Telia Sonera era stata già condannata dalla Corte distrettuale e da quella d'appello a consegnare i dati, e in caso non ottemperasse avrebbe dovuto pagare una multa di 109.000 dollari TeliaSonera non era, però disposta ad accettare la decisione e ha portato il caso al più alto tribunale del paese.Ora la Corte Suprema ha, come detto, sentenziato che la decisione spetta alla Corte Europea e ci vorranno anni prima che la cosa sia dipanata, nel frattempo gli ISP, continueranno, per proteggere la privacy dei loro clienti, a non memorizzare i dati.
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venerdì 10 dicembre 2010
Telia Sonera dovrà ricorrere alla Corte Europea
La legge IPRED in Svezia obbliga gli ISP a consegnare i dati corrispondenti agli IP, di presunti violatori del copy-right alle associazioni anti-pirateria ma a loro volta gli ISP, vogliono tutelare la privacy dei loro utenti e quindi hanno smesso di memorizzare le informazioni riguardanti gli IP dei loro utenti, perchè non vi alcuna legge in tal senso in Svezia che obbliga gli ISP a memorizzare i dati. Ora poi, la battaglia fra l'associazione Antipiratbyrån e l'ISP TeliaSonera, giunta alla Corte Suprema, non è stata ancora risolta, in quanto il tribunale ha deciso che la decisione finale spetta alla Corte Europea.
Per ricordare la notizia, accenniamo al fatto che l'associazione anti-pirateria aveva richiesto, tramite tribunale, che l'ISP TeliaSonera consegnasse i dati dell'amministratore di SwetTorrents ma l'ISP si è rifiutato ed ha condotto una lunga battaglia legale, come detto, non ancora conclusa.
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domenica 5 settembre 2010
Svezia: arrestato uomo con oltre 6000 brani
Ormai quando si parla di Svezia si pensa spesso al file-sharing,in quanto sia la fama di Pirate Bay che il successo politico del Partito del Pirata portano a ritenere il paese un regno felice, per chi trasgredisce il diritto d'autore. Ma non è affatto così, la polizia ha effettuato molti arresti soprattutto fra utenti che utilizzano Direct Connect e uno è stato effettuato in questi giorni nella regione di Östersund.
Qui, secondo quanto riferito dal nucleo operativo di Stoccolma, è stato arrestato un uomo che, tramite un hub direct connect, condivideva oltre 6000 brani.
E' abbastanza difficile che la polizia vada contro gli utenti BitTorrent che non considera grandi violatori ed anche la legge IPRED, ha creato loro pochi problemi, ma chi condivide tramite connessione diretta, può accedere all'intero materiale che si condivide una volta in linea e questo espone sicuramente a più rischi di essere scoperti. Molto probabilmente per l'uomo accusato, verrà proposta anche una pena detentiva, ma potrebbe anche cavarsela, con una sospensione della pena ed un ammenda come molti altri, imputati di casi del genere.
Qui, secondo quanto riferito dal nucleo operativo di Stoccolma, è stato arrestato un uomo che, tramite un hub direct connect, condivideva oltre 6000 brani.
E' abbastanza difficile che la polizia vada contro gli utenti BitTorrent che non considera grandi violatori ed anche la legge IPRED, ha creato loro pochi problemi, ma chi condivide tramite connessione diretta, può accedere all'intero materiale che si condivide una volta in linea e questo espone sicuramente a più rischi di essere scoperti. Molto probabilmente per l'uomo accusato, verrà proposta anche una pena detentiva, ma potrebbe anche cavarsela, con una sospensione della pena ed un ammenda come molti altri, imputati di casi del genere.
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giovedì 22 luglio 2010
Il partito del pirata svedese lancia pirate ISP
Il Partito del Pirata svedese che è divenuto l'host di Pirate Bay, quando altri provider lo avevano dovuto abbandonare, ora pensa di lanciare Pirate ISP insieme ad altri partner ed offrirà servizi a banda larga, garantendo l'anonimato e nello stesso tempo gli introiti serviranno a finanziare il partito.
Gustav Nipe, studente di economia, e membro del Partito Pirata è ora CEO di The Pirate ISP e ha parlato della filosofia che ispirerà il nuovo ISP in linea con le idee del Partito del Pirata e che ha già iniziato un beta-testing nella città di Lund.
La loro idea è di competere con gli altri ISP offrendo un servizio anonimo ai loro clienti sempre basato su iPredator.
All'inizio cercheranno di prendere il 5% del mercato di Lund e poi espandersi in altre due città della Svezia, senza cercare di crescere troppo ma offrendo un buon servizio ai propri clienti.
Inoltre i responsabili del sito hanno dichiarato ai media che non permetteranno al governo svedese di monitorare Pirate ISP e non conserveranno i log dei loro utenti. Se poi avranno opposizioni nel fare ciò combatteranno fino in fondo, in quanto non sono d'accordo con le leggi e diverrebbe una battaglia costituzionale. Non hanno ancora chiarito come intendano difendersi dalle ingerenze esterne, in particolare quelle degli Stati Uniti.
Soprattutto rassicurano che i loro potenziali clienti file-sharer non dovranno temere di ricevere lettere con avvisi d'infrazione da parte dell'associazione Antipiratbyrån, anche se non scoprono tutte le frecce del loro arco, ossia come pensano di evitare ciò.
Henrik Ponten dell'associazione Antipiratbyrån, non sembra molto impressionato, del resto la legge IPRED è chiara è permette alle associazioni anti-pirateria di costringere gli ISP a rivelare i nomi degli utenti violatori del copy-right.
Gustav Nipe, studente di economia, e membro del Partito Pirata è ora CEO di The Pirate ISP e ha parlato della filosofia che ispirerà il nuovo ISP in linea con le idee del Partito del Pirata e che ha già iniziato un beta-testing nella città di Lund.
La loro idea è di competere con gli altri ISP offrendo un servizio anonimo ai loro clienti sempre basato su iPredator.
All'inizio cercheranno di prendere il 5% del mercato di Lund e poi espandersi in altre due città della Svezia, senza cercare di crescere troppo ma offrendo un buon servizio ai propri clienti.
Inoltre i responsabili del sito hanno dichiarato ai media che non permetteranno al governo svedese di monitorare Pirate ISP e non conserveranno i log dei loro utenti. Se poi avranno opposizioni nel fare ciò combatteranno fino in fondo, in quanto non sono d'accordo con le leggi e diverrebbe una battaglia costituzionale. Non hanno ancora chiarito come intendano difendersi dalle ingerenze esterne, in particolare quelle degli Stati Uniti.
Soprattutto rassicurano che i loro potenziali clienti file-sharer non dovranno temere di ricevere lettere con avvisi d'infrazione da parte dell'associazione Antipiratbyrån, anche se non scoprono tutte le frecce del loro arco, ossia come pensano di evitare ciò.
Henrik Ponten dell'associazione Antipiratbyrån, non sembra molto impressionato, del resto la legge IPRED è chiara è permette alle associazioni anti-pirateria di costringere gli ISP a rivelare i nomi degli utenti violatori del copy-right.
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mercoledì 7 luglio 2010
Its Hidden ,servizio VPN ha ormai 300.000 iscritti
Il servizio, nato circa un anno fa, aveva proprio l'idea di proporsi essenzialmente agli utenti BitTorrent, offrendo loro la possibilità di scaricare rimanendo anonimi.
Ora, Its Hidden, può contare su oltre 300.000 iscritti che usufruiscono sia della registrazione gratuita che delle offerte a pagamento. Del resto molte nuove misure anti-pirateria introdotte dai governi, come l'IPred in Svezia, l'hadopi 2 in Francia, il Digital Bill in UK, hanno spinto moltissimi utenti BitTorrent a ricorrere a servizi che consentono di proteggere il proprio indirizzo IP.
Sicuramente anche negli Stati Uniti, le azioni di massa contro gli utenti BitTorrent, come ad esempio le 5000 persone denunciate per aver condiviso “The hurt locker”, deve aver spinto gli utenti a cercare soluzioni che permettessero loro l'anonimato.
Stranamente infatti, il film risulta ancora fra i 25 più scaricati ed a giugno ha avuto oltre 200.000 download e sembrerebbe assurdo che la gente non stia cercando di cautelarsi, sapendo che gli oltre 200 file Torrent che conducono al film, sono attentamente monitorati.
Sembra altresì strano che la casa produttrice non chieda la loro rimozione, mandando takedown ai maggiori siti torrent, ma forse al pari degli avvocati del Copyright Group spera solo, a questo punto, dato che il film non ha incassato moltissimo ai botteghini, che il numero dei downloader cresca per poter monetizzare il maggior numero di episodi di pirateria e ritornare dal punto finanziario, in attivo.
Tornando comunque, ad ItsHidden, il servizio, dato il numero di utenti, aveva per un po' di tempo bloccato le registrazioni gratuite ma ora ha ripreso ad accettarle ed inoltre già decine di migliaia di persone hanno preferito l'opzione a pagamento che prevede funzionalità aggiuntive e nessuna limitazione di banda.
Ora, Its Hidden, può contare su oltre 300.000 iscritti che usufruiscono sia della registrazione gratuita che delle offerte a pagamento. Del resto molte nuove misure anti-pirateria introdotte dai governi, come l'IPred in Svezia, l'hadopi 2 in Francia, il Digital Bill in UK, hanno spinto moltissimi utenti BitTorrent a ricorrere a servizi che consentono di proteggere il proprio indirizzo IP.
Sicuramente anche negli Stati Uniti, le azioni di massa contro gli utenti BitTorrent, come ad esempio le 5000 persone denunciate per aver condiviso “The hurt locker”, deve aver spinto gli utenti a cercare soluzioni che permettessero loro l'anonimato.
Stranamente infatti, il film risulta ancora fra i 25 più scaricati ed a giugno ha avuto oltre 200.000 download e sembrerebbe assurdo che la gente non stia cercando di cautelarsi, sapendo che gli oltre 200 file Torrent che conducono al film, sono attentamente monitorati.
Sembra altresì strano che la casa produttrice non chieda la loro rimozione, mandando takedown ai maggiori siti torrent, ma forse al pari degli avvocati del Copyright Group spera solo, a questo punto, dato che il film non ha incassato moltissimo ai botteghini, che il numero dei downloader cresca per poter monetizzare il maggior numero di episodi di pirateria e ritornare dal punto finanziario, in attivo.
Tornando comunque, ad ItsHidden, il servizio, dato il numero di utenti, aveva per un po' di tempo bloccato le registrazioni gratuite ma ora ha ripreso ad accettarle ed inoltre già decine di migliaia di persone hanno preferito l'opzione a pagamento che prevede funzionalità aggiuntive e nessuna limitazione di banda.
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lunedì 5 luglio 2010
Norvegia, Altibox costretto a rivelare identità di uploader
Si è avuta in questi giorni in Norvegia la conclusione di una vicenda tenuta nel mistero e che ha avuto vari procedimenti legali fino ad arrivare alla Corte Suprema.Il caso riguardava il film norvegese Max Manus, che era costato molto ed è stato un flop ed, essendo trapelato su internet, si è cercato accanitamente chi lo avesse caricato.
La ricerca, condotta da Espen Tondel, famoso cacciatore di pirati, ha identificato un ip che poi, non sembrerebbe appartenere al leaker originale ma ad un successivo partecipante alla condivisione.
In ogni caso la caccia all'uomo, condotta dallo studio legale Simonsen è stata implacabile e si è ricorsi al tribunale, per costringere l'ISP Altibox a rivelare le generalità, dietro l'indirizzo IP.
L'ISP che ha perso l'appello è poi ricorso alla Corte Suprema, che però ha confermato le brutte notizie per il file-sharer e per la privacy.
L'Ifpi ha salutato la notizia come un trionfo nella loro battaglia contro il file-sharing e spera che questo sia un segno che verranno perseguiti i condivisori di musica illegale come in Svezia, dove con la sentenza contro Pirate Bay e l'introduzione della legge IPRED, le vendite di musica nel 2009 sono aumentate del 10%.
Lo studio legale Simonsen ha dichiarato inoltre di essere in possesso degli indirizzi IP di alcuni grandi uploader musicali ma sarebbe auspicabile, invece di dover ogni volta affrontare vari processi, che ci fosse una collaborazione degli ISP ed un sistema del tipo dei “tre avvisi e la disconnessione” simile all'hadopi 2 francese.
La ricerca, condotta da Espen Tondel, famoso cacciatore di pirati, ha identificato un ip che poi, non sembrerebbe appartenere al leaker originale ma ad un successivo partecipante alla condivisione.
In ogni caso la caccia all'uomo, condotta dallo studio legale Simonsen è stata implacabile e si è ricorsi al tribunale, per costringere l'ISP Altibox a rivelare le generalità, dietro l'indirizzo IP.
L'ISP che ha perso l'appello è poi ricorso alla Corte Suprema, che però ha confermato le brutte notizie per il file-sharer e per la privacy.
L'Ifpi ha salutato la notizia come un trionfo nella loro battaglia contro il file-sharing e spera che questo sia un segno che verranno perseguiti i condivisori di musica illegale come in Svezia, dove con la sentenza contro Pirate Bay e l'introduzione della legge IPRED, le vendite di musica nel 2009 sono aumentate del 10%.
Lo studio legale Simonsen ha dichiarato inoltre di essere in possesso degli indirizzi IP di alcuni grandi uploader musicali ma sarebbe auspicabile, invece di dover ogni volta affrontare vari processi, che ci fosse una collaborazione degli ISP ed un sistema del tipo dei “tre avvisi e la disconnessione” simile all'hadopi 2 francese.
sabato 26 giugno 2010
Antipiratbyrån raccoglie illegalmente prove di violazione
Con l'introduzione della famigerata legge IPRED, l'associazione Antipiratbyrån si è messa molto al lavoro per raccogliere prove che siti, come ad esempio un server FTP privato, contenente libri audio, mettevano a disposizione dei loro utenti materiali coperti dal copy-right. Solo che ovviamente, molti si sono chiesti come abbia fatto l'associazione ad ottenere siffatte prove, se non hackerando il sito, ma la polizia svedese, ha rifiutato di aprire un'inchiesta dicendo che non ci sono sufficenti elementi per individuare un crimine specifico.
La vicenda riguarda il server privato FTP che contiene oltre 2000 libri audio, le generalità del cui proprietario sono state richieste, in base alla legge IPRED, da cinque case editrici, che aiutate, appunto, dall'associazione antipirateria, avevano raccolto prove della presenza sul sito, di due dozzine di opere coperte dal copy-right.
La prima causa è stata vinta dalle case editrici e quindi l'ISP ephone avrebbe dovuto rivelare le generalità del proprietario del server FTP, solo che nella causa di appello, poiché si può accedere al sito solamente tramite password , il giudice ha accolto le ragioni dell'ISP ephone in quanto le 27 opere coperte dal copy-right non sarebbero mai state messe a disposizione del pubblico.
Ora la vicenda è giunta alla Corte Suprema che ha chiesto alle due parti in causa se sia il caso di interpellare sulla questione in via pregiudiziale la Corte Europea.
Ma mentre la vicenda nei tribunali, segue il suo corso, molti, come detto, si sono domandati come avesse potuto acquisire le prove delle 27 infrazioni l'associazione Antipiratbyrån, se non violando il server. Il Procuratore Björn Ericson ha annunciato, però, che non ci sarà inchiesta sul famigerato gruppo anti-pirateria, nonostante molte siano state fatte molte accuse al riguardo alla polizia.
La vicenda riguarda il server privato FTP che contiene oltre 2000 libri audio, le generalità del cui proprietario sono state richieste, in base alla legge IPRED, da cinque case editrici, che aiutate, appunto, dall'associazione antipirateria, avevano raccolto prove della presenza sul sito, di due dozzine di opere coperte dal copy-right.
La prima causa è stata vinta dalle case editrici e quindi l'ISP ephone avrebbe dovuto rivelare le generalità del proprietario del server FTP, solo che nella causa di appello, poiché si può accedere al sito solamente tramite password , il giudice ha accolto le ragioni dell'ISP ephone in quanto le 27 opere coperte dal copy-right non sarebbero mai state messe a disposizione del pubblico.
Ora la vicenda è giunta alla Corte Suprema che ha chiesto alle due parti in causa se sia il caso di interpellare sulla questione in via pregiudiziale la Corte Europea.
Ma mentre la vicenda nei tribunali, segue il suo corso, molti, come detto, si sono domandati come avesse potuto acquisire le prove delle 27 infrazioni l'associazione Antipiratbyrån, se non violando il server. Il Procuratore Björn Ericson ha annunciato, però, che non ci sarà inchiesta sul famigerato gruppo anti-pirateria, nonostante molte siano state fatte molte accuse al riguardo alla polizia.
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domenica 23 maggio 2010
TeliaSonera ricorrerà ancora in appello

Avevamo da poco parlato della sentenza che per la seconda volta costringe, in base all'IPRED, l'ISP TeliaSonera a rivelare i dati dell'amministratore di SweTorrent, pena, in caso di mancata notifica, una multa di 750.000 corone,circa 96.500 dollari ma è giunta la notizia che l'ISP intenda ancora ricorrere in appello, alla Corte Suprema, per proteggere la privacy dei suoi clienti.
Dice infatti Patrik Hiselius, un avvocato di TeliaSonera, che le norme che regolano la privacy e la riservatezza esistono da tempo, mentre la legge IPRED è nuova di zecca è necessario quindi rispettare questa precedenza ed è giusto che gli interessi delle industrie anti-pirateria vengano messi in secondo piano rispetto a regole importanti per il vivere democratico e civile.
Sappiamo inoltre che lo stesso problema coinvolge l'ISP Portlane, costretto sempre in base all'IPRED, a comunicare gli indirizzi, i nominativi e le e-mail di chi c'è dietro OpenTracker ma non sappiamo se anche lui sceglierà di ricorrere al tribunale per difendere i dati dei suoi utenti o consegnerà gli stessi alle major.
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venerdì 21 maggio 2010
Portlane costretto a rivelare chi c'è dietro OpenTorrent

Altra sentenza storica sempre legata all'IPRED, del resto da poco abbiamo riportato la sentenza che costringe TeliaSonera a rivelare i dati dell'amministratore di SweTorrent pena una salata multa, ora il tribunale di Stoccolma ha imposto all'ISP Portlane di rivelare, il nome, l'indirizzo e l'email di chi c'è dietro OpenTorrent, anche qui, in caso di mancata esecuzione, l'ISP dovrà pagare una multa di SEK 500.000 (osia 63.633 dollari).Questo indubbiamente perchè Hollywood pensa che dietro Opentracker c'è Pirate Bay.
Dopo aver chiuso il suo proprio tracker, Pirate Bay infatti invece di basarsi su DHT e PEX ha utilizzato tracker di terze parti, fra cui Opentracker.
Già c'era stato un tentativo sempre presso l'ISP perchè chiudesse il tracker, ma il tribunale aveva respinto la richiesta, ed anche tutti i tentativi di risalire a chi c'era dietro Opentracker erano risultati vani, ora invece la sentenza riguarda chiaramente il cliente dietro gli indirizzi IP 188.126.64.2 e 188.126.64.3 e / o qualsiasi altro indirizzo IP dietro la gamma degli indirizzi Portlane (188.126.64.0 - 188.126.95.255) che sono stati assegnati al tracker.openbittorrent.com dal 28 agosto 2009.
Inoltre si vuole sapere se i proprietari di openTorrent sono o no cittadini UE, anche se risulta addirittura un recapito a Lima in Perù.
Portlane avrà comunque quattordici giorni di tempo per consegnare i dati ma non sembra che abbia altre soluzioni ed il cerchio intorno a Pirate Bay si stringe sempre di più.
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Anche Newzbin chiude

Uno dei più grandi indicizzatori Usenet chiude ed i suoi amministratori danno la colpa del fatto al costo delle spese legali dei procedimenti avuti contro la MPA.
Non si sa esattamente cosa succederà ma il messaggio che campeggia nella home è abbastanza chiaro, c'è scritto,infatti:“Purtroppo il sito Newzbin deve chiudere a causa delle azioni legali contro di essi".
Sembrerebbe proprio che il sito debba chiudere per bancarotta e sia stato messo in amministrazione controllata. Da quello che risulta, poi in un blog, sembrerebbe che debba alla MPA, oltre 230.000 euro di spese intermedie ed a questo senza che si sia giunti ad una sentenza chiara su i risarcimenti danni e che poi abbia anche altre cause fra le quali una con una industria di software, sempre per problemi di copy-right.
Per ricordare un po' la vicenda a febbraio il sito perse una causa importante contro la MPA, a febbraio di quest'anno e la Corte ha riconosciuto il sito responsabile di violazione del copy-right .
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mercoledì 19 maggio 2010
L'IPRED protegge la criminalità per effetto collaterale

Più volte si è discusso sulla legge IPRED che approvata in Svezia, impone agli ISP di consegnare i dati dei presunti file-sharer. Ma sembra che attualmente, in base alla legge sia più difficile rintracciare chi si macchia di reati gravi, ad esempio i crimini sessuali contro minori, in quanto gli ISP, per proteggere gli utenti, tendono a cancellare subito i loro dati personali.
Ad esempio Jon Karlung, CEO dell' ISP Bahnhof, che è uno dei più feroci oppositori dell'IPRED,ha,infatti, smesso di memorizzare i dati degli utenti perchè attualmente in Svezia non c'è alcuna legge che lo vieti ed il suo esempio è stato seguito da altri ISP, come ad esempio Tele2.
Secondo quindi Anders Ahlqvist, capo del gruppo IT nazionale è sempre più difficile per la polizia di rintracciare i criminali che compiono on line gravi reati, proprio perchè gli ISP non memorizzano i dati utenti, avendo paura di dover consegnare gli stessi alle major.
Ma Peter Danowsky dell'IFPI ha proposto un cambiamento della legge che potrebbe facilmente risolvere questi problemi collaterali ed agevolare il lavoro delle major, vuole infatti che venga aggiunto nella legge, un articolo in base al quale gli ISP siano costretti a memorizzare i dati utenti, risolvendo secondo lui tutti i problemi ma mettendo veramente in pericolo la privacy di milioni di cittadini assolutamente innocenti.
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