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domenica 22 agosto 2010

Manager degli U2, è contro il concetto di free

Nei giorni precedenti ferragosto è uscita una lunga intervista del manager degli U2 Paul McGuinness sull'edizione inglese di GQ Magazine, che parla del futuro della musica, chiaramente come è solito fare da anni, dando tutta la colpa della crisi dell'industria musicale, alla pirateria. Il succo del discorso, dal suo punto di vista si può concentrare sul fatto che la band fa spettacoli ma vende sempre meno dischi.



Fra le cause che lui individua, c'è il fatto che sempre più giovani cercano materiale illegale e questo senza sentirsi moralmente in colpa.


Altro fattore negativo è stata secondo lui, l'introduzione della banda larga, che serve essenzialmente per scaricare materiale illegale. Qui c'è sicuramente da dire che non so se esisterebbe ad esempio You tube se ci fossero tutte connessioni di vecchio tipo.


Ma soprattutto secondo il manager degli U2 è stato il free che ha distrutto il mondo musicale ed ora sta facendo la stessa cosa con film e libri e forse, ora che la situazione è gravissima le grandi etichette discografiche si rendono conto che il “free” ha un prezzo, che comporta meno investimenti nei talenti e quindi anche meno artisti.


Inoltre egli dice che i grandi artisti non vogliono parlare di pirateria perchè hanno paura, in tal modo di inimicarsi i loro fan, basta vedere come Lars Ulrich dei Metallica sia stato massacrato quando ha criticato Napster.


Paul McGuiness, per risolvere il problema, vorrebbe in tutto il mondo un intervento degli ISP che controllino e filtrino come prevedono la “risposta graduata “ applicata in Francia e il Digital Economy Bill, nel Regno Unito, non che ci siano paesi come la Spagna ed il Brasile con un tasso di pirateria alle stelle.


Il mondo che egli sogna è quello senza più scarichi gratis ma con utenti che paghino sempre gli artisti, anche per gli streaming su internet ossia un mondo di micro.pagamenti, in cui la tecnologia permetterà di identificare l'utilizzo di ogni canzone, poi di identificarne immediatamente il detentore dei diritti e retribuirlo.


Inoltre gli utenti potranno pagare per un servizio come Spotify o attraverso abbonamenti direttamente con gli ISP, con cifre differenziate se si vuole migliore qualità ed un servizio più rapido. E una significativa minoranza continuerà a comprare i CD, desiderare la confezione, i disegni della copertina e il senso di appartenenza.


Insomma per il manager degli U2, abbasso il free, viva qualunque forma di pagamento.

venerdì 20 agosto 2010

Un re dell'industria porno dice che la pirateria è pubblicità

Secondo il Ceo di Private Media Group, una delle più grandi società d'intrattenimento per adulti, quotata anche al Nasdaq in borsa, la pirateria e l'industria pornografica sono strettamente correlate, in quanto più persone vedono, più promozione si ha. Quindi lui considera la pirateria come un fenomeno difficile da combattere e che è, invece, da sfruttare con nuovi modelli di business, ad esempio vendendo accessori al grande pubblico acquistato tramite essa. Indubbiamente il Ceo di Private Media Group la pensa diversamente da molti suoi concorrenti, ma non bisogna dimenticare che la società è stata per breve tempo proprietaria di Napster.



Il Ceo dice che i giovani sono attratti dalla pirateria e non importa ad essi se è possibile identificare il loro indirizzo IP, continuano lo stesso a scaricare, è un fenomeno a cui bisognerà rassegnarsi ed appunto si dovrà sfruttare la potenza del download illegale come strumento promozionale e vendendo quello che è difficile “piratare”.

mercoledì 7 luglio 2010

La maggior parte dei siti BitTorrent chiusi, torna on line

Una grande offensiva contro i siti BitTorrent è stata sferrata dopo il processo di Pirate Bay e soprattutto nelle ultime settimane né sono stati chiusi parecchi, un po' in tutto il mondo ma, chi inizia questa attività, ormai considera la possibilità di chiusura un rischio professionale e si cautela con backup e prestanome ed il materiale del sito torna on line velocemente.



Una volta c'erano solo grossi siti di file.sharing, tipo Napster, Grokster e Kazaa a dominare la scena e le associazioni anti-pirateria con lunghi processi li hanno fatti chiudere ma nel frattempo ne sono nati, decine, centinaia, migliaia ad emulazione e l'introduzione del protocollo BitTorrent ha favorito lo svilupparsi di siti di questo tipo.


Solo che la MPAA almeno negli Stati Uniti ha cercato di fermare almeno quelli più grossi e le vicende di Loki Torrents ed Elite Torrens hanno avuto ripercussioni internazionali ma soprattutto gli ammnistratori di grossi siti in vista hanno cominciato ad organizzarsi con backup e cercandosi host fuori dagli Stati Uniti.


Del resto sembra ancora attivo il sito di Pirate Bay eppure ha subito un raid al server, un processo con condanna degli amministratori, un blocco da parte degli ISP in vari paesi tra cui l'Italia, ha dovuto eliminare il tracker e cambiare host varie volte.


Anche Newzbin il famoso indicizzatore Usenet, ben presto è risorto con altro amministratore ma usando la stessa url e così Rslog e nCore, famoso sito ungherese ed anche Chatanka.imfo la biblioteca bulgara, dopo nove giorni dalla chiusura era di nuovo on line.


Anche due dei nove siti di file-sharing chiusi in America la settimana scorsa sono di nuovo on line, con host e personale non americano e presto altri seguiranno.


Bisognerà quindi vedere come intendono controbattere le associazioni anti-pirateria che si saranno sicuramente accorte che i loro sforzi e le spese sostenute per i processi non ha finora portato ad una diminuzione dei siti che offrono materiale illegale on line.

venerdì 4 giugno 2010

Dai fondatori di Kazaa e Skype, nasce RDIO


Niklas Zennstrom e Janus Friis, la coppia che fondò,Kazaa, Skype ed lo sfortunato sito di video Joost, hanno dato vita ad un nuovo servizio di streaming di musica illimitato,chiamato RDIO, basato su abbonamento.

RDIO offrirà abbonamenti al prezzo di 5 o 10 dollari al mese, per poter usufruire di accesso illimitato ad un catalogo musicale di grandi dimensioni,forse di oltre cinque milioni di brani, tra cui anche canzoni delle maggiori etichette discografiche. Non sembra, in effetti, una novità anche perchè molti servizi simili che offrivano abbonamenti non sono mai decollati, ad esempio Rhapsody, ha perso soldi e pur essendo nato nel 2001, ha ancora solo 650.000 abbonati ed anche Napster, acquistato da Best Buy non se la passa meglio. Anche perchè la gente vuole ascoltare musica propria anche L'Apple ha più volte detto di non essere interessata a servizi di abbonamento.

E' vero però che Spotify in Europa si è rivelato un successo anche se finora le grandi etichette si erano opposte ad un'introduzione di una versione di Spotify negli Stati Uniti e forse RDIO potrebbe essere la risposta giusta che sfrutta la volontà delle persone di ascoltare la musica su internet da una molteplicità di dispositivi, soprattutto mobili.

Del resto c'è stato un periodo durante il quale Niklas Zennstrom e Janus Friis sembrava non sbagliassero mai un colpo, infatti Kazaa, il servizio di file-sharing è stato estremamente popolare fra gli appassionati di musica, anche se poi sappiamo tutti come è finito, fra malware e cause delle major e nel 2006 la coppia ha venduto il proprio servizio di telefonia, per 2,6 milioni di dollari, potrebbe quindi essere che anche questa volta la loro impresa si trasformi in un successo.