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lunedì 21 febbraio 2011

Hotfile elimina gli account premium

Come sappiamo la MPAA ha da poco citato Hotfile, suprattutto colpevole, secondo l'associazione di permettere ai suoi utenti di caricare film, giochi e musica, protetti dal copyright sul suo server. Hotfile sta cercando, ora di mettersi a posto con le regole del DMCA e ha eliminato molti account premium.

Infatti vari utenti hanno trovato un messaggio che li avvertiva del fatto che il loro account era stato sospeso per ripetute violazioni del copyright, oltretutto sono stati eliminati tutti i file degli account ma, poiché i titolari di questi account partecipavano al sistema di ricompense, non verranno corrisposte loro, cifre significative, in alcuni casi fino a 1000 dollari. I responsabili di Hotfile hanno dichiarato che essi hanno sempre rispettato le regole del DMCA ed eliminato gli utenti che postavano materiali coperti dal copyright ma alcuni utenti continuano a tentare di usare Hotfile.com per condividere i materiali di cui non hanno i diritti necessari",e pertanto stanno attuando una politica più aggressiva chiudendo gli account degli utenti che sono oggetto di ripetute denunce di violazione.

Ma come già è successo con Rapidshare ci sono già molti altri siti, tipo UserShare.net e FileSonic che finchè non bussa la MPAA, sono disposti a chiudere un occhio su quanto caricano gli utenti. L'eterno gioco fra gatto e topo, continua.

BitComet: chiarezza su un client molto discusso

BitComet è stato per oltre sette anni un client molto utilizzato, ma con una fama piuttosto ambigua e molto probabilmente, alcune voci negative sul suo conto sono nate anche per problematiche legate alla lingua. Ora alcune persone che lavorano sul client, ne hanno ripercorso la storia, specificando anche le migliorie presenti nella versione attuale e quali sono le loro intenzioni per il futuro.

BitComet ha oltre 2.500.000 utenti al giorno, soprattutto nei paesi asiatici ma anche ne ha anche 100.000 in USA e nel Regno Unito.

Al client lavora un team di 20 persone, tutte cinesi, che non parlano inglese e Torrent Freak, aiutato da una serie di interpreti riporta quanto il fondatore di BitComet RnySmile ha avuto da dire riguardo alla nascita del client ed il suo sviluppo.

All'inizio RnySmile stava utilizzando un altro client BitTorrent sviluppato in python, poi però si è chiesto perchè gli sviluppatori non usassero la cache del disco per la lettura /scrittura. In seguito ha sviluppato un client chiamato simpleBT, che utilizzava la cache del disco e poteva scaricare torrent multipli. Da lì poi si è passati, con altre funzionalità a BitComet. Poi però sono cominciate a comparire in giro voci negative, soprattutto fra i popoli in lingua inglese, ad esempio che BitComet non rispettava la dicitura “privato” posta sui Torrent di molti tracker privati. Per questo il client BitComet fu anche escluso dai più grandi siti BitTorrent.

ndubbiamente all'inizio furono fatti errori, come dice lo stesso RnySmile ma molte altre false accuse non poterono essere confutate per problemi linguistici. Lo stesso Robb Topolski, un esperto di networking e del protocollo BitTorrent, con oltre 25 anni di esperienza, dice che BitComet è un client con alcune caratteristiche vantaggiose, anche se non è il più adatto per una semina iniziale, alcune sue funzionalità sono confuse ed attuate in modo inadeguato ma non sono dannose per uno sciame BitTorrent.

Ora fra le caratteristiche di BitComet, che è sempre più simile agli altri client, vi è la funzione VIP-downloading che permette di scaricare torrent che sono accelerati dai server di BitComet.

Un'altra caratteristica unica di BitComet, è quella, che gli sviluppatori chiamano, semina a lungo termine (LT-seeding) con la quale funzione, l'utente può decidere di continuare a condividere il file con altri LT-seeders, quando il suo download è fermo. Insomma, un client ancora estremamente vivo, in evoluzione, presto avrà nuove funzionalità riguardanti l'anonimato e da guardare con maggior rispetto.

RIAA: Canada e Spagna, paradisi per i pirati

Le major dovrebbero essere contente che il Congresso Spagnolo, nonostante la feroce opposizione popolare ed anche di alcuni esponenti dell'Accademia del Cinema, come abbiamo scritto qui, abbia approvato una legge anti-pirateria che prevede la chiusura per i siti con materiale coperto dal copyright. Invece, secondo la RIAA e la International Intellectual Property Alliance (IIPA), questo è solo il primo passo. Infatti nella lista nera che la RIAA ha rilasciato come consulenza per la Camera di Commercio USA, in cui sono elencati i paesi più pericolosi riguardo alla violazione di materiali statunitensi coperti dal copyright, ai primi posti c'è la Spagna, insieme al Canada, la Russia e la Cina. Tale consulenza della RIAA dovrebbe essere utilizzata dal USTR, per compilare il suo “Special Report 301”. 

La RIAA dice che la Spagna, nonostante l'approvazione della legge Sindhe, ha avuto sempre leggi favorevoli alla pirateria ad esempio con la depenalizzazione de facto dei colpevoli nei casi di download illegale di contenuti distribuiti via P2P. Un altro aspetto per cui la Spagna preoccupa è lo scarso intervento degli ISP e quindi l'impossibilità di individuare e segnalare violazioni del copyright.

Invece il Canada è un probabile candidato nella lista dei paesi più favorevoli al download illegale e quindi più pericolosi per le imprese americane, in quanto il governo canadese non ha ancora modernizzato le proprie leggi sul copyright. Inoltre il Canada ospita alcuni fra i più popolari siti di download illegale al mondo, sia BitTorrent che di streaming.

Chissà, se i suggerimenti della RIAA verranno accolti in pieno dall' Office of the US Trade Representative e quindi ancora una volta Canada e Spagna si troveranno fra i primi dieci paesi più pericolosi per il commercio USA.

Spagna: Congresso approva la legge anti-pirateria

Il congresso dei deputati spagnolo, qualche giorno fa ha approvato con i voti di PP, PSOE e CiU la legge denominata “Sustainable Economy Act” che include alcune norme anti-pirateria, meglio conosciute come legge Sindhi, che già il congresso aveva scartato ma che poi il senato ha riproposto, con lievi modifiche. La legge è passata con 323 voti a favore, diciannove contrari ed una astensione.

Questo voto finale del Congresso è stato accompagnato da numerose proteste fra cui quella del presidente uscente dell'Accademia del Cinema,Álex de la Iglesia che ha dichiarato, durante la cerimonia di consegna dei premi Goya che internet rappresenta il futuro per il cinema e non bisogna avere paura.

Fra tutte le serie di norme approvate, ci sono misure che prevedono il congelamento e la chiusura ( fino a 10 giorni) per i siti che offrono materiale coperto dal copyright.

Inoltre viene introdotto dalla legge la necessità della figura del giudice, sia per dare l'autorizzazione necessaria per identificare i proprietari dei siti web sia per decidere il blocco o la chiusura dei siti medesimi.

giovedì 17 febbraio 2011

Altro giudice annulla casi contro centinaia di utenti BitTorrent

Ormai sembra proprio che le grandi citazioni di massa, contro gli utenti BitTorrent, presunti violatori del copyright e largamente usate nel 2010, soprattutto dai produttori di film porno, vengano sempre più spesso rigettate dai giudici. Lo scorso anno la Larry Flynt Publications aveva citato migliaia di utenti BitTorrent, in quanto accusati di aver condiviso una copia illegale del loro film, "This Ain't Avatar XXX".

 Il procedimento, come riportato, aveva subito un arresto lo scorso dicembre in seguito al fatto che l'ISP Time Warner Cable si era rifiutato di consegnare i dati dietro gli indirizzi IP, anche perchè ciò avrebbe richiesto più personale e costi aggiuntivi per l'ISP. Ora, però, sembrerebbe, che vari giudici abbiano annullato la citazione in quanto gli imputati erano coinvolti in modo improprio.

Ad esempio, Royal Furgeson, giudice distrettuale per il distretto del nord del Texas ha detto che nella denuncia del ricorrente non vi sono prove che gli imputati siano in alcun modo in relazione tra loro , o di aver agito in concerto per presunte infrazioni. 

Questo vuol dire che se i produttori di film pornografici vorranno continuare ad agire contro i 6000 imputati lo dovranno fare, citandoli uno per uno, individualmente.Praticamente, dovrebbero cessare quasi sicuramente le maxi citazioni, in cui con pochissima spesa, i legali potevano ottenere i dati dei presunti imputati dagli ISP e potevano mandare lettere con richieste di denaro per risolvere la vicenda al di fuori del tribunale. Mentre invece, citare ogni persona separatamente nei vari tribunali locali, pagare le tasse di deposito, addurre prove, sarebbe già costoso farlo per uno o due casi, pensiamo quanto costerebbe farlo per 6000. 


Governo USA blocca il dominio di 84.000 siti web

L' ICE Cyber Crimen Center ha di nuovo bloccato i domini di molti siti, legati all'operazione “Save our children” ma sembrerebbe che anche questa volta, abbia fatto errori e molti proprietari hanno trovato sui loro siti un avviso preoccupante nel quale era scritto, “ il possesso di pornografia infantile, la pubblicità, la diffusione, la distribuzione ecc, costituiscono reati federali che possono essere puniti con pene fino a 30 anni di prigione e con multe fino a 25.000 dollari e con la confisca del materiale incriminato “.

 Ancora una volta le forze governative, hanno ottenuto un ordine di sequestro da un giudice e con quello hanno agito sul register dei domini, per far puntare i siti incriminati ad un server che ospita l'avviso di cui abbiamo parlato sopra. 

Stranamente, però fra i siti con il dominio bloccato risulta anche mooo.com, che appartiene al provider DNS di FreeDNS. Inoltre, il blocco del popolare dominio condiviso Freedns.afraid.org ha portato al blocco di 84.000 sotto-domini ad esso collegati.

 Il proprietario di FreeDNS ha detto che sta cercando di risolvere la questione, sicuramente dovuta ad un errore il più rapidamente possibile.

 La maggior parte dei sottodomini in questione sono siti personali e siti di piccole imprese. Non è molto chiaro come si sia potuto verificare un simile errore che umilia tante persone innocenti ma le forze governative sembrano essere soddisfatte dei loro sforzi ed hanno emanato un comunicato dicendo che si sono bloccati dieci domini coinvolti nella pornografia infantile. 

Essi hanno detto che ogni anno molti bambini sono oggetto di abusi sessuali e che questi video ed immagini finiscono sul web, quindi il DHT è impegnato nel chiudere i siti web che promuovono la pornografia infantile, per proteggere questi bambini da ulteriori atti contro di essi. 

Sicuramente ottima cosa, appunto però, per i siti che non c'entrano niente e che rappresentano piccole aziende, l'accusa è ancora più infamante e potrebbe provocare perdita massiva dei clienti. Spesso con questi sequestri dei domini ci sono stati errori ma sembra che le forze governative non si preoccupino molto dei siti che possono essere rovinati dai loro sbagli.

Etichette discografiche contro Isohunt

Sicuramente un brutto periodo per Isohunt, in quanto in base all'ingiunzione permanente contro di lui, sarebbe costretto a chiudere l'accesso al suo sito da parte dei visitatori statunitensi, anche se si è appellato contro la sentenza ed ora è stato denunciato da 26 etichette discografiche per la violazione massiccia del copyright che permetterebbe il suo sito canadese. 

Fra le etichette che hanno sporto denuncia contro Isohunt ed i siti associati, Podtropolis eTorrentBox anche le “Big Four” ossia Warner, Universal, Sony ed Emy. Nella denuncia viene espressamente detto che i gli imputati attivamente incoraggiano, promuovono, autorizzano, aiutano la violazione del copyright, traendone lucro. Le etichette, quindi vogliono che l'attività di Fung venga fatta terminare e chiedono 4 milioni di dollari a compenso dei danni subiti con la violazione massiccia del copyright dei brani di cui essi detengono il copyright.

Gary Fung, raggiunto da Torrent Freak per un commento, ha detto che il procedimento è simile a quello che lo vede opposto alla MPAA che ha chiesto contro di lui l'ingiunzione permanente negli USA e che lotterà contro le etichette con lo stesso vigore.

mercoledì 9 febbraio 2011

BitTorrent introduce app "remote" per Android

Finora sui telefonini l'uso della tecnologia BitTorrent era sicuramente limitato dalla banda a disposizione ma ora un app BitTorrent per Android, presentata anche al CES 2011, potrebbe cambiare tutto.

Bisogna prima istallare il nuovo BitTorrent 3 alfa e poi si può scaricare l'applicazione per Android, che è anche la prima app BitTorrent presente nell'Android Marketplace. 

Questa funziona come un telecomando per tener d'occhio i download mentre si è in ufficio oppure in strada. Con questa applicazione è appunto possibile controllare lo stato del download direttamente dallo smartphone. Si potrà inoltre, aggiungere o rimuovere download uTorrent e trasferire, salvare e riprodurre sullo smartphone qualsiasi download completato sul PC. 

Indubbiamente i responsabili BitTorrent vogliono che i loro utenti provino l'app e dicano nei forum cosa ne pensano. Intanto stanno anche progettando un client BitTorrent specifico per Android. 

USA: citati quasi 100.000 utenti P2P nell'ultimo anno

Negli ultimi dodici mesi sarebbero stati citati in totale 99.924 utenti P2P e soprattutto negli ultimo anno, l'industria del porno sembra aver trovato un filone quanto mai redditizio.

Come sappiamo infatti, risalendo all'indirizzo IP, di coloro i quali sono accusati di aver condiviso materiale illegale, costringono, tramite citazione del tribunale gli ISP a rivelare i dati corrispondenti agli indirizzi IP e poi cominciano ad inviare lettere agli utenti, presunti colpevoli, chiedendo da poche centinaia di dollari fino a più di 1000 per risolvere e chiudere la vicenda, minacciando, nel caso che essi decidessero di non pagare di portare il caso in tribunale. 

Chiaramente, soprattutto molti utenti che hanno condiviso materiale pornografico, preferiscono pagare, piuttosto che vedere tutta la vicenda resa pubblica e quindi resa nota anche ad amici e parenti o colleghi di lavoro. Un utente ha fatto una ricerca ed ha trovato che dall'8 gennaio 2010, fino al 21 gennaio 2011 sono stati aperti 80 procedimenti del genere, di cui 70 ancora attivi e con 70.914 imputati che ancora rischiano. Si tratta per la maggior parte di utenti di BitTorrent e di alcuni che usano ed2k.
Comunque questi procedimenti hanno spesso suscitato l'opposizione di gruppi a difesa dei diritti civili degli utenti di internet, fin da quando il Copyright Group citò oltre 5000 utenti BitTorrent, colpevoli, a suo avviso di aver condiviso illegalmente il film che l'anno scorso vinse il premio Oscar, The hurt locker.
Secondo l'EFF, i proprietari dei diritti d'autore hanno tutte le ragioni di usare la legge in caso di violazione degli stessi ma non è giusto utilizzare tattiche di dubbia legalità per farlo e per questo chiedono ai giudici di tutelare gli utenti, invece di lasciare in mano a queste tattiche quasi di strozzinaggio, la possibilità di arricchirsi alle loro spalle. Del resto il conto è presto fatto se ognuno dei 100.000 imputati versasse 1000 dollari ci sarebbero guadagni dell'ordine di svariati milioni per gli avvocati e per i proprietari dei diritti.  

sabato 29 gennaio 2011

Industria del porno: come trasformare i pirati in clienti

Il produttore porno- gay, Corbin Fisher ha adottato nei confronti degli anonimi di cui ha gli gli indirizzi IP e colpevoli di aver scaricato illegalmente file di sua proprietà una strana tattica, essi avranno un periodo di amnistia di 14 giorni, durante i quali potranno contattare Corbin Fisher con una email ed accettare di pagare 1000 dollari, in tal modo eviteranno la citazione in tribunale e potranno godere di un contratto di un anno al sito di Corbin Fisher.

In effetti si tratta di uno strano approccio e non si capisce esattamente se la cosa possa essere considerata una specie di amnistia od un'estorsione. Secondo Marc Randazzo,l'avvocato, Corbin Fisher avrebbe assunto un'investigatore, che avrebbe individuato gli indirizzi IP di persone che avrebbero scaricato pesantemente contribuendo in modo decisivo alle perdite e non gli IP di downloader occasionali. 

Comunque Corbin Fischer porta come esempio l'azione contro un seeder BitTorrent al quale ha richiesto 250.000 dollari di danno e dice che la cifra di 1000 dollari non è alta, in quanto essi hanno anche un anno gratis mentre dovrebbero pagare anche per gli anni precedenti, nei quali hanno abusivamente utilizzato il servizio.

La MPAA manda offline una dozzina di siti Torrent

Già nel passato si era creato un accordo fra la MPAA e l'associazione antipirateria Brein ed ora sembrerebbe che la collaborazione fra le due associazioni abbia portato alla chiusura di dodici siti Torrent in USA e 39 siti all'estero, dei quali non si conosce il nome.

 Del resto, agendo sempre presso le varie società di hosting, la Brein è riuscita a far oscurare oltre 1000 siti nei Paesi Bassi ed adesso la MPAA vuol fare altrettanto in America. Tim Kuik di Brein che ha annunciato con soddisfazione la notizia, ha spiegato anche perchè non vuol dare pubblicità ai nomi dei siti chiusi, cosa che spingerebbe poi gli utenti a cercarli sotto altri domini, invece di cercare alternative legali. La MPAA, invece non ha rilasciato alcun commento. 

sabato 22 gennaio 2011

Divieto di fornire pubblicità a sito con ebook pirata

Due case editrici,  la Elsevier e John Wiley & Sons non hanno fatto causa, chiedendo direttamente la chiusura di Pharmatext.org, un sito che offre ebook pirata, bensì contro Clicksor e le reti di pubblicità Chitika e contro il fornitore di domini Enom di Whois Privacy Protection Service. Il giudice della Corte distrettuale del Massachusetts Richard Stearns ha ora emesso una ingiunzione preliminare che ordina a Whois Privacy Protection Service di rivelare l'identità del proprietario Pharmatext, ed anche i conti bancari. 

Inoltre il fornitore di domini si deve assicurare che il sito sia cancellato ed il dominio non possa essere trasferito. Questo sembrerebbe essere il primo caso in cui vengono coinvolte le industrie publicitarie, sicuramente per togliere tutti i fondi al sito che si vuole colpire. Infatti, queste industrie debbono immediatamente sospendere ogni tipo di rapporto o pagamento con il sito incriminato e non dovranno stringere con esso altre relazioni in futuro. Molto probabilmente si vedrà ancora usare questi sistemi in futuro, sempre contro altri siti Torrent, in quanto agendo sul dominio e sulle entrate, i proprietari dei contenuti sono più sicuri che il sito incriminato non tornerà on line. 

Megaupload bloccato da Orange?

Siti come Megaupload e Rapidshare sono, ormai, sulla lista nera di RIAA e MPAA e mentre Rapidshare ha attaccato queste accuse dicendo che si tratta di diffamazione, Megaupload ha risposto alle minacce delle associazione anti-pirateria, dicendo che il fatto che il sito faciliti la violazione del copyright sono accuse grottesche ed esagerate. Nel frattempo, però, in Francia Megaupload ha denunciato il fatto di essere stato bloccato o rallentato da Orange, presumibilmente, sempre secondo i responsabili di Megaupload, per scoraggiare le persone ad utilizzare il suo servizio. 

L'ISP ha però, negato tutte le accuse. Megaupload ha anche consigliato i suoi utenti di lasciare Orange e rivolgersi ad un altro ISP. Orange ha detto di seguire le regole della neutralità della rete e che la colpa è della vecchia infrastruttura utilizzata da Megaupload e che anche utenti di altri ISP francesi hanno avuto gli stessi problemi con MegaVideo/Megaupload e che il sito deve cercare un equilibrio fra qualità e prestazioni economiche. Insomma è difficile capire chi abbia ragione, però è chiaro che gli utenti che in Francia si sono rivolti in massa sui siti cyberlocker non monitorati da Hadopi si ritrovano ora con altri problemi. 

mercoledì 29 dicembre 2010

La Time Warner Cable si oppone a rivelare gli ip dei porno-pirati

Già sappiamo che anche nelle citazioni di massa contro i presunti colpevoli dei download illegali dei vari film indipendenti, tutelati dal Copyright Group, la Time Warner Cable, aveva ottenuto dal giudice, il permesso di consegnare i dati di pochi IP al mese, questo per non dover assumere più persone per svolgere il lavoro. Ora, di nuovo la Time Warner Cable si è rifiutata di consegnare ai legali della Larry Flynt Publishing (LFP),che gestisce un impero nell'editoria per adulti, fra cui la rivista Hustler, i nomi corrispondenti agli IP dei 40000 citati per aver scaricato illegalmente "This Ain't Avatar XXX".

La TWC avrebbe riferito al legale di Flynt, Stone che poteva garantire i dati di solo 10 utenti al mese fra quelli citati. Secondo il legale è un numero realmente insufficiente ma la LFP non è d'accordo con tale valutazione e non vuole sfidare la TWC, che è uno dei suoi partner commerciali. Sembrerebbe comunque che queste cause in cui sono citate moltissime persone, comincino ad essere ostacolate o dagli ISP o dai giudici.

 Come sappiamo il giudice Collyer ha costretto il copyright group a rifare la lista delle persone che intendeva citare, mettendo solo quelle di cui aveva i dati e che potevano rientrare nella giurisdizione della corte di Washington D.C. Anche Ken Ford che aveva nel complesso citato 22.000 persone seguendo l'esempio del Copyright Group, sempre legate a violazioni nei film per adulti, ha avuto imposto un notevole stop dal giudice John Preston Bailey che ha bloccato tutte le citazioni tranne una dicendo che per ogni caso debbono essere pagati 350 dollari di tassa ed in ogni caso debbono prima essere depositati i dati che dimostrino che gli imputati risiedono in West Virginia e quindi i loro casi sono di competenza della corte. Già per poter far ciò senza intervenire contro tutti i 22.000 citati, le ditte legate al porno che hanno intentato il procedimento avrebbero dovuto pagare oltre 7,7 milioni di dollari in spese giudiziarie.

Secondo, però l'avvocato Stone a lui non succederà niente del genere, in quanto le sue citazioni sono fatte meglio di quelle del Copyright Group, in parte copiate da Ken Ford, che non presentavano abbastanza prove per dimostrare come gli imputati fossero collegati. Stone infatti, nei documenti presentati alla corte avrebbe meglio spiegato come gli imputati si aiutassero ad ottenere la stessa copia del film, ossia condividessero lo stesso Torrent. Senza la filosofia dello sciame, BitTorrent non sarebbe quello che è e secondo Stone, questo dovrebbe dimostrare inconfutabilmente il motivo della citazione di tante persone insieme. Vedremo, poi, se il tribunale ed i giudici gli daranno ragione. 

lunedì 27 dicembre 2010

Avatar, il film più scaricato del 2010

Come al solito a fine anno, Torrent Freak, propone la lista dei film più scaricati del 2010, e possiamo trovare al primo posto Avatar, invece sono presenti film che hanno avuto scarso successo ai botteghini e mancano film con successo di pubblico tipo Toy Story 3 ed Alice nel paese delle meraviglie.

Avatar aveva già avuto un grande successo d'incassi e con 16.580.000 download, solo su BitTorrent, Avatar è sicuramente il film più piratato dell'anno. Finora non si erano mai visti tanti download di un film, in un solo anno. Il vincitore dello scorso anno, Star Trek, aveva avuto 10.960.000, un numero ben inferiore a quelli di Avatar. Un altro titolo presente nei primi dieci è “The hurt locker” che però ha iniziato ad essere parecchio scaricato dopo che ha vinto sei Oscar, anche se, come abbiamo più volte scritto, oltre 5000 persone sono state citate dal Copyright Group, per avere condiviso il film illegalmente. Come detto, sono assenti dall'elenco, film con incassi importanti come Toy Story 3 e sono, invece, presenti film come Kick-Ass e Green Zone, che hanno avuto incassi modesti ai botteghini.

Riportiamo, sotto l'elenco dei film

1 Avatar                 downloads 16.580.000
2 Kick-Ass              downloads 11.400.000
3 Inception             downloads 9.720.000
4 Shutter Island      downloads 9.490.000
5 Iron Man 2           downloads 8.810.000
6 Scontro di Titani   downloads 8.040.000
7 Zona Verde          downloads 7.730.000
8 Sherlock Holmes   downloads 7.160.000
9 The Hurt Locker    downloads 6.850.000
10 Salt                  downloads 6.700.000

I dati come ogni anno sono stati raccolti da Torrent Freak da varie fonti, comprese le relazioni di migliaia di siti BitTorrent.

What.cd raggiunge il suo milionesimo Torrent

What.cd fondata nel 2007, nel periodo in cui è stato chiuso Oink, ha da poco, avuto l'upload del suo milionesimo Torrent. All'inizio parecchi degli utenti di Oink migrarono a What.cd, il tracker privato che oggi ha quattro volte i brani contenuti da Oink quando era al suo apice.
Secondo i responsabili, gli utenti di What.cd non sono pirati occasionali ma fanatici della musica che pensano realmente ad essa come forma d' arte e quindi sono interessati dalla qualità, non a scaricare i top brani del momento. Sempre secondo i responsabili del sito, per questi audiofili non ci sono negozi di download legale che offrono la stessa qualità del materiale presente su What.cd ed i dischi sono proibitivi per i prezzi per costruire una collezione sufficientemente ampia, così confluiscono nel sito formando la spina dorsale della comunità. 

Ovviamente il sito ha avuto, per la sua attività, problemi di copyright, in un primo momento ha dovuto cambiare hosting, poi l'IFPI è intervenuta riguardo al sistema di donazioni del sito. I responsabili, però che hanno, da poco, lanciato un loro software tracker, chiamato Ocelot che è aperto anche ad altri amministratori che debbono gestiresiti di grandi dimensioni, con utenti che scaricano contenuti, hanno tutta l'intenzione di restare on line, perchè hanno lavorato tanto per raggiungere questo traguardo e vorrebbero che oltre per gli audiofili di lingua inglese, il sito fosse un punto d'incontro per tutti gli amanti della musica del mondo.

ACS Law: altri 27 casi messi in discussione dal giudice

Avevamo parlato di come il giudice Birss, che sembra molto competente in materia, avesse respinto 8 casi, nel corso dei quali i legali dell'ACS law volevano la condanna in contumacia dei presunti colpevoli di violazione del copyright, per vari errori presenti nella richiesta ma soprattutto, in quanto fungeva da parte lesa l'azienda Media CAT che è una società di facciata, dietro alla quale si nascondono varie industrie creative, che non vogliono comparire pubblicamente.

 In tal modo si dava vita ad una speculazione compensativa, sulla quale il giudice Birss vuole, invece, vederci chiaro e nel momento che è stato chiamato a deliberare sul caso del signor Billington, in cui erano presenti errori, ha deciso, in base all'articolo CPR Parte 3 regola 3.3 (1), di convocare tutti i casi collegati alla società Media CAT il 17 gennaio, che in teoria, per gli stessi motivi già specificati per gli 8 esaminati, potrebbero essere tutti respinti. Se ciò dovesse accadere, questo potrebbe essere un punto fondamentale per quello che riguarda la così chiamata 'fatturazione speculativa' nel Regno Unito.

Inoltre l'ACS Law non potrà più difendere i diritti di Media CAT e sembra che anche Digi Protect gli abbia tolto il mandato, quindi dato la fama che lo studio legale si è fatta, bisognerà vedere quale industria creativa gli affiderà i suoi casi in futuro. Ugualmente lo studio Gallant MacMillan , non rappresenterà più Ministry of Sound, sicuramente anche quella una vicenda in cui l'etichetta ha ricavato molta pubblicità negativa. Oltretutto, come abbiamo visto anche nel precedente articolo, le citazioni di questi legali, ad esempio quelli dell'ACS law sono piene di errori.

Nel caso inoltre del signor Billington, che ha scritto al tribunale, è stato anche sbagliato il nome, perchè all'indirizzo dove gli avvocati dell'ACS law hanno inviato la lettera non esiste alcun Allan solo Aaron, ovvio che magari l'errore del nome potrebbe essere banale ma si pensi se lo stesso errore può essere fatto ad esempio su un indirizzo IP. La cosa importante ora è che il giudice informa tutti e 27 gli individui dell 'udienza di gennaio e dà ad essi la possibilità di rispondere ed è assolutamente cruciale, che essi lo facciano.

Non passa in Spagna l'emendamento contro i siti P2P

La camera dei rappresentanti spagnola ha votato contro l'emendamento proposto dal ministro della cultura Ángeles González-Sinde, che prevedeva per i siti con link a contenuti protetti dal copyright,di essere messi offline, senza intervento del giudice. L'emendamento che faceva parte della legge per il sostegno dell'economia, aveva suscitato, fin dalla sua prima formulazioni, feroci proteste popolari.


Finora, infatti i tribunali spagnoli, in vari procedimenti avevano sostenuto che i siti P2P con link a materiale coperto dal copyright e che agivano senza fini di lucro, erano legali in Spagna. Le major americane, per le quali la Spagna rappresenta uno dei principali paesi dove la pirateria dilaga avevano cercato di influenzare il governo spagnolo, affinchè agisse contro il download dei file illegali.


L'associazione degli utenti di internet che si era creata contro l'emendamento ha scritto, saputa la notizia che la volontà del popolo ha messo fine alle pressioni imposte da lobbisti, ambasciate e governi stranieri, sui loro rappresentanti presenti al governo. Invece i rappresentanti delle industrie creative, hanno espresso il loro disappunto ad esempio il presidente dell'associazione anti-pirateria Promusicae ha deplorato la decisione del governo ed ha detto che l'industria creativa è lasciata morire mentre i “ladri” file-sharer hanno ottenuto protezione. Tutte queste persone ora chiedono le dimissioni del ministro della cultura che non è riuscita a far passare l'emendamento.

Carl Lundström, fa appello alla Corte Suprema

Sappiamo che anche l'appello contro il team di Pirate Bay e Carl Lundström, è finito con una condanna a periodi di reclusione e a risarcimenti dell'ordine di milioni di dollari. 

Ora Carl Lundström, tramite i suoi legali, fa ricorso alla corte suprema, in quanto non viene accettata la sentenza della Corte di Appello. E' molto probabile che anche gli altri del team, Peter Sunde e Fredrik Neij, seguiranno il suo esempio. Carl Lundström che è l'erede milionario di Wasabröd, fornì computer, larghezza di banda e server per The Pirate Bay, all'inizio della sua attività, attraverso la sua società Rix Telecom.

I motivi presentati nel ricorso, per opporsi alla sentenza dell'appello, sono molteplici. Prima di tutto perchè Pirate Bay dovrebbe essere considerato colpevole delle infrazioni imputategli, quando altri servizi, ad esempio Google svolgono la medesima attività. Poi secondo Carl Lundström, il procuratore non è riuscito a dimostrare che egli ha agito di concerto con gli altri del team, nei confronti dei reati imputabili a Pirate Bay. Inoltre la corte d'appello avrebbe concluso che egli fornì computer e servizi gratuitamente a Pirate Bay e non c'è stato nessun accordo del genere. Soprattutto, però Carl Lundström,insiste che egli si può considerare un ISP per i servizi forniti a Pirate Bay e non è mai successo che un ISP, sia stato ritenuto responsabile di quanto veicolato dai suoi clienti o condannato a pagare simili risarcimenti.

Come sappiamo, invece il processo contro Gottfrid Svartholm non si è ancora svolto a causa di una malattia dell'imputato, vedremo cosa a questo punto, deciderà la corte suprema per Carl Lundström, che tende però a separare nettamente il suo operato dagli altri del team.

Utorrent: problema con barra degli strumenti Conduit

La BitTorrent ha firmato un accordo con una società la Conduit per offrire con l'istallazione dell'ultima versione di uTorrent, la 2.2, la nuova toolbar. Ma sembra che molti utenti abbiano avuto, vari problemi, ad esempio non sarebbe apparsa la notifica che chiedeva se si volesse istallarla o meno, in alcuni casi, in altri, invece, pur avendo cliccato sull'opzione, la toolbar veniva istallata lo stesso.

Molti utenti, piuttosto inquieti, si sono rivolti a forum lamentando il problema che in un primo momento la BitTorrent ha negato, poi ha detto che poteva essere un bug che si sarebbe verificato in pochissimi casi, perchè essi avevano più volte provato e non avevano avuto problemi e che in ogni caso la toolbar si può disistallare tranquillamente dalle applicazioni Windows. Morris della BitTorrent ha detto che essi sono dispiaciuti e che l'offerta è nata per essere realmente facoltativa e che se si deselezionano tutte e tre le caselle la toolbar non si dovrebbe istallare, in ogni caso indagheranno se ci potesse essere un bug nell'aggiornamento. 

Del resto per la BitTorrent questo rappresenta un flusso d'entrate costante e mentre prima offriva la toolbar Ask ora è passato a Conduit, quindi non ha nessuna intenzione di scontentare gli utenti od il cliente, preferisce che la questione si risolva nel più breve tempo possibile.