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giovedì 2 settembre 2010

Il codice del PS jailbreak disponibile on line

Come sappiamo i tribunali australiani hanno bloccato la vendita della chiavetta usb, PS jailbreak,ma ora il codice alla base del progetto come riferisce Ars technica è disponibile on line .



E' sufficiente il codice, la PS3 ed un microcontrollore USB. Sony ha ora poche opzioni per arrestare la sua diffusione anche sembrerebbe che nel codice che gira sia stata disattivata la possibilità di eseguire i giochi copiati . In effetti era estremamente difficile che tale sistema potesse vendersi legalmente ma c'era molta gente, ad esempio coloro che si arricchiscono vendendo dischi contraffatti che avevano tutto l'interesse che il codice girasse liberamente on line. In ogni caso è meglio non provare, sia perchè è contro la legge, sia perchè si potrebbe danneggiare irrevocabilmente il dispositivo.

lunedì 23 agosto 2010

L'espansione industriale tedesca legata alla mancanza di leggi sul copy-right?

In uno stupendo articolo, Ars Tecnica  riporta quanto pubblicato dallo Spiegel online, ossia l'ipotesi di un storico economista tedesco, Eckhard Höffner, secondo il quale alla base dell'espansione industriale della Germania ci sarebbe stata l'assoluta mancanza di leggi del diritto d'autore nei secoli XIII e XIX, che avrebbe diffuso l conoscenze tali da portare la Germania ai massimi livelli, verso la metà e la fine del secolo XIX.



Secondo il parere dell'economista intorno al 1830 c'erano oltre 14.000 pubblicazioni in Germania, soprattutto effettuate da piccole case editrici che non avevano paura d'infrangere le leggi sul diritto d'autore. Quindi moltissime persone, in quei tempi che non potevano comprare i libri, perchè troppo costosi, hanno messo insieme, una piccola biblioteca di ristampe.


Nel contempo in Gran Bretagna venivano rilasciati, mille libri l'anno che, soggetti alle leggi sul diritto d'autore non potevano essere diffusi, e secondo l'economista tutta la nazione ha subito di questa situazione.


C'è però da dire che il discorso è in parte semplicistico e legato ad una guerra Inghilterra-Regno Unito, che indubbiamente ha perso il vantaggio offertogli dal periodo dell'espansione coloniale.


Infatti ad esempio basta guardare il PIL dell'Australia la cui politica editoriale era strettamente legata a quella della Gran Bretagna per accorgersi che ci sono delle carenze, in questo ragionamemto. Lo stesso discorso lo potremmo fare per il Canada, con un PIL ancora più impressionante e che si è è conformato alle leggi sul copy-right inglese fin dal 1920. Inoltre lo stesso discorso lo potremmo fare, ancora, in Europa, per Danimarca e Finlandia dove da lungo tempo ci sono leggi riguardanti il copy-right.


Quindi bisogna in effetti chiedersi quanto in realtà il Regno Unito abbia sofferto per le sue leggi sul copy-right, certo è stato surclassato, per quello che riguarda la crescita economica da Germania e Stati Uniti, ma stiamo ancora parlando del paese della grande letteratura , tipo Charles Dickens, John Stewart Mill, Jane Austen, Lewis Carroll, e Arthur Conan Doyle. 


Senza poi ricordare tutte le scoperte scientifiche nate qui, ad esempio la natura dell'elettrone, le leggi sull'evoluzione, le leggi elettromagnetiche, la spiegazione del sistema nervoso e l'elenco è molto, molto lungo.


Quindi in sintesi, una teoria interessante, ma non confermata dai fatti e che però fa nascere interrogativi: le leggi sul copy-right possono aver scoraggiato nei secoli, la diffusione delle conoscenze e quindi aver inciso sulla produttività e in che misura ?


Ci sarà comunque sempre, anche oggi, dico io chi scriverà e s'informerà per sete di conoscenza, senza fini di lucro, perchè ciò è insito nella natura umana, google adsense favorevole o contrario, perchè alla fine non si potrà fermare, come non si può bloccare un fiume in piena, la voglia di conoscenza e il desiderio di condividere la stessa.

venerdì 6 agosto 2010

Australia: cambia l'umore dei giudici nei confronti di iinet

Siamo ormai al quarto giorno del processo d'appello AFACT contro iinet e sembra che le sorti dell'ISP siano più a rischio, in quanto comincia a riscuotere la simpatia dei giudici l'idea che i provider possano dover disconnettere i pirati seriali, quindi cadrebbe in tal modo parte della difesa di iinet che ha sempre sostenuto di aver fatto tutto ciò che le leggi correnti, gli permettevano di svolgere, per evitare i download illegali.



Due giudici avrebbero, infatti, messo in discussione il ragionamento del giudice Cowdroy, il quale, nel primo processo, disse che scollegare gli utenti era irragionevole, in quanto non era stato dimostrato in maniera chiara che gli account degli abbonati fossero utilizzati essenzialmente, od in maniera significativa, per violare il copy-right. Secondo il giudice Emmett potrebbe essere giustificata una disconnessione dopo che l'utente abbia ricevuto più avvisi, in tal caso non ha importanza se utilizza l'account anche per pratiche legali, la recidività nel violare il copy-right, potrebbe giustificare la sua disconnessione.


L'avvocato di iinet ha, inoltre, insistito che l'ISP ha stretto rapporti di collaborazione con aziende distributrici di contenuti legali, cosa molto più utile, a loro avviso, rispetto alla disconnessione degli utenti recidivi per educare gli internauti e spingerli a non usare contenuti illegali.


Invece AFACT, attraverso questo appello, vuole anche andare oltre, facendo sì che venga riconosciuta la responsabilità degli intestatari del'account anche se non sono loro materialmente a commettere l'infrazione.


I giudici pensano anche, però, che l'appello forse non potrà risolvere la controversia fra ISP e detentori del copy-right, perchè se iinet riesce a dimostrare che le major non hanno sufficientemente chiarito quali erano i successivi passi da adottare, dopo che i detentori dei diritti d'autore avevano avvisato gli ISP della violazione, è possibile che il caso ritorni alla corte dopo che gli ISP ricevano e magari non rispettino, avvisi più chiari.


Qualunque tipo di accordo, ormai pare chiaro è da avere tramite una mediazione tra ISP e major, fuori dai tribunali.


Vediamo, in seguito comunque cos'altro verrà messo a fuoco in quest'appello.

martedì 3 agosto 2010

Afact contro iinet: comincia l'appello

Abbiamo spesso parlato del processo che ha visto contrapposti l'associazione anti-pirateria AFACT e l'isp iinet, colpevole secondo l'associazione di non aver bloccato i download illegali praticati dai suoi utenti, tramite BitTorrent.



A febbraio uscì la sentenza che discolpò l'ISP iinet da ogni accusa, in quanto, in base alle legge correnti australiane, egli non era responsabile del download illegale effettuato dai propri utenti.


Ma l'associazione AFACT non ha accettato il giudizio del giudice Cowdroy ed è ricorsa in appello, anche se non sembra che abbia molte più frecce al suo arco. L'accusa insiste sul fatto che, l'isp iinet, pur sapendo che molti dei suoi utenti utilizzavano la sua banda per violare il copy-right, non ha fatto nulla per impedirlo, ad esempio non ha inviato lettere d'avviso, non ha bloccato con filtri il traffico BitTorrent, non ha disconnesso gli utenti recidivi.


I legali di AFACT citano, ad esempio, il caso di un utente RC 08 che aveva caricato oltre 40 opere illegali fra il 2008 ed il 2009, superando il suo limite di traffico mensile ed iinet avrebbe consigliato all'utente di aggiornare il suo contratto, per potere così svolgere meglio ciò che amava fare.


Inoltre, sempre i legali di AFACT, sostengono che mentre l'ISP ha preso misure per evitare lo spam non ha fatto, invece, nulla per contrastare il file-sharing.


Praticamente si insiste anche nell'appello sui punti già discussi nel precedente processo ma giustamente Michael Malone di iinet a suo tempo, disse che  con questo appello non sarebbe stata bloccata la pirateria, anche nel caso, molto improbabile, che AFACT lo vincesse.

domenica 25 luglio 2010

Solo lo 0,3% dei file su BitTorrent è legale?

Secondo una nuova ricerca effettuata dall' Internet Commerce Security Laboratory dell'università di Ballarat in Australia scandagliando 23 tracker, l'89% dei file inclusi nel campione violava il copy-right mentre l'11% era ambigua e solo lo 0,3% era legale.



Su un campione di 1000 Torrent, scelti fra quelli che avevano più seed, 3 erano legali, 890 avevano origine illegale, 16 erano di origine ambigua e 91 pornografici.


Inoltre le categorie più condivise erano quelle di film, musica e show televisivi e fra queste categorie non c'era alcun file legale.


I ricercatori hanno detto che, anche riconoscendo come legali i 16 file ambigui, la percentuale dei file illegali nel campione era sempre del 97,9%.


I ricercatori avrebbero inoltre detto che il 4% dei Torrent era quella dove era concentrato l'80% dei seed e che i 10 Torrent con il maggior numero di seed erano tutti film a parte l'album "The Monster of Fame" di Lady Gaga al settimo posto.


Questa ricerca è stata riportata da molti media ad esempio Ars Technica ma Torrent Freak mette in guardia sulla sua veridicità, perchè dice che la metodologia usata lascia molti dubbi e parecchi dati sono proprio falsi.


Ad esempio,  prendendo in esame solo Isohunt, il sito indicizza 5,451,959 files Torrent unici e 85457 di questi provengono da Jamendo che ha tutti lavori con licenza Creative Commons, quindi già la percentuale di file legali sarebbe dell' 1,5%, senza mettere affatto nel conto tutte le distribuzioni Linux. I ricercatori non hanno ancora lasciato alcuna dichiarazione nei confronti di queste critiche.

venerdì 18 giugno 2010

Tunnel, presto solo su BitTorrent, vende frame


Ormai abbiamo visto che in rete fervono i tentativi per trasformare il popolo del P2P in buoni clienti, sfruttando le potenzialità che solo la tecnologia BitTorrent può offrire, può essere un sistema per scoprire nuovi modelli di business, oppure addirittura per arricchirsi, chi può dirlo?
Contrariamente alle major, legate al DVD ed ai metodi di diffusione dei contenuti, tradizionali, ci sono cineasti, poco conosciuti ma di talento, che vogliono provare nuove vie.
Questo è il caso di Julian Harvey e Enzo Tedeschi che hanno fondato la società con base in Australia, Distracted Med e che intendono realizzare un film horror, chiamato "Tunnel", che verrà distribuito solo su BitTorrent e del quale intendono vendere i singoli fotogrammi, uno per 1 dollaro, 25 ( i secondo) per venticinque dollari, un minuto per 1500 dollari,e magari sperano di vendere tutti i 135.000 frame del film, che durerà 90 minuti.
Altra novità è che, fra tutti coloro che compreranno i frame, verrà selezionato un fortunato vincitore, al quale andrà l'1% dei profitti del film.

Il film parte da una storia vera, un tunnel sotto la città di Sidney in cui le gallerie dovevano essere adoperate come rete ferroviaria e poi, decenni dopo, divenne la sede del generale americano MC Arthur durante la seconda guerra mondiale, poi però fu di nuovo abbandonato, quindi la storia dovrebbe essere avvincente.

Del resto Enzo Tedeschi aveva riportato un discreto successo, usando la rete, con il suo ultimo film Food matters, che aveva deciso di non proiettare nei cinema ma vendere direttamente al suo pubblico di nicchia tramite DVD e VOD e l'esperienza come detto era stata positiva, con oltre 120.000 DVD venduti, ed ancora oggi dopo due anni, il film continua ad essere richiesto.

Enzo Tedeschi è fiducioso che anche Tunnel avrà succeso, anche perchè, secondo lui, la gente cerca sempre i soliti sistemi per guadagnare ed invece, innovando ed avendo fiducia nelle proprie capacità e nel passa-parola che internet può offrire, si potrebbe guadagnare molto.

martedì 25 maggio 2010

Record di download per il finale di Lost


Frantumati tutti i precedenti record, in meno di un giorno oltre un milione di persone hanno scaricato gli ultimi due episodi e la maggior parte delle richieste di download provengono da paesi dove i fan dovranno aspettare ancora parecchio, prima di vedere in TV gli episodi della loro serie preferita.

Del resto abbiamo anche visto che nella classifica delle serie più scaricate del 2009, Lost si è piazzato al secondo posto, dopo Heroes.
In ogni caso, mai c'era stato un successo simile, come per il finale che molto probabilmente arriverà a quattro o cinque milioni nel giro di una settimana, anche se in genere ogni nuovo episodio trasmesso è sempre stato seguito da 1,5 milioni di download nelle prime settimane.

Si ricorda ,però che scaricare serie TV è illegale, anzi per cercare di ridurre il fenomeno, il finale di Lost è stato trasmesso in 58 paesi, contemporaneamente o dopo 48 ore rispetto agli USA.

Questo accorgimento, se sempre meglio strutturato dovrebbe sicuramente far ridurre drasticamente i download delle serie TV, anche perchè si rivolgono soprattutto a BitTorrent, gli utenti dei paesi dove la serie non è ancora stata trasmessa.
Ad esempio un 15% delle richieste di download provengono dall'Australia ma probabilmente presto cesseranno in quanto domani la serie sarà trasmessa anche lì.

lunedì 17 maggio 2010

Fissato appello Iinet contro AFACT


Una sentenza che fece scalpore quella che coinvolse varie major americane contro l'ISP australiano iinet e che si risolse, ad inizio anno con la vittoria dell'ISP, in quanto fu decretato che non era responsabile delle violazioni compiute dai suoi utenti tramite BitTorrent.
Spesso ed in varie parti del mondo, si è voluto dare la colpa all'ISP per le violazioni compiute dai propri utenti o costringerli a filtrare od a bloccare l'accesso ad internet di siti, come nel caso in cui,abbiamo parlato qui e riguardava l'ISP tedesco CB3ROB Ltd e Pirate Bay. Ecco perchè fece molto scalpore la sentenza australiana che scagionava l'ISP.

Ora è stata decisa la data dell'appello, che inizierà il 2 agosto, in quanto le major non hanno accettato la decisione del giudice Cowdroy dicendo che la sentenza creava un ambiente inaccettabile per i creatori e fornitori dei contenuti e rappresentava una grave minaccia per l'economia digitale australiana.

Michael Malone, il proprietario di iinet, è piuttosto ottimista riguardo al risultato dell'appello, anche se sono state presentate quindici obiezioni contro la decisione del giudice Cowdroy, e inoltre dice che non è in questo modo che si fermerà la pirateria, anche nel caso, improbabile secondo lui, che le major vincano l'appello.

venerdì 7 maggio 2010

L'industria non vuole competere se c'è ancora pirateria


Molte volte si è scritto che uno dei fattori maggiori che spinge la gente verso la pirateria on line, è la mancanza di offerte legali ed a buon prezzo. Ora secondo i risultati di un sondaggio, effettuato, intervistando oltre 7000 persone, la grande maggioranza degli intervistati preferirebbe pagare prezzi bassi piuttosto che effettuare download illegali, ma il capo dell' Australian Federation Against Copyright, Neil Gane, commentando la notizia, ha detto che l'industria non scenderà in campo finché non sarà debellata la pirateria contro la quale chiede al governo mezzi più coercitivi. Secondo sempre il capo dell'associazione a difesa del copyright, solo ad armi pari, quando la gente non potrà ricorrere al gratis, sarà possibile creare modelli commerciali validi.

Come detto invece, i risultati del sondaggio effettuato da news.com.au e dalla società di ricerche di mercato CoreData, intervistando persone che avevano ammesso di aver scaricato negli ultimi dodici mesi materiale illegale attraverso le piattaforme di file-sharing hanno dimostrato che addirittura il 66,4% degli intervistati sarebbe pronto a pagare prezzi bassi, avendo in cambio un prodotto magari con pubblicità, ma DRM-free.

Queste persone pagherebbero 1 dollaro per ogni episodio TV, $ 2 per un film e 50c per ogni brano musicale.
Ma al capo dell'associazione anti-pirateria australiana il discorso non va bene, molto probabilmente vuole guadagnare molto di più da ogni singolo film o brano musicale, non pensando che intanto i soldi che questa gente sarebbe stata disposta a pagare nei passati dodici mesi sono per loro irrimediabilmente persi e più aspettano, più ne perderanno.