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lunedì 27 dicembre 2010

ACS Law: altri 27 casi messi in discussione dal giudice

Avevamo parlato di come il giudice Birss, che sembra molto competente in materia, avesse respinto 8 casi, nel corso dei quali i legali dell'ACS law volevano la condanna in contumacia dei presunti colpevoli di violazione del copyright, per vari errori presenti nella richiesta ma soprattutto, in quanto fungeva da parte lesa l'azienda Media CAT che è una società di facciata, dietro alla quale si nascondono varie industrie creative, che non vogliono comparire pubblicamente.

 In tal modo si dava vita ad una speculazione compensativa, sulla quale il giudice Birss vuole, invece, vederci chiaro e nel momento che è stato chiamato a deliberare sul caso del signor Billington, in cui erano presenti errori, ha deciso, in base all'articolo CPR Parte 3 regola 3.3 (1), di convocare tutti i casi collegati alla società Media CAT il 17 gennaio, che in teoria, per gli stessi motivi già specificati per gli 8 esaminati, potrebbero essere tutti respinti. Se ciò dovesse accadere, questo potrebbe essere un punto fondamentale per quello che riguarda la così chiamata 'fatturazione speculativa' nel Regno Unito.

Inoltre l'ACS Law non potrà più difendere i diritti di Media CAT e sembra che anche Digi Protect gli abbia tolto il mandato, quindi dato la fama che lo studio legale si è fatta, bisognerà vedere quale industria creativa gli affiderà i suoi casi in futuro. Ugualmente lo studio Gallant MacMillan , non rappresenterà più Ministry of Sound, sicuramente anche quella una vicenda in cui l'etichetta ha ricavato molta pubblicità negativa. Oltretutto, come abbiamo visto anche nel precedente articolo, le citazioni di questi legali, ad esempio quelli dell'ACS law sono piene di errori.

Nel caso inoltre del signor Billington, che ha scritto al tribunale, è stato anche sbagliato il nome, perchè all'indirizzo dove gli avvocati dell'ACS law hanno inviato la lettera non esiste alcun Allan solo Aaron, ovvio che magari l'errore del nome potrebbe essere banale ma si pensi se lo stesso errore può essere fatto ad esempio su un indirizzo IP. La cosa importante ora è che il giudice informa tutti e 27 gli individui dell 'udienza di gennaio e dà ad essi la possibilità di rispondere ed è assolutamente cruciale, che essi lo facciano.

venerdì 24 dicembre 2010

La MPAA contro Newzbin 2

Abbiamo già, lungamente raccontato la vicenda che ha portato alla nascita di Newzbin 2 ed ora la MPAA sta agendo, anche in tribunale, contro l'host BT in modo che il provider sia costretto a bloccare il sito nel Regno Unito.

Già erano giunte voci di un intervento diretto della MPAA con ill provider, ma indubbiamente se ora la MPAA si è rivolta al tribunale vuol dire che tali richieste non erano state accolte da BT.

I responsabili della MPAA hanno spiegato che in base all'articolo 97A del Copyright, Designs and Patents Act, è possibile l'ingiunzione, tramite l'intermediario internet e che tale articolo, presente anche nella normativa europea ha permesso, in altre nazioni, di bloccare l'accesso degli utenti a siti canaglia, impedendo, così che questi ultimi continuassero a guadagnare perpetuando le violazioni. 

Il comunicato rilasciato dai responsabili di Newzbin 2 è stato il seguente “ Per ora si tratta soltanto di una richiesta al giudice alla quale essi si opporranno tramite i loro legali anche negli interessi degli utenti del Regno Unito, per i quali, se fosse applicata, questo tipo di censura verrebbero intaccati i principi democratici alla base delle democrazie occidentali. Anche perchè essi sono sempre stati solleciti nel rispettare gli avvisi DMCA da parte dei produttori di contenuti e stanno attenti ad agire legalmente, quindi questa richiesta di tagliare fuori gli utenti del Regno Unito da contenuti legittim,i appare immotivata e spropositata. Anche in questo caso, come in quello di altre ingiunzioni, bisognerà vedere cosa deciderà il giudice, anche se il nuovo Digital Economy Bill, da l'opportunità al giudice di oscurare siti in seguito alla denuncia di associazioni a tutela del copy-right.

lunedì 18 ottobre 2010

L'operazione payback colpisce anche il sito dell'Intellectual Property Office

Anonimus, la comunità che ha sferrato un personale attacco contro i siti di associazioni anti-pirateria tipo MPAA e RIAA e contro quelli di studi legali, ora ha diretto i suoi colpi contro un sito di un organo governativo, esattamente quello dell'Intellectual Property Office, del Regno Unito.

L'operazione Payback, iniziata colpendo per prima, la società anti-pirateria AiPlex Software, il cui amministratore aveva dichiarato di ricorrere anch'esso ad attacchi Ddos contro i siti BitTorrent che non rimuovevano prontamente il materiale illegale, sembra non voler fermarsi e vuole che i media prestino attenzione allo scontento di molte persone riguardo alle leggi sul diritto d'autore o all'inasprimento delle stesse, come è previsto anche dagli accordi internazionali raggiunti nell'ACTA.


 Infatti in un recente attacco alla MPAA è stato scritto “Cosa deve fare il popolo fare per essere sentito? A che punto deve arrivare la gente per avere la loro supplica preso sul serio? “ Infatti gli attacchi in genere non provocano grossi danni, a parte molto probabilmente tutte le email ed il materiale privato dell'ACS law, compresi i dati degli utenti citati, cosa che ha suscitato molto scalpore ma ha fatto anche vedere chiaramente come questi avvocati abusino della loro professione.
Secondo il comunicato di Anonimus “L' Intellectual Property Office sta perpetuando il sistema che permette lo sfruttamento dell'utilizzo del copyright e della proprietà intellettuale”per questo è stato colpito.

mercoledì 1 settembre 2010

UK: azione di gruppo contro l'ACS law

Mentre in USA, abbiamo visto che il Copy-right Group, il quale  ha denunciato oltre 14.000 persone, sta continuando ad inviare lettere, anche perchè sembrerebbe che i giudici non si rendano conto di quanti innocenti ci potrebbero essere fra i 14.000 accusati, nel Regno Unito, un gruppo di avvocati, invita, tutti coloro che hanno ricevuto lettere minacciose da parte dell'ACS Law ad un unirsi in un procedimento legale comune al fine di chiedere un risarcimento.



Da poco, infatti abbiamo scritto come, in seguito alle lamentele di singoli e di associazioni di consumatori, tipo Which? e BeingThreatened.com è stato deferito alla commissione di disciplina dell'ordine degli avvocati. Ma la giustizia si muove lentamente e altri innocenti rischiano in quanto Crossley , il capo dell'ACS law, sta ancora andando in tribunale per chiedere di poter entrare in possesso dell'identità di migliaia di individui, dicendo che quest'ultimi hanno violato i diritti d'autore dei suoi clienti.
Dato che però, Crossley è stato deferito al consiglio di disciplina dell'ordine, per comportamento prepotente ed eccessivo, secondo un gruppo di avvocati del nord dell'Inghilterra, tutti i destinatari delle lettere potrebbero aver diritto ad un risarcimento per le molestie subite. Secondo Michael Forrester , di questo studio legale, molti destinatari delle lettere si sono allarmati e si sono sentiti minacciati e questo è contro la legge.


Inoltre l'ACS law, spinge al pagamento, l'intestatario dell'IP monitorato, non adducendo prove che sia stato effettivamente lui a compiere la violazione oppure abbia autorizzato altri, anche questo è contro la legge. Parrebbe che questo studio legale sostenga che questa causa, essendo in molti, a parteciparvi, non costi quasi nulla, al singolo, ma è sempre meglio informarsi bene. In ogni caso,  nel caso a qualcuno arrivassero nuove lettere da parte dell'ACS law,la cosa migliore da fare è non pagare nulla, rivolgersi alle associazioni dei consumatori o direttamente all'ordine degli avvocati, dove c'è già una procedura in atto.

martedì 24 agosto 2010

L' ACS Law deferito alla commissione disciplinare

Lo studio legale ACS Law e soprattutto il suo principale Andrew Crossley, sono stati per la seconda volta deferiti al tribunale di disciplina, in seguito ai metodi coercitivi che avrebbero usato con i presunti violatori del copy-right, cosa che li avrebbe portati a guadagnare oltre un milione di dollari.



The Solicitors Regulatory Authority (SRA) è l'organo che regola la condotta di oltre 110.000 avvocati e la sua funzione è quella di controllare e garantire l'operato degli avvocati, in base alle lamentele del pubblico e può imporre loro una sanzione disciplinare, oppure sospenderli.


A partire dall'8 Luglio 2010 la SRA (The Solicitors Regulatory Authority) ha ricevuto oltre 418 reclami ufficiali contro lo studio ACS law e già nel 2009, l'associazione dei consumatori Which ? Aveva accusato lo studio legale di mobbing, dicendo che mandava lettere minatorie ai presunti file-sharing.


Oggi, finalmente, dopo tanti reclami, la SRA ha deciso di deferire Andrew Crossley, alla commissione di disciplina (SDT). Il tribunale può decidere in base alle violazioni deontologiche legate alla professione e come detto, può condannarlo ad una multa, un biasimo o sospenderlo dall'ordine.


Crossley, del resto era stato già sottoposto ad azione disciplinare e multato ed ammonito per essersi comportato in maniera indegna come avvocato.


E' ovvio che i detentori del copy-right debbano ricorrere a legali contro chi ha violato i loro diritti ma l'intervento contro i presunti violatori, deve essere fatto rispettando la legge, non in modo persecutorio, altrimenti dalla ragione si passa al torto, speriamo che Crossley, da ora in poi si comporti diversamente.

lunedì 23 agosto 2010

L'espansione industriale tedesca legata alla mancanza di leggi sul copy-right?

In uno stupendo articolo, Ars Tecnica  riporta quanto pubblicato dallo Spiegel online, ossia l'ipotesi di un storico economista tedesco, Eckhard Höffner, secondo il quale alla base dell'espansione industriale della Germania ci sarebbe stata l'assoluta mancanza di leggi del diritto d'autore nei secoli XIII e XIX, che avrebbe diffuso l conoscenze tali da portare la Germania ai massimi livelli, verso la metà e la fine del secolo XIX.



Secondo il parere dell'economista intorno al 1830 c'erano oltre 14.000 pubblicazioni in Germania, soprattutto effettuate da piccole case editrici che non avevano paura d'infrangere le leggi sul diritto d'autore. Quindi moltissime persone, in quei tempi che non potevano comprare i libri, perchè troppo costosi, hanno messo insieme, una piccola biblioteca di ristampe.


Nel contempo in Gran Bretagna venivano rilasciati, mille libri l'anno che, soggetti alle leggi sul diritto d'autore non potevano essere diffusi, e secondo l'economista tutta la nazione ha subito di questa situazione.


C'è però da dire che il discorso è in parte semplicistico e legato ad una guerra Inghilterra-Regno Unito, che indubbiamente ha perso il vantaggio offertogli dal periodo dell'espansione coloniale.


Infatti ad esempio basta guardare il PIL dell'Australia la cui politica editoriale era strettamente legata a quella della Gran Bretagna per accorgersi che ci sono delle carenze, in questo ragionamemto. Lo stesso discorso lo potremmo fare per il Canada, con un PIL ancora più impressionante e che si è è conformato alle leggi sul copy-right inglese fin dal 1920. Inoltre lo stesso discorso lo potremmo fare, ancora, in Europa, per Danimarca e Finlandia dove da lungo tempo ci sono leggi riguardanti il copy-right.


Quindi bisogna in effetti chiedersi quanto in realtà il Regno Unito abbia sofferto per le sue leggi sul copy-right, certo è stato surclassato, per quello che riguarda la crescita economica da Germania e Stati Uniti, ma stiamo ancora parlando del paese della grande letteratura , tipo Charles Dickens, John Stewart Mill, Jane Austen, Lewis Carroll, e Arthur Conan Doyle. 


Senza poi ricordare tutte le scoperte scientifiche nate qui, ad esempio la natura dell'elettrone, le leggi sull'evoluzione, le leggi elettromagnetiche, la spiegazione del sistema nervoso e l'elenco è molto, molto lungo.


Quindi in sintesi, una teoria interessante, ma non confermata dai fatti e che però fa nascere interrogativi: le leggi sul copy-right possono aver scoraggiato nei secoli, la diffusione delle conoscenze e quindi aver inciso sulla produttività e in che misura ?


Ci sarà comunque sempre, anche oggi, dico io chi scriverà e s'informerà per sete di conoscenza, senza fini di lucro, perchè ciò è insito nella natura umana, google adsense favorevole o contrario, perchè alla fine non si potrà fermare, come non si può bloccare un fiume in piena, la voglia di conoscenza e il desiderio di condividere la stessa.

domenica 22 agosto 2010

Manager degli U2, è contro il concetto di free

Nei giorni precedenti ferragosto è uscita una lunga intervista del manager degli U2 Paul McGuinness sull'edizione inglese di GQ Magazine, che parla del futuro della musica, chiaramente come è solito fare da anni, dando tutta la colpa della crisi dell'industria musicale, alla pirateria. Il succo del discorso, dal suo punto di vista si può concentrare sul fatto che la band fa spettacoli ma vende sempre meno dischi.



Fra le cause che lui individua, c'è il fatto che sempre più giovani cercano materiale illegale e questo senza sentirsi moralmente in colpa.


Altro fattore negativo è stata secondo lui, l'introduzione della banda larga, che serve essenzialmente per scaricare materiale illegale. Qui c'è sicuramente da dire che non so se esisterebbe ad esempio You tube se ci fossero tutte connessioni di vecchio tipo.


Ma soprattutto secondo il manager degli U2 è stato il free che ha distrutto il mondo musicale ed ora sta facendo la stessa cosa con film e libri e forse, ora che la situazione è gravissima le grandi etichette discografiche si rendono conto che il “free” ha un prezzo, che comporta meno investimenti nei talenti e quindi anche meno artisti.


Inoltre egli dice che i grandi artisti non vogliono parlare di pirateria perchè hanno paura, in tal modo di inimicarsi i loro fan, basta vedere come Lars Ulrich dei Metallica sia stato massacrato quando ha criticato Napster.


Paul McGuiness, per risolvere il problema, vorrebbe in tutto il mondo un intervento degli ISP che controllino e filtrino come prevedono la “risposta graduata “ applicata in Francia e il Digital Economy Bill, nel Regno Unito, non che ci siano paesi come la Spagna ed il Brasile con un tasso di pirateria alle stelle.


Il mondo che egli sogna è quello senza più scarichi gratis ma con utenti che paghino sempre gli artisti, anche per gli streaming su internet ossia un mondo di micro.pagamenti, in cui la tecnologia permetterà di identificare l'utilizzo di ogni canzone, poi di identificarne immediatamente il detentore dei diritti e retribuirlo.


Inoltre gli utenti potranno pagare per un servizio come Spotify o attraverso abbonamenti direttamente con gli ISP, con cifre differenziate se si vuole migliore qualità ed un servizio più rapido. E una significativa minoranza continuerà a comprare i CD, desiderare la confezione, i disegni della copertina e il senso di appartenenza.


Insomma per il manager degli U2, abbasso il free, viva qualunque forma di pagamento.

venerdì 30 luglio 2010

Presto anche in Finlandia una nuova legge anti-pirateria

Anche in Finlandia, seguendo le orme di Francia e Gran Bretagna, verrà introdotta una legge che costringerà gli ISP ad avvertire gli utenti che violano il copy-right ma la legge viene contestata sia dai detentori dei diritti d'autore, che dai sostenitori della net neutrality.



La Finlandia, come sappiamo è un paese all'avanguardia per quello che riguarda internet e da poco è divenuto diritto fondamentale per i suoi cittadini avere almeno accesso ad una connessione internet di 1mbps ma, secondo le società detentrici dei diritti d'autore, almeno il 50% degli utenti viola il copy-right.


Ora il governo finlandese sta per emanare una legge che costringerà gli ISP ad inviare lettere agli utenti che violano il copy-right, in base a segnalazioni che verranno inviate dai detentori dei diritti, ai quali spettano le spese dei monitoraggi.


Queste lettere però non avranno poi conseguenze, potrebbero servire a fine educativo o di minaccia.


Le associazioni anti-pirateria sono quindi insoddisfatte in quanto gli utenti potrebbero collezionare decine di lettere senza averne alcun danno, mentre le associazioni debbono spendere soldi per pagare le ditte che effettueranno i monitoraggi.


Invece gli esponenti del Partito del Pirata pensano che in tal modo gli utenti verranno spiati, mettendo a rischio la loro privacy e costringendoli a scegliere sistemi VPN o proxy, mentre  sarebbe preferibile legalizzare il file-sharing senza fini di lucro.


In ogni caso la proposta di legge seguirà il suo iter parlamentare e si pensa che possa essere approvata entro la fine dell'anno.

venerdì 16 luglio 2010

UK: PRS vuole che gli ISP paghino i danni compiuti dai file-sharer

Il PRS (Performing Right Society) che raccoglie le royalty per conto dell'industria musicale, vorrebbe che gli ISP pagassero per i danni effettuati dai loro utenti, tramite i download illegali.



Infatti l'esponente del PRS, Will Page sostiene in un articolo che gli ISP dovrebbero essere costretti a monitorare il traffico illegale ed a rifondere i proprietari dei diritti.


Basandosi su quanto prescritto nel Digital Economy Bill, che prevede che il livello di file-sharing sia misurato, Will Page, nel suo articolo, propone vari modi in cui gli ISP potrebbero compensare i proprietari dei diritti.


Ovviamente gli ISP non sono entusiasti dell'idea, secondo i portavoce di Talk Talk, monitorare il traffico, prima di tutto avrebbe un costo che ricadrebbe su tutti gli utenti, anche quelli che non hanno mai scaricato materiale illegale e poi avrebbe ripercussioni legali andando contro le normative della privacy e quelle della conservazione dei dati.


Oltretutto si è visto anche nella causa che ha visto contrapposti Google e Viacom che i prestatori dei servizi non possono essere responsabili dei danni arrecati dai loro clienti e sono obbligati non a filtri preventivi ma ad eliminare il materiale illegale, dopo aver ricevuto il takedown.


I responsabili di Talk Talk fanno l'esempio di altri servizi pubblici, tipo gli autobus che non possono essere considerati responsabili se hanno trasportato taccheggiatori di negozi.


Inoltre è molto probabile che gli utenti, sapendo che il traffico è monitorato passino a sistemi che rendono il traffico criptato od allo streaming.


La cosa migliore, insistono i responsabili di Talk Talk sarebbe passare a nuovi modelli di business con offerte differenziate, cosa già detta da Peter Jensen, il quale come abbiamo riferito vorrebbe vedere anche gli ISP impegnati in questi nuovi modelli.

giovedì 15 luglio 2010

Peter Jenner, il file-sharing è inevitabile

Peter Jenner manager e discografico inglese e che inoltre ha ottenuto una laurea in economia presso l'università di Cambridge, ha parlato all'eForum Westminster ed il blog Musically. , ha riportato quanto da lui dichiarato.



Peter Jenner dice che anche se è un esperto del mondo musicale, soprattutto guarda al copy-right come economista ed ha idee chiare su come l'industria musicale dovrebbe procedere.


L'ex manager dei Pink Floyd e di the Cash dice, inoltre, che impedire che la gente copi è una perdita di tempo ed anche una legge offensiva simile al proibizionismo americano del 1930.


Chiunque abbia un computer secondo Jenner può copiare, inutile impedirlo ed invece di andare contro i consumatori, bisognerebbe perseguire Google e Youtube che fanno i soldi con queste violazioni.


Sempre secondo Jenner agli autori interessa soprattutto creare e sono più le industrie interessate al diritto d'autore ed alla sua estensione nel tempo. Un artista nel momento che crea non si sta certamente a preoccupare se i suoi nipoti beneficeranno della sua opera. Quindi è soprattutto necessario ricreare il rapporto fra autori e pubblico, senza mediatori.


Le industrie dovrebbero proporre modelli che aiutino i creatori a guadagnare tramite le loro opere, sempre secondo il manager.


Le industrie discografiche ed anche gli ISP dovrebbero appunto lavorare in tal senso, creando dei sistemi commerciali che soddisfino creatori ed utenti, oltretutto da questi nuovi modelli potrebbero trarre vantaggi economici sia gli ISP che l'industria musicale.


Ad esempio se tutti nel Regno Unito pagassero 1 sterlina al mese per la musica si avrebbero 60.000.000 di sterline, non è così difficile, ci vuole la volontà di lasciare i CD e concentrarsi su altri modelli creativi e considerare il mondo musicale come un servizio, invece di concentrarsi sul prodotto.


Rapidshare , ad esempio, poiché la gente paga per esso, rappresenta un modello che si può usare ed imitare.
Invece come sappiamo, spesso Rapidshare è trascinato in cause dai detentori dei diritti d'autore, in quanto favorirebbe la pirateria, quindi non credo che le maggiori etichette seguirebbero il suo modello.

domenica 4 luglio 2010

UK: contro ACTA

Secondo un documento trapelato in rete e diffuso dalla Quadrature du net, nei piani di Acta ci sarebbe l'intenzione di criminalizzare anche il download illegale senza fini di lucro, prevedendo sia pene pecuniarie che detentive ma l'UK avrebbe mostrato opposizione , almeno per ora, a sottoscrivere tale parte dell'accordo, dicendo che tali misure sarebbero inadeguate per le violazioni del diritto d'autore da parte di singoli.



Quindi sembrerebbe, proprio, che i governi degli stati membri dell'UE, siano pronti ad applicare tali sanzioni, sia pecuniarie che detentive, a coloro che condividono, senza fini di lucro, materiale illegale su internet ed a riservare le stesse pene per l'istigazione od il favoreggiamento, cosa che può interessare molti fornitori di servizi, che pagherebbero per i reati compiuti dai loro utenti.


Ma come detto, almeno un paese, il Regno Unito sembra opporsi a queste proposte in quanto esponenti dell'UK Intellectual Property, dicono che non è compito di ACTA fornire nuove leggi sulla proprietà intellettuale ma l'accordo dovrebbe, invece, fornire un quadro entro il quale meglio applicare quelle già esistenti.


Sperano quindi, in particolare i rappresentanti dell'Open Right Group, che in UK il governo inglese sia forte e che faccia sentire la sua opposizione a tale parte dell'accordo ACTA, sia in USA che in Europa.

giovedì 17 giugno 2010

Spamhaus condannato solo a 27.000 dollari


La vicenda, discussa nei tribunali degli Stati Uniti, ha dell'incredibile e riguarda una ditta americana che si occupa di email-marketing e che essendo stata definita “spammer” dalla ditta britannica Spamhaus, l'ha citato ad un tribunale federale.
Dal momento che Spamhaus, non si è presentato al processo, ha condannato il contumace, a pagare quanto richiesto da Dave Linhardt, proprietario dell'azienda, ossia 11,7 milioni di dollari, senza che questo adducesse alcuna prova dei danni subiti.

In seguito, uno studio legale di Chicago ha deciso di difendere gratuitamente Spamhaus ed ha portato la vicenda alla Corte di Appello.
Subito il giudice ha richiesto alla ditta e360 di dimostrare i danni subiti ed il loro fatturato.

Qui viene il bello perchè Linhardt ha pensato che se aveva ottenuto così facilmente un risarcimento di 11,7 milioni di dollari, perchè non chiedere di più? Così prima ha chiesto 135 milioni, poi 122 ed infine è sceso a 30 milioni, mentre i profitti totali dell'azienda sarebbero di soli 332.000 dollari, che poi sarebbero distribuiti fra varie società di Linhardt e non solo e360.

Secondo il giudice,comunque, nessun importo proposto da e360 può essere preso in considerazione, in quanto non offre una base ragionevole per basare un premio danni.
Quindi Linhardt ha
ottenuto infine, 27 mila dollari ma Spamhaus non pensa neanche lontanamente a pagare perchè secondo lui,il tribunale non poteva decidere in quanto l'azienda è una società britannica e la sentenza contumaciale, contro un soggetto estero, che non ha legami con gli Stati Uniti, dimostra come gli spammer possano facilmente aver partita vinta nei tribunali americani, senza che venga addotta alcuna prova.

martedì 8 giugno 2010

Ex dirigente MTV, nei guai per CD promo su Ebay


Una corte a Seattle negli Stati Uniti dovrà pronunciarsi se è illegale o no la vendita di CD promo ed anche nel Regno Unito ci sarà una causa simile, in quanto James Hyman, un dirigente di alto profilo ex-MTV e DJ radio è sospettato di aver venduto centinaia di dischi promo su Ebay, molti dei quali sono finiti in mano a persone che li hanno condivisi liberamente su Internet.

I cd “promo” sono CD inviati dalle etichette agli addetti ai lavori ed alle stazioni radio ed ognuno riporta la dicitura “uso soltanto promozionale, non per la vendita”
L'Universal Music ha denunciato un rivenditore di Ebay “Roast Beast Music”che compra i CD promo presso i negozi di dischi usati e poi li rivende su Ebay. Già nel 2008 “Roast Beast Music”aveva vinto la causa ma l'Universal è ricorsa in appello ed appunto, la corte di Seattle dovrà pronunciarsi sulla vicenda.

Nello stesso, come detto, anche nel Regno Unito un'inchiesta è stata aperta su James Hyman, il cui nome saltò fuori in un forum on line come contatto per alcuni brani inediti, che potevano essere acquistati su Ebay.

Hyman fu dirigente dell'MTV dal 1988 al 2000 e sicuramente ha ottenuto i promo, al 100% legalmente. Comunque, il fatto che il suo nome ed il suo contatto Ebay fosse stato rivelato su quel forum, ha procurato non pochi guai ad Hyman, che poi ha minacciato l'amministratore del forum di azioni legali e la discussione è stata modificata ma questo non ha impedito che si investigasse su di lui e sul suo contatto Ebay.

Secondo quanto è scritto sul suo sito, Hyman ha una biblioteca personale di supporto che comprende oltre un milione di riviste, oltre 50.000 dischi in vinile e più di 50.000 CD. Sembrerebbe normale che abbia voluto venderne qualche CD su Ebay e certo non poteva pensare che qualcuno, al quale aveva venduto un CD, lo volesse condividere su internet bisognerà, però,vedere ora cosa pensa la legge della vicenda, perchè indubbiamente dal suo agire, le etichette hanno ricavato un danno.

venerdì 28 maggio 2010

Irlanda: disconnessioni anche sul mobile


In Irlanda, come sappiamo, è divenuto da poco operativo l'accordo fra l'IRMA, che rappresenta le quattro più grandi major e l'ISP Eircom che porterà alla disconnessione degli utenti recidivi anche per un anno.
Ora però l'IRMA sta rivolgendo la sua attenzione anche sul settore mobile a banda larga.
Infatti, una citazione da parte degli avvocati che agiscono per conto di EMI,Warner,Universal e Sony è stata inviata contro gli operatori di telefonia mobile 02 e 3.
Secondo Irish Times i responsabili di 02, stanno studiando la questione ma non pensano di poter essere coinvolti nelle operazioni di file-sharing illegali, attuate dai loro clienti.
Risulterebbe inoltre che anche i responsabili di 3 abbiano ricevuto documenti legali.
Questo risvolto della vicenda potrebbe essere molto interessante, in quanto molti utenti, anche nel Regno Unito, spaventati dall'introduzione del Digital Economy Bill, hanno dichiarato che sarebbero passati al wireless 3G, anche perchè gli operatori hanno sempre dichiarato, che per come è impostato il sistema, potrebbe essere quasi impossibile abbinare gli indirizzi IP monitorati con clienti specifici. Bisognerà quindi vedere che frecce ha nel suo arco IRMA, per costringere gli ISP di telefonia mobile a fare come Eircom.

giovedì 27 maggio 2010

UK: avvocati mandano questionari con trucco


Gli avvocati dell'ACS law di cui abbiamo già parlato, stanno inviando lettere con richieste di risarcimento per il secondo anno, ma la loro tecnica è cambiata, divenendo più subdola. Infatti mandano questionari, rispondendo ingenuamente ai quali, la gente si auto-incrimina. Il caso è stato portato all'attenzione dell'opinione pubblica dalla rivista Which?

Del resto gli avvocati dell'ACS non vogliono fare la fine di quelli del Davemport Lyons nei confronti dei quali è stato iniziato un procedimento disciplinare per cattiva condotta.
Infatti, le lettere che essi mandano non accusano direttamente le persone ma dicono che la loro connessione è stata usata per violare e propongono una cifra per risolvere qualunque problema legale futuro.
Nel momento, poi, che il destinatario della lettera risponde negando, mandano questionari, rispondendo ai quali il malcapitato utente può ingenuamente incriminare lui od altre persone ed in ogni caso rivela dati personali.

Come è stato detto, secondo Deborah Prince, capo degli affari legali di Which?, i destinatari delle lettere non debbono assolutamente rispondere ai questionari, in quanto è un atto bullistico.

Eppure nonostante la pubblicità data da riviste e giornali e blog a questo sistema usato dagli avvocati, tanta gente casca nella rete e paga e nei primi 11 mesi d'attività, essi hanno ricavato ben £ 1.000.000 da queste lettere e senza che nessun caso sia stato portato all'attenzione della corte.
Quindi, qualunque cosa arrivi, se proprio si vuole stare sicuri, conviene rivolgersi ad un legale, magari ma assolutamente non pagare.

mercoledì 12 maggio 2010

Sexy-shop non ottiene il rinnovo anche per abusi contro file-sharer


Una società che gestisce sexy-shop ed è di proprietà di uno degli uomini più ricchi della Gran Bretagna, è stata sottoposta a campagna diffamatoria in quanto cliente degli avvocati dell'ACS law ed in seguito ha rinunciato a chiedere la licenza ed ha chiuso il negozio.

Questa volta la fama di persecutori di file-sharer con l'invio di richieste di denaro, in seguito a presunte infrazioni, degli avvocati dell'ACS law, ha
coinvolto anche David Sullivan, proprietario del Daily Sport e del Sunday Sport e presidente del club di calcio del West Ham United.

La sua attività è però principalmente legata al mercato pornografico ed ora un negozio di proprietà di Sullivan è divenuto vittima, in seguito anche ai controversi sistemi utilizzati dagli avvocati dell'ACS law, partner legali.
Infatti Sullivan è proprietario della Darker Enterprises Ltd, società che gestisce una catena di sexy shop e che all'inizio di quest' anno ha chiesto il rinnovo licenza.
Ma, come prescrive la legge, che ne dà la possibilità, sono stati presentate varie obiezioni contro questo rinnovo ed una riguardava l'atteggiamento bullistico nei confronti di file-sharer innocenti, accusati di aver scaricato illegalmente materiale pornografico. Le imprese Darken hanno quindi preferito rinunciare al rinnovo, hanno poi chiuso il negozio e lasciato la città.

Ovviamente la vicenda riguarda un singolo negozio, ma i responsabili della società si sono lamentati della campagna diffamatoria nazionale che li ha avvolti e che può arrecare danno alla loro attività.

Sempre i responsabili della Darken hanno precisato che la Sheptonhurst Ltd., che è una controllata di Darker Enterprises Ltd, è stata avvicinata da un gruppo d'avvocati, ossia dal gruppo ACS law, che hanno offerto i loro servigi per i problemi relativi al copy-right su internet e la decisione di servirsi del loro aiuto legale è stata presa a livello operativo da vari distributori, senza che Sullivan ne sapesse qualcosa.
Sicuramente una simile reazione fa capire che gli avvocati dell'ACS law si sono fatti molti nemici e che i loro partner commerciali cominciano a prendere le distanze, temendo che le opposizioni alle licenze si possano diffondere a macchia d'olio, mettendo in difficoltà la loro attività.

lunedì 3 maggio 2010

Anche Pirate Bay contro il Digital Economy Bill

Anche Pirate Bay scende in piazza contro la legge inglese che come sappiamo, prevede la
disconnessione degli utenti e la chiusura dei siti web, su richiesta dei detentori dei diritti, senza
passare per i tribunali.



Sicuramente uno dei siti che rischia maggiormente l'oscuramento è Pirate Bay che è proprio
l'emblema della condivisione per eccellenza. Quindi ora sulla home del sito c'è un bollettino ed una nuova immagine, che sostituisce la famosa nave, che spiega ciò che possono fare gli utenti per ottenere una revoca della legge.



Oltre a spiegare bene la normativa, si invita a mandare un'e-mail ai loro deputati perchè si mobilitino ed inoltre a diffondere la voce su internet perchè altri lo facciano.


Anche perchè non tutto è ancora perduto perchè con le vicine elezioni di Maggio, questa legge
è divenuta un punto di contesa fra candidati e i socialdemocratici, già hanno detto che, in caso
di vittoria, chiederanno la sua abrogazione.