E' passato un anno e mezzo da quando i membri del famoso team furono condannati ad un anno di prigione e al pagamento di 905 mila dollari, si trattava del 17 Aprile 2009.
Quello fu in qualche modo l'inizio della fine per alcuni grandi siti come ad esempio Mininova, costretta a togliere la maggior parte dei suoi Torrent. Il sito di Pirate Bay, da quello che è stato dichiarato, proprietà di una società con sede alle Seychelles continua imperturbato, ad essere on line, mentre i vecchi membri del suo team, pare che siano impegnati in altre attività.
Ma molti altri eventi ci sono stati in questo periodo anche dal punto di vista legale, ad esempio il blocco di Pirate Bay in Italia. Inoltre sono state introdotte nuove leggi tipo i tre avvisi e la disconnessione in Francia ed il Digital Economy Bill nel Regno Unito che rafforzano i rapporti fra ISP e detentori dei contenuti per controllare e monitorare la rete.
Nello stesso tempo, c'è stata solo repressione, perchè le industrie detentrici dei contenuti non hanno lanciato nuovi modelli di business. Il risultato del processo d'appello, con questo clima che si profila può essere scontato, secondo il nostro parere, questo può spiegare la scarsa attenzione dei media e dei diretti interessati, alla notizia, mentre il primo processo fu seguito da milioni di persone.
Anche i risultati delle elezioni svedesi mostrano che, forse, i temi riguardanti la lotta al diritto d'autore non sono, ormai i più graditi all'elettorato svedese, perchè il Partito del Pirata svedese ha preso pochi voti e non è riuscito ad entrare in parlamento. Vedremo un po' se i fan di Pirate Bay mostreranno il loro attaccamento al team durante le fasi del processo.
L'appello, comunque, dovrebbe durare dal 28 settembre al 15 ottobre e soprattutto si baserà sulle audizioni del precedente processo ed anche se alcuni imputati avrebbero voluto rilasciare le loro dichiarazioni sulle parti da impugnare, questo è stato impedito. Dice infatti Peter Sunde” Ho chiesto di parlare e mi è stato negato. Questo è abbastanza folle ed incomprensibile”
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martedì 28 settembre 2010
giovedì 23 settembre 2010
GB: giudice si oppone alle migliaia di citazioni
Paese che vai, giudice che trovi, mentre sembrerebbe che in America i giudici siano piuttosto a favore delle moltissime citazioni richieste dal Copyright Group, nel Regno Unito un giudice si è opposto alla richiesta effettuata dallo studio Gallant Macmillan a nome dei loro clienti Ministry of sound, un' etichetta indipendente, di ottenere i dati corrispondenti a migliaia di indirizzi IP dagli ISP.
Oltretutto il giudice ha detto che con l'entrata in vigore del Digital Economy Bill non sarà più possibile ottemperare a simili richieste. In ogni caso, egli dice che se ci sono così tante e-mail da mandare è possibile che ci siano stati degli errori.
Anzi, egli ha detto che è come usare una grossa mazza per rompere una noce. Inoltre il giudice non si spiega perchè tante e-mail inviate e poi nessun caso portato a giudizio.
Questo invece è facile da capire, per chi ha letto i molti casi simili, perchè è stato dimostrato che è molto più redditizio impaurire gli utenti e chiedere loro un risarcimento, piuttosto che citarli in tribunale e dover sostenere delle spese. Altra cosa strana, mai nessun ISP inglese si oppone alle citazioni, sia dell'ACS law, preso di mira anche dalla comunity di Anonimus, che dello studio Gallant Macmillan. Veramente sappiamo che Talk Talk non si presta ad accordi, con legali o detentori di contenuti, ma stranamente, anche se è uno dei più grossi ISP del paese, i suoi utenti non vengono mai segnalati in queste citazioni. Quindi per ora il giudice ha rifiutato di concedere a Ministry of Sound l'ordine del tribunale, dicendo di aver ricevuto per lettera lamentele da parte del pubblico e il querelante ha tempo di chiarire questi punti oscuri fino al 27 settembre .
Oltretutto il giudice ha detto che con l'entrata in vigore del Digital Economy Bill non sarà più possibile ottemperare a simili richieste. In ogni caso, egli dice che se ci sono così tante e-mail da mandare è possibile che ci siano stati degli errori.
Anzi, egli ha detto che è come usare una grossa mazza per rompere una noce. Inoltre il giudice non si spiega perchè tante e-mail inviate e poi nessun caso portato a giudizio.
Questo invece è facile da capire, per chi ha letto i molti casi simili, perchè è stato dimostrato che è molto più redditizio impaurire gli utenti e chiedere loro un risarcimento, piuttosto che citarli in tribunale e dover sostenere delle spese. Altra cosa strana, mai nessun ISP inglese si oppone alle citazioni, sia dell'ACS law, preso di mira anche dalla comunity di Anonimus, che dello studio Gallant Macmillan. Veramente sappiamo che Talk Talk non si presta ad accordi, con legali o detentori di contenuti, ma stranamente, anche se è uno dei più grossi ISP del paese, i suoi utenti non vengono mai segnalati in queste citazioni. Quindi per ora il giudice ha rifiutato di concedere a Ministry of Sound l'ordine del tribunale, dicendo di aver ricevuto per lettera lamentele da parte del pubblico e il querelante ha tempo di chiarire questi punti oscuri fino al 27 settembre .
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mercoledì 15 settembre 2010
GB: il 25% del costo di invio delle lettere agli ISP
Finora la legge sul Digital Economy Bill, nel Regno Unito, come sappiamo, votata di fretta, prima che il governo, causa elezioni, non potesse più farlo, aveva ancora molti punti non chiariti, fra questi a chi dovesse essere addebitato il costo delle lettere da inviare agli utenti colpevoli di violazione del diritto d'autore.
Soprattutto gli ISP, volevano chiarezza, costretti dal governo in attività che andavano al di là del loro lavoro di semplici vettori, come se il postino che porta la corrispondenza dovesse pagare l'affrancatura di tutte le lettere. D'altro canto, i titolari dei diritti, hanno sempre sostenuto che gli ISP hanno guadagnato per anni dal file-sharing sfrenato, rendendo felici i loro clienti offrendo abbonamenti che garantivano ad essi più banda. Ora comunque sembrerebbe che le menti più brillanti del governo abbiano trovato un modo chiaro per dividere le spese che toccheranno per il 75% ai detentori dei diritti e per il 25% agli ISP. Quindi al più presto verrà applicata la legge che permetterà ai giudici di bloccare interi siti web e vedrà i file-sharer colpevoli o innocenti, comunque monitorati e spiati e la vicenda svizzara della Logistep dovrebbe far riflettere sui diritti della privacy, che in ogni caso verranno calpestati.
Sembra comunque che chi riceva la lettera possa appellarsi almeno una volta senza costi, ovviamente se tutti scriveranno per dire che sono innocenti, la cosa verrà rivista e verrà messa una tassa.
In ogni caso è difficile pensare che gli ISP, zitti e buoni accetteranno di pagare questo 25% e non ritoccheranno invece i contratti di tutti gli utenti, magari anche di quelli che non hanno mai sentito la parola file-sharing. Molto probabilmente poi sappiamo che in queste cose ci saranno tanti innocenti che ci andranno di mezzo, ragazzi, persone con errori nel monitoraggio, connessioni wireless non protette, mentre come in Svezia con l'ipred, i più furbi e smaliziati saranno da parecchio passati a servizi che assicurano l'anonimato, VPN, proxy,seedboxes. Forse, quando, ad esempio, le case discografiche si renderanno conto, che con tutti questi sistemi e con le spese in più per il monitoraggio e l'invio delle lettere, i dischi non si vendono lo stesso, creeranno nuovi modelli di business digitali, chissà.
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domenica 5 settembre 2010
Ricercatore mostra come monitorare IP
Ormai sempre più aziende ed ISP, hanno la necessità di monitorare il traffico BitTorrent. La nuova legge in Francia ed anche il Digital Economy Bill, del resto lo impongono. Anche in America abbiamo visto, come gli avvocati del Copyright Group abbiano monitorato gli IP degli utenti, citando poi oltre 14.000 persone. Sembra, comunque, come mostra un ricercatore, Andrew Norton su un video di Youtube, che qualsiasi normale client possa essere adoperato per monitorare e registrare peer senza alcuna modifica o comportamenti anomali.
Altro sistema, forse il più semplice è quello di raccogliere informazioni da i tracker anche se sicuramente il più usato è quello di unirsi ad uno sciame per monitorare.
Il bello è che molte società tipo Media Defender, pur utilizzando, metodi semplici, fanno pagare parcelle salate ai loro clienti.
L'unica possibilità per neutralizzare un client che funziona in tal modo sarebbe porre l'indirizzo IP in una block-list, cosa estremamente difficile, ecco forse perchè c'è sempre più gente in rete che usa VPN, proxy o seedboxes.
Altro sistema, forse il più semplice è quello di raccogliere informazioni da i tracker anche se sicuramente il più usato è quello di unirsi ad uno sciame per monitorare.
Il bello è che molte società tipo Media Defender, pur utilizzando, metodi semplici, fanno pagare parcelle salate ai loro clienti.
L'unica possibilità per neutralizzare un client che funziona in tal modo sarebbe porre l'indirizzo IP in una block-list, cosa estremamente difficile, ecco forse perchè c'è sempre più gente in rete che usa VPN, proxy o seedboxes.
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venerdì 16 luglio 2010
UK: PRS vuole che gli ISP paghino i danni compiuti dai file-sharer
Il PRS (Performing Right Society) che raccoglie le royalty per conto dell'industria musicale, vorrebbe che gli ISP pagassero per i danni effettuati dai loro utenti, tramite i download illegali.
Infatti l'esponente del PRS, Will Page sostiene in un articolo che gli ISP dovrebbero essere costretti a monitorare il traffico illegale ed a rifondere i proprietari dei diritti.
Basandosi su quanto prescritto nel Digital Economy Bill, che prevede che il livello di file-sharing sia misurato, Will Page, nel suo articolo, propone vari modi in cui gli ISP potrebbero compensare i proprietari dei diritti.
Ovviamente gli ISP non sono entusiasti dell'idea, secondo i portavoce di Talk Talk, monitorare il traffico, prima di tutto avrebbe un costo che ricadrebbe su tutti gli utenti, anche quelli che non hanno mai scaricato materiale illegale e poi avrebbe ripercussioni legali andando contro le normative della privacy e quelle della conservazione dei dati.
Oltretutto si è visto anche nella causa che ha visto contrapposti Google e Viacom che i prestatori dei servizi non possono essere responsabili dei danni arrecati dai loro clienti e sono obbligati non a filtri preventivi ma ad eliminare il materiale illegale, dopo aver ricevuto il takedown.
I responsabili di Talk Talk fanno l'esempio di altri servizi pubblici, tipo gli autobus che non possono essere considerati responsabili se hanno trasportato taccheggiatori di negozi.
Inoltre è molto probabile che gli utenti, sapendo che il traffico è monitorato passino a sistemi che rendono il traffico criptato od allo streaming.
La cosa migliore, insistono i responsabili di Talk Talk sarebbe passare a nuovi modelli di business con offerte differenziate, cosa già detta da Peter Jensen, il quale come abbiamo riferito vorrebbe vedere anche gli ISP impegnati in questi nuovi modelli.
Infatti l'esponente del PRS, Will Page sostiene in un articolo che gli ISP dovrebbero essere costretti a monitorare il traffico illegale ed a rifondere i proprietari dei diritti.
Basandosi su quanto prescritto nel Digital Economy Bill, che prevede che il livello di file-sharing sia misurato, Will Page, nel suo articolo, propone vari modi in cui gli ISP potrebbero compensare i proprietari dei diritti.
Ovviamente gli ISP non sono entusiasti dell'idea, secondo i portavoce di Talk Talk, monitorare il traffico, prima di tutto avrebbe un costo che ricadrebbe su tutti gli utenti, anche quelli che non hanno mai scaricato materiale illegale e poi avrebbe ripercussioni legali andando contro le normative della privacy e quelle della conservazione dei dati.
Oltretutto si è visto anche nella causa che ha visto contrapposti Google e Viacom che i prestatori dei servizi non possono essere responsabili dei danni arrecati dai loro clienti e sono obbligati non a filtri preventivi ma ad eliminare il materiale illegale, dopo aver ricevuto il takedown.
I responsabili di Talk Talk fanno l'esempio di altri servizi pubblici, tipo gli autobus che non possono essere considerati responsabili se hanno trasportato taccheggiatori di negozi.
Inoltre è molto probabile che gli utenti, sapendo che il traffico è monitorato passino a sistemi che rendono il traffico criptato od allo streaming.
La cosa migliore, insistono i responsabili di Talk Talk sarebbe passare a nuovi modelli di business con offerte differenziate, cosa già detta da Peter Jensen, il quale come abbiamo riferito vorrebbe vedere anche gli ISP impegnati in questi nuovi modelli.
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sabato 10 luglio 2010
BT e Talk talk contestano il Digital Economy Bill
Due Isp rivali, nel Regno Unito, hanno ora unito i loro sforzi per chiedere all'Alta Corte un riesame della legge conosciuta come Digital Economy Bill che a loro parere è stata approvata di fretta, senza che fosse passata attraverso le corrette procedure parlamentari.
Ad aprile, come sappiamo è stata approvata in UK, la legge contro la pirateria conosciuta come Digital Economy Bill, piuttosto di fretta perchè procrastinare la discussione avrebbe voluto significare non poter più approvare la legge prima delle elezioni e quindi dover lasciare il compito ai nuovi rappresentanti del governo scelti dal popolo.
Ora però due ISP inglesi vogliono che l'Alta Corte, prima di essere costretti ad investire decine di migliaia di sterline in nuovi sistemi, dia un parere sul fatto che la legge sia effettivamente applicabile e non in contrasto ad esempio con le direttive sul commercio elettronico che limitano gli obblighi degli ISP.
Inoltre anche dal punto di vista delle leggi sulla privacy la legge potrebbe essere lacunosa e Dunston il CEO di Talk Talk ha spesso sottolineato che le misure per contrastare le violazioni del copy-right, potrebbero minare “i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini”.
Stranamente anche BT che invece è stato sempre molto sollecito ad accontentare le richieste delle major e quindi a rivelare i dati dietro gli indirizzi IP, sembra questa volta d'accordo con Talk talk, del resto nessun ISP si vuole alienare le simpatie dei suoi clienti ed alla fine dover togliere le castagne dal fuoco a vantaggio delle industrie produttrici dei contenuti che avrebbero solo vantaggi e nessun onere con l'applicazione della legge.
Ad aprile, come sappiamo è stata approvata in UK, la legge contro la pirateria conosciuta come Digital Economy Bill, piuttosto di fretta perchè procrastinare la discussione avrebbe voluto significare non poter più approvare la legge prima delle elezioni e quindi dover lasciare il compito ai nuovi rappresentanti del governo scelti dal popolo.
Ora però due ISP inglesi vogliono che l'Alta Corte, prima di essere costretti ad investire decine di migliaia di sterline in nuovi sistemi, dia un parere sul fatto che la legge sia effettivamente applicabile e non in contrasto ad esempio con le direttive sul commercio elettronico che limitano gli obblighi degli ISP.
Inoltre anche dal punto di vista delle leggi sulla privacy la legge potrebbe essere lacunosa e Dunston il CEO di Talk Talk ha spesso sottolineato che le misure per contrastare le violazioni del copy-right, potrebbero minare “i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini”.
Stranamente anche BT che invece è stato sempre molto sollecito ad accontentare le richieste delle major e quindi a rivelare i dati dietro gli indirizzi IP, sembra questa volta d'accordo con Talk talk, del resto nessun ISP si vuole alienare le simpatie dei suoi clienti ed alla fine dover togliere le castagne dal fuoco a vantaggio delle industrie produttrici dei contenuti che avrebbero solo vantaggi e nessun onere con l'applicazione della legge.
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mercoledì 7 luglio 2010
Its Hidden ,servizio VPN ha ormai 300.000 iscritti
Il servizio, nato circa un anno fa, aveva proprio l'idea di proporsi essenzialmente agli utenti BitTorrent, offrendo loro la possibilità di scaricare rimanendo anonimi.
Ora, Its Hidden, può contare su oltre 300.000 iscritti che usufruiscono sia della registrazione gratuita che delle offerte a pagamento. Del resto molte nuove misure anti-pirateria introdotte dai governi, come l'IPred in Svezia, l'hadopi 2 in Francia, il Digital Bill in UK, hanno spinto moltissimi utenti BitTorrent a ricorrere a servizi che consentono di proteggere il proprio indirizzo IP.
Sicuramente anche negli Stati Uniti, le azioni di massa contro gli utenti BitTorrent, come ad esempio le 5000 persone denunciate per aver condiviso “The hurt locker”, deve aver spinto gli utenti a cercare soluzioni che permettessero loro l'anonimato.
Stranamente infatti, il film risulta ancora fra i 25 più scaricati ed a giugno ha avuto oltre 200.000 download e sembrerebbe assurdo che la gente non stia cercando di cautelarsi, sapendo che gli oltre 200 file Torrent che conducono al film, sono attentamente monitorati.
Sembra altresì strano che la casa produttrice non chieda la loro rimozione, mandando takedown ai maggiori siti torrent, ma forse al pari degli avvocati del Copyright Group spera solo, a questo punto, dato che il film non ha incassato moltissimo ai botteghini, che il numero dei downloader cresca per poter monetizzare il maggior numero di episodi di pirateria e ritornare dal punto finanziario, in attivo.
Tornando comunque, ad ItsHidden, il servizio, dato il numero di utenti, aveva per un po' di tempo bloccato le registrazioni gratuite ma ora ha ripreso ad accettarle ed inoltre già decine di migliaia di persone hanno preferito l'opzione a pagamento che prevede funzionalità aggiuntive e nessuna limitazione di banda.
Ora, Its Hidden, può contare su oltre 300.000 iscritti che usufruiscono sia della registrazione gratuita che delle offerte a pagamento. Del resto molte nuove misure anti-pirateria introdotte dai governi, come l'IPred in Svezia, l'hadopi 2 in Francia, il Digital Bill in UK, hanno spinto moltissimi utenti BitTorrent a ricorrere a servizi che consentono di proteggere il proprio indirizzo IP.
Sicuramente anche negli Stati Uniti, le azioni di massa contro gli utenti BitTorrent, come ad esempio le 5000 persone denunciate per aver condiviso “The hurt locker”, deve aver spinto gli utenti a cercare soluzioni che permettessero loro l'anonimato.
Stranamente infatti, il film risulta ancora fra i 25 più scaricati ed a giugno ha avuto oltre 200.000 download e sembrerebbe assurdo che la gente non stia cercando di cautelarsi, sapendo che gli oltre 200 file Torrent che conducono al film, sono attentamente monitorati.
Sembra altresì strano che la casa produttrice non chieda la loro rimozione, mandando takedown ai maggiori siti torrent, ma forse al pari degli avvocati del Copyright Group spera solo, a questo punto, dato che il film non ha incassato moltissimo ai botteghini, che il numero dei downloader cresca per poter monetizzare il maggior numero di episodi di pirateria e ritornare dal punto finanziario, in attivo.
Tornando comunque, ad ItsHidden, il servizio, dato il numero di utenti, aveva per un po' di tempo bloccato le registrazioni gratuite ma ora ha ripreso ad accettarle ed inoltre già decine di migliaia di persone hanno preferito l'opzione a pagamento che prevede funzionalità aggiuntive e nessuna limitazione di banda.
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lunedì 31 maggio 2010
Rilasciate regole per il Digital Economy Bill

Sono state rilasciate delle norme operative che per ora sembrano riguardare i grandi ISP, non i piccoli e non quelli del mobile.
Anche se c'è confusione fra chi si possa definire piccolo ISP od abbonato, ad esempio biblioteche, e caffè che offrono WIFI dovrebbero molto probabilmente assicurarsi di avere l'email o l'indirizzo postale di chi si connette e che potrebbe commettere violazione, usando il libero accesso WIFI.
Del resto se caffè, hotel e biblioteche sono equiparate ad ISP, dovrebbero poi inviare lettere d'infrazione ai propri utenti e mantenere un elenco di quelli che fra i propri utenti hanno accumulato più di tre avvisi d'infrazione, come prevede la legge, ma come precisa Ofcom di difficile attuazione ed infatti per ora, questi cosiddetti piccoli ISP,sono esclusi dal nuovo regime.
Mentre invece i sette fornitori di servizi Internet via cavo che servono oltre 400.000 clienti (BT, O2, Orange, Post Office, Sky, TalkTalk e Virgin) dovranno tenere un registro degli avvisi d'infrazione ed i titolari dei diritti possono citare gli utenti che riceveranno tre avvisi d'infrazione in un anno e gli ISP dovranno dimostrare di poter abbinare correttamente gli indirizzi IP ai nomi ma anche i titolari dei diritti dovranno dimostrare in modo concreto le violazioni e gli utenti potranno ricorrere ad un processo d'appello. Vedremo, poi, come tutto questo verrà attuato sia dai grandi ISP, sia dai titolari dei diritti.
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venerdì 28 maggio 2010
Irlanda: disconnessioni anche sul mobile

In Irlanda, come sappiamo, è divenuto da poco operativo l'accordo fra l'IRMA, che rappresenta le quattro più grandi major e l'ISP Eircom che porterà alla disconnessione degli utenti recidivi anche per un anno.
Ora però l'IRMA sta rivolgendo la sua attenzione anche sul settore mobile a banda larga.
Infatti, una citazione da parte degli avvocati che agiscono per conto di EMI,Warner,Universal e Sony è stata inviata contro gli operatori di telefonia mobile 02 e 3.
Secondo Irish Times i responsabili di 02, stanno studiando la questione ma non pensano di poter essere coinvolti nelle operazioni di file-sharing illegali, attuate dai loro clienti.
Risulterebbe inoltre che anche i responsabili di 3 abbiano ricevuto documenti legali.
Questo risvolto della vicenda potrebbe essere molto interessante, in quanto molti utenti, anche nel Regno Unito, spaventati dall'introduzione del Digital Economy Bill, hanno dichiarato che sarebbero passati al wireless 3G, anche perchè gli operatori hanno sempre dichiarato, che per come è impostato il sistema, potrebbe essere quasi impossibile abbinare gli indirizzi IP monitorati con clienti specifici. Bisognerà quindi vedere che frecce ha nel suo arco IRMA, per costringere gli ISP di telefonia mobile a fare come Eircom.
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lunedì 3 maggio 2010
Anche Pirate Bay contro il Digital Economy Bill
Anche Pirate Bay scende in piazza contro la legge inglese che come sappiamo, prevede la
disconnessione degli utenti e la chiusura dei siti web, su richiesta dei detentori dei diritti, senza
passare per i tribunali.
Sicuramente uno dei siti che rischia maggiormente l'oscuramento è Pirate Bay che è proprio
l'emblema della condivisione per eccellenza. Quindi ora sulla home del sito c'è un bollettino ed una nuova immagine, che sostituisce la famosa nave, che spiega ciò che possono fare gli utenti per ottenere una revoca della legge.
Oltre a spiegare bene la normativa, si invita a mandare un'e-mail ai loro deputati perchè si mobilitino ed inoltre a diffondere la voce su internet perchè altri lo facciano.
Anche perchè non tutto è ancora perduto perchè con le vicine elezioni di Maggio, questa legge
è divenuta un punto di contesa fra candidati e i socialdemocratici, già hanno detto che, in caso
di vittoria, chiederanno la sua abrogazione.
disconnessione degli utenti e la chiusura dei siti web, su richiesta dei detentori dei diritti, senza
passare per i tribunali.
Sicuramente uno dei siti che rischia maggiormente l'oscuramento è Pirate Bay che è proprio
l'emblema della condivisione per eccellenza. Quindi ora sulla home del sito c'è un bollettino ed una nuova immagine, che sostituisce la famosa nave, che spiega ciò che possono fare gli utenti per ottenere una revoca della legge.
Oltre a spiegare bene la normativa, si invita a mandare un'e-mail ai loro deputati perchè si mobilitino ed inoltre a diffondere la voce su internet perchè altri lo facciano.
Anche perchè non tutto è ancora perduto perchè con le vicine elezioni di Maggio, questa legge
è divenuta un punto di contesa fra candidati e i socialdemocratici, già hanno detto che, in caso
di vittoria, chiederanno la sua abrogazione.
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