziendale sia chiarita nel contratto d'abbonamento, neanche questo, in quanto c'è scritto solo che, in caso di recidività nello scaricare file illegali, si potranno adottare altri provvedimenti, fra i quali anche la possibilità di disconnessione dell'account. Ma il rapporto fra i tre avvisi ed i sei mesi di sospensione non è specificato. L'ISP, però dichiara di stare rispettando ed applicando il DMCA e di essere nei suoi diritti, del resto anche Cox attua simili pratiche e Comcast ha per lungo tempo filtrato gli utenti BitTorrent. Sembra che fossero tutti nei loro diritti ma appare invece chiaro che gli utenti non hanno neanche diritto alla trasparenza nell'informazione.

venerdì 24 settembre 2010

Giudice dà ragione all'ISP Midcontinent

La telenovelas messa in piedi dal Copyright Group, continua ad interessare i tribunali, oltre i media con sempre nuovi colpi di scena. Avevamo scritto che un ISP del Sud Dakota, Midcontinent Comunications,, si era opposto alla citazione del Copyright Group, rifiutandosi di dare le informazioni richieste riguardo ai suoi clienti ed adducendo varie obiezioni, tra cui la mancanza di giurisdizione del tribunale di Washington D.C, ed anche che tale lavoro, richiedeva spese aggiuntive e non compensate da parte dell'ISP.

 Ora il giudice del Sud Dakota, dove l'ISP ha presentato la sua opposizione alla citazione, ha dato ragione all'ISP in base all'articolo 45, della legge federale, il quale prevede che i mandati di comparizione debbono essere presentati 1) all'interno del distretto di corte di emissione;2) al di fuori del quartiere, ma entro 100 miglia dal luogo previsto per la deposizione, 3) all'interno dello Stato se una legge statale lo permette 4)al di fuori dello stato se un giudice lo autorizza ed una legge federale lo permette.


In base alla disattesa di uno di questi punti, come detto, il giudice ha dato ragione all'ISP, inoltre la citazione è arrivata per mezzo fax mentre avrebbe dovuto essere inviata a mezzo raccomandata o consegnata personalmente. Quindi tutti gli utenti del l'ISP Midcontinent potranno stare tranquilli perchè i loro dati, corrispondenti agli indirizzi IP, non saranno inviati.

giovedì 23 settembre 2010

GB: giudice si oppone alle migliaia di citazioni

Paese che vai, giudice che trovi, mentre sembrerebbe che in America i giudici siano piuttosto a favore delle moltissime citazioni richieste dal Copyright Group, nel Regno Unito un giudice si è opposto alla richiesta effettuata dallo studio Gallant Macmillan a nome dei loro clienti Ministry of sound, un' etichetta indipendente, di ottenere i dati corrispondenti a migliaia di indirizzi IP dagli ISP.



Oltretutto il giudice ha detto che con l'entrata in vigore del Digital Economy Bill non sarà più possibile ottemperare a simili richieste. In ogni caso, egli dice che se ci sono così tante e-mail da mandare è possibile che ci siano stati degli errori.
Anzi, egli ha detto che è come usare una grossa mazza per rompere una noce. Inoltre il giudice non si spiega perchè tante e-mail inviate e poi nessun caso portato a giudizio.
Questo invece è facile da capire, per chi ha letto i molti casi simili, perchè è stato dimostrato che è molto più redditizio impaurire gli utenti e chiedere loro un risarcimento, piuttosto che citarli in tribunale e dover sostenere delle spese. Altra cosa strana, mai nessun ISP inglese si oppone alle citazioni, sia dell'ACS law, preso di mira anche dalla comunity di Anonimus, che dello studio Gallant Macmillan. Veramente sappiamo che Talk Talk non si presta ad accordi, con legali o detentori di contenuti, ma stranamente, anche se è uno dei più grossi ISP del paese, i suoi utenti non vengono mai segnalati in queste citazioni. Quindi per ora il giudice ha rifiutato di concedere a Ministry of Sound l'ordine del tribunale, dicendo di aver ricevuto per lettera lamentele da parte del pubblico e il querelante ha tempo di chiarire questi punti oscuri fino al 27 settembre .

Il parlamento Europeo approva relazione anti-pirateria

E' stata approvata con 328 voti a favore, 245 contrari ed 81 astenuti la relazione proposta da Marielle Gallo, dell'entourage di Sarkozy, che non è una legge ma questo non la rende meno pericolosa perchè offre consigli ai vari governi europei affinchè adottino misure sempre più severe contro la pirateria.



Fra le altre cose, spinge i governi ad adottare sistemi del tipo dei tre avvisi e la disconnessione e promuove accordi privati fra ISP e titolari del copyright, in modo che possano agire incisivamente sui trasgressori del diritto d'autore. L'attuazione di queste misure antipirateria potrebbe minacciare il diritto alla privacy ed ad un processo equo. Inoltre, come in qualche modo si vuol fare anche con ACTA ed in linea con le intenzioni espresse più volte dai membri del governo Obama, non s'intende distinguere penalmente la contraffazione e il file-sharing non autorizzato. Infatti i due termini sono usati in modo intercambiabile nella relazione Gallo e questo è sicuramente fuorviante. C'è però anche da dire, che non essendo una legge bisogna poi vedere come i rispettivi governi pensino di attuare le nuove norme. Si è visto, infatti, sia in Francia, che nel Regno Unito che non è passata la disconnessione, senza intervento del tribunale.

Inoltre, sempre nella stessa relazione, c'è scritto che i titolari dei diritti dovrebbero offrire un miglior accesso ai contenuti legali, non ci dovrebbe essere solo il monopolio di Itunes ma si dovrebbero creare varie opzioni a prezzi concorrenziali, in modo da aumentare il download legale nell'UE. Infine in alcuni punti la relazione cerca anche di difendere il diritto degli utenti a non dover dimostrare la legalità dei loro contenuti digitali, in quanto dovrebbero essere i proprietari dei contenuti a fornire prove certe della violazione. Certo è possibile che vengono stretti accordi privati fra fornitori di contenuti ed ISP ma quest'ultimi potrebbero attuare simili accordi se guadagnassero anch'essi tramite, ad esempio, abbonamenti con i quali possano offrire il download legale di contenuti altrimenti, come hanno sempre resistito finora , sarà molto difficile che in futuro decidano di stringere accordi con le major.

mercoledì 22 settembre 2010

Hadopi segnalati decine di migliaia d'indirizzi IP

Sta divenendo operativa la tanto discussa legge Hadopi in Francia ed i titolari dei diritti stanno segnalando decine di migliaia di indirizzi Ip e gli ISP dovranno consegnare i dati entro una settimana, altrimenti rischiano 1500 euro di multa.



Gli utenti che riceveranno tre lettere d'avviso, verranno segnalati poi ad un giudice che potrà decidere sanzioni economiche o la disconnessione da internet.


Come sappiamo la società Trident Media Guard è stata scelta per compiere quest'opera di monitoraggio e segnalazione ma il numero sembra effettivamente enorme. Per ora i titolari dei diritti forniscono oltre 10.000 IP al giorno e presto si prevede che tale numero salirà a 150.000. Chi è sottoposto, oltretutto per legge a grossi carichi di lavoro sono gli ISP che come detto dovranno consegnare tutti i dati degli utenti entro una settimana, altrimenti potrebbero essere condannati a multe, mentre nel caso che riguardava l'identificazione degli utenti segnalati dal Copyright Group, la Time Warner era stata obbligata dal giudice a segnalare solo 28 casi al mese, meno di uno al giorno, proprio perchè questa identificazione richiede personale e spese aggiuntive da parte degli ISP.
 
Comunque è facile che entro pochi mesi ci siano i primi utenti, multati e scollegati in Francia e questo bisognerà vedere se ridurrà i tassi di pirateria, anche se sembrerebbe che gli utenti che utilizzano servizi, tipo Rapidshare o Megaupload, oppure Usenet, non vengano monitorati.

lunedì 20 settembre 2010

Contratti degli Isp sempre più contro il P2P

Indubbiamente credo che pochi leggano le clausole quando firmano per un abbonamento a banda larga, è un po' come quando si istalla un software si dovrebbe leggere tutto, ma chi ha il tempo? Cominciano ad essere, invece realmente sorprendenti le cose che ci sono scritte e soprattutto molto contrarie alla neutralità della rete. Parecchio interessante sono, ad esempio, le clausole del contratto Take che Time Warner Cable, propone ai suoi utenti.
 Ad esempio c'è scritto, come ci fa sapere Ars Technica, che è vietato inviare, caricare o rendere disponibile qualsiasi materiale o contenuti che violano i diritti e la dignità degli altri. Sinceramente non si capisce perchè si dia così importanza all'offesa alla dignità altrui, anche perchè c'è la legge in questi casi che interviene ed i tribunali sono pieni di cause, mosse da qualcuno, presumibilmente offeso da qualcun altro e se ad esempio si offendono due automobilisti non è che gli levano la macchina, quindi perchè in questo caso è minacciata la perdita della connessione ad internet ? Altra cosa strana che c'è scritta è che il servizio deve essere per uso personale e non commerciale, quindi non bisogna trarre da esso profitto. Capisco che se si tratta di una società oppure di un libero professionista il discorso può essere giusto ma il freelancer che scrive ogni tanto per qualche giornale ? Trae profitto, è vero, ma molto saltuario quindi è giusto che usi la sua connessione, che paga ogni mese.



Ma ancora più assurda è la politica di gestione del traffico, che l'ISP intende applicare in cui si dice chiaramente che verranno limitate il numero delle sessioni che un utente P2P può condurre nello stesso tempo ed altresì verrà limitata la larghezza di banda disponibile per protocolli P2P ed anche altri, secondo quello che l'ISP ritiene appropriato.


Insomma siamo veramente all'assurdo, andando su internet non ci si può inquietare altrimenti si rischierebbe di offendere qualcuno, non si può lavorare e non si può scaricare una distro Linux, tramite P2P perchè si viene filtrati. Non si capisce allora perchè pagare questa connessione, con cui non si può fare nula. Stessero infatti attenti gli ISP che così rischiano di perdere molti clienti, anche se i responsabili di TWC, dicono che per ora non hanno attuato nessun tipo di gestione del traffico, certo, però che il futuro è molto incerto.

sabato 18 settembre 2010

RCN dal 1 novembre potrà filtrare il traffico P2P

Sempre meno chiare le regole sulla net neutrality della rete, del resto abbiamo visto come Comcast abbia vinto quando si è rivolta ad un tribunale contro il provvedimento emanato nei confronti della società, dalla FCC per aver filtrato gli utenti BitTorrent. Indubbiamente tale vittoria ha creato un precedente importante.

Ora in base a quanto ha deciso un giudice, dal 1 Novembre la RCN, potrà riprendere i suoi sistemi di filtraggio nei confronti del traffico P2P, previo avviso della clientela. Molte class action sono state, infatti, intentate contro gli ISP, fra queste, quella guidata da Sabrina Chin, che, nel 2008, intentò causa contro l'RCN, colpevole, a suo avviso, di aver strozzato il traffico P2P, invece di impegnarsi in metodi neutrali che evitassero la congestione della rete. Ora la scorsa settimana, un giudice di New York, ha firmato una soluzione del caso che riguardava i 446.657 membri della class action e l'RCN, pur non ammettendo niente si era impegnata a fermare il filtraggio del traffico P2P per 18 mesi a partire dal 1 maggio 2009.



Molte sono state come detto, le obiezioni su quanto deciso dalla RCN, ma il giudice ha rifiutato tutte le obiezioni e ha detto che la transazione è giusta quindi gli avvocati otterranno 540 mila dollari , circa 605 dollari l'ora e Sabrina Chin 3000 dollari e l'RCN potrà fare quello che vuole a partire dal 1 Novembre, previo avviso dei clienti, del resto, come detto, la FCC aveva detto che limitazioni, tipo quelle applicate dalla RCN sul traffico P2P, sono pratiche illecite(vedi vicenda Comcast) ma un tribunale ha poi concluso che la FCC non ha l'autorità per impedire che gli ISP utilizzino tali sistemi per risolvere gli ingorghi della rete.

venerdì 17 settembre 2010

Pirate Bay bloccato dagli ISP portoghesi?

Come è già avvenuto in Italia ed in Danimarca, ora anche in Portogallo ACAPOR, un'associazione che rappresenta gli interessi di ditte di noleggio film ha depositato una denuncia presso il ministero della Cultura portoghese chiedendo che gli ISP blocchino l'accesso del sito The Pirate Bay, agli utenti portoghesi,



Secondo l'associazione anti-pirateria, Pirate Bay sarebbe direttamente responsabile degli oltre quindici milioni di download illegali che si hanno ogni anno in Portogallo. L'associazione ha iniziato un'analoga azione contro il sito Piratatuga.net che si collega a film, musica e giochi hostati da altre parti ed ha oltre 50.0000 visitatori al giorno. Inoltre ACAPOR, ha inoltre richiesto al pubblico ministero di individuare le generalità degli amministratori di Piratatuga.net e di iniziare contro di essi un processo penale.


Mentre in Svezia sta per iniziare l'appello contro il team storico di Pirate Bay, sembra, in ogni caso, che il sito abbia notevoli guai anche nel resto d'Europa.