La corte d'appello di Stoccolma ha emesso il verdetto, riconoscendo i quattro del team di Pirate Bay, di nuovo colpevoli ma riducendo il periodo di condanna al carcere, rispetto alla sentenza di un anno fa ed aumentando invece, i soldi che debbono essere pagati per risarcire i danni che ora ammontano a più di 6,5 milioni di dollari, da dividere fra gli imputati. In particolare Peter Sunde, alias “Brokep”è stato riconosciuto colpevole, di contribuzione alla violazione del copyright, come del resto tutti gli altri e condannato a 8 mesi di prigione, Fredrik Neij alias ‘TiAMO’ è stato condannato a dieci mesi di prigione e aCarl Lundström, sono stati assegnati quattro mesi di prigione.
Gottfrid Svartholm, non è stato incluso, per ora nella sentenza, perchè era assente a causa di motivi di salute ed il suo caso sarà giudicato successivamente.
Secondo la corte il sito di Pirate Bay ha facilitato la violazione del copyright determinando quindi responsabilità penali, per coloro che hanno gestito il servizio, in vario modo e misura.
Indubbiamente, con tale sentenza si è scelto di dare un esempio ed infatti anche l'avvocato delle major Monique Wadsted ha commentato la decisione dei giudici, dicendo che è un sollievo vedere che chi svolge tale attività, verrà spedito in prigione.
Comunque i tre del team pensano ora di rivolgersi alla Corte Suprema ed in realtà, il sito, ora di proprietà della società Reservella, continua ad essere operativo come prima.
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venerdì 26 novembre 2010
lunedì 18 ottobre 2010
Russia: Google,Vkontakte,lettera alle major
Cinque società che agiscono in Russia fra cui Google, Vkontakte, Mail.ru e due motori di ricerca, hanno scritto alle industrie dei media, chiedendo che cessino le azioni contro di loro per atti di pirateria compiuti dai loro utenti. La legge Russa infatti, a differenza di quanto succede nel resto del mondo, ritiene responsabile il prestatore del servizio dell'atto di pirateria compiuto dagli utenti.
Queste società di servizi sostengono che sono gli utenti finali a violare e nei loro confronti dovrebbero agire le major e che è realmente impossibile controllare il materiale caricato da migliaia di utenti. Mentre le major, non accettano questa linea e dicono che è responsabilità del sito, il materiale caricato dagli utenti e che le società debbono assumere più personale per il controllo.
Le società di servizio, propongono alle major un sistema per risolvere le controversie direttamente con i trasgressori. Ad esempio una volta ricevuto un avviso di takedown, essi avvertirebbero l'utente o l'uploader della denuncia. Quest'ultimo poi, potrà contestare l'accusa direttamente ai detentori di contenuti.
Le società coinvolte sperano così di non essere più coinvolti in cause tipo quella che vede coinvolto il sito di social network, Vkontakte, al quale Gala Records ha chiesto 22.000 dollari per alcune canzoni pop caricate dagli utenti. Soprattutto, però le società di servizi, hanno paura, che, senza un accordo con i produttori dei contenuti, potrebbe prendere una brutta piega la legge su cui sta lavorando il governo per la regolamentazione di internet e che prevede che i fornitori di servizi vengano tassati, per ricompensare i detentori del copy-right delle perdite subite.
Queste società di servizi sostengono che sono gli utenti finali a violare e nei loro confronti dovrebbero agire le major e che è realmente impossibile controllare il materiale caricato da migliaia di utenti. Mentre le major, non accettano questa linea e dicono che è responsabilità del sito, il materiale caricato dagli utenti e che le società debbono assumere più personale per il controllo.
Le società di servizio, propongono alle major un sistema per risolvere le controversie direttamente con i trasgressori. Ad esempio una volta ricevuto un avviso di takedown, essi avvertirebbero l'utente o l'uploader della denuncia. Quest'ultimo poi, potrà contestare l'accusa direttamente ai detentori di contenuti.
Le società coinvolte sperano così di non essere più coinvolti in cause tipo quella che vede coinvolto il sito di social network, Vkontakte, al quale Gala Records ha chiesto 22.000 dollari per alcune canzoni pop caricate dagli utenti. Soprattutto, però le società di servizi, hanno paura, che, senza un accordo con i produttori dei contenuti, potrebbe prendere una brutta piega la legge su cui sta lavorando il governo per la regolamentazione di internet e che prevede che i fornitori di servizi vengano tassati, per ricompensare i detentori del copy-right delle perdite subite.
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mercoledì 29 settembre 2010
Pirate Bay: secondo giorno dell'appello
Durante il secondo giorno l'accusa ha insistito sul fatto che Pirate Bay fosse un 'attività commerciale e che i quattro imputati, tutti coinvolti nella gestione, avessero guadagnato fino a 35 milioni di corone. Inoltre ognuno dei quattro aveva un proprio ruolo nell'organizzazione, si può dire criminale, ad esempio secondo il pubblico ministero Roswall, Gottfrid Svartholm e Fredrik sono stati i principali programmatori, Peter Sunde ha coordinato la programmazione e l'ottimizzazione della ricerca ed inoltre, curava i contratti con gli inserzionisti pubblicitari mentre Carl Lundstrom,è stato il finanziatore iniziale ed è stato, anche, coinvolto nella pianificazione strategica. Più tardi prende la parola, Peter Danowsky dell' IFPI, che chiede venga mantenuta la precedente richiesta di risarcimento, in quanto gli imputati mettevano a disposizione del pubblico, album coperti dal copy-right, alcuni, come quelli dei Beatles, di cui non esiste una copia digitale acquistabile. Il danno deve essere per lui, calcolato su base mondiale, indipendentemente che i downloader non avessero lo stesso intenzione di acquistare legalmente la copia. Anche la presenza di album, in condivisione, prima del loro rilascio ufficiale dovrebbe richiedere danni compensativi più alti.
Ha poi preso la parola Monique Wadsted, che rappresenta le industrie cinematografiche statunitensi e ha detto che le case cinematografiche vogliono sia il risarcimento per i titoli in causa, ma anche danni generici per le perdite subite dall'industria in generale, a causa di The Pirate Bay. Ha detto inoltre, che The Pirate Bay rende più difficile, per i titolari dei diritti d'autore, recuperare i loro investimenti nel cinema.
Vedremo che cosa altro verrà detto nei prossimi giorni, per ora però l'appello è solo una copia del primo processo.
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giovedì 23 settembre 2010
Il parlamento Europeo approva relazione anti-pirateria
E' stata approvata con 328 voti a favore, 245 contrari ed 81 astenuti la relazione proposta da Marielle Gallo, dell'entourage di Sarkozy, che non è una legge ma questo non la rende meno pericolosa perchè offre consigli ai vari governi europei affinchè adottino misure sempre più severe contro la pirateria.
Fra le altre cose, spinge i governi ad adottare sistemi del tipo dei tre avvisi e la disconnessione e promuove accordi privati fra ISP e titolari del copyright, in modo che possano agire incisivamente sui trasgressori del diritto d'autore. L'attuazione di queste misure antipirateria potrebbe minacciare il diritto alla privacy ed ad un processo equo. Inoltre, come in qualche modo si vuol fare anche con ACTA ed in linea con le intenzioni espresse più volte dai membri del governo Obama, non s'intende distinguere penalmente la contraffazione e il file-sharing non autorizzato. Infatti i due termini sono usati in modo intercambiabile nella relazione Gallo e questo è sicuramente fuorviante. C'è però anche da dire, che non essendo una legge bisogna poi vedere come i rispettivi governi pensino di attuare le nuove norme. Si è visto, infatti, sia in Francia, che nel Regno Unito che non è passata la disconnessione, senza intervento del tribunale.
Inoltre, sempre nella stessa relazione, c'è scritto che i titolari dei diritti dovrebbero offrire un miglior accesso ai contenuti legali, non ci dovrebbe essere solo il monopolio di Itunes ma si dovrebbero creare varie opzioni a prezzi concorrenziali, in modo da aumentare il download legale nell'UE. Infine in alcuni punti la relazione cerca anche di difendere il diritto degli utenti a non dover dimostrare la legalità dei loro contenuti digitali, in quanto dovrebbero essere i proprietari dei contenuti a fornire prove certe della violazione. Certo è possibile che vengono stretti accordi privati fra fornitori di contenuti ed ISP ma quest'ultimi potrebbero attuare simili accordi se guadagnassero anch'essi tramite, ad esempio, abbonamenti con i quali possano offrire il download legale di contenuti altrimenti, come hanno sempre resistito finora , sarà molto difficile che in futuro decidano di stringere accordi con le major.
sabato 10 luglio 2010
BT e Talk talk contestano il Digital Economy Bill
Due Isp rivali, nel Regno Unito, hanno ora unito i loro sforzi per chiedere all'Alta Corte un riesame della legge conosciuta come Digital Economy Bill che a loro parere è stata approvata di fretta, senza che fosse passata attraverso le corrette procedure parlamentari.
Ad aprile, come sappiamo è stata approvata in UK, la legge contro la pirateria conosciuta come Digital Economy Bill, piuttosto di fretta perchè procrastinare la discussione avrebbe voluto significare non poter più approvare la legge prima delle elezioni e quindi dover lasciare il compito ai nuovi rappresentanti del governo scelti dal popolo.
Ora però due ISP inglesi vogliono che l'Alta Corte, prima di essere costretti ad investire decine di migliaia di sterline in nuovi sistemi, dia un parere sul fatto che la legge sia effettivamente applicabile e non in contrasto ad esempio con le direttive sul commercio elettronico che limitano gli obblighi degli ISP.
Inoltre anche dal punto di vista delle leggi sulla privacy la legge potrebbe essere lacunosa e Dunston il CEO di Talk Talk ha spesso sottolineato che le misure per contrastare le violazioni del copy-right, potrebbero minare “i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini”.
Stranamente anche BT che invece è stato sempre molto sollecito ad accontentare le richieste delle major e quindi a rivelare i dati dietro gli indirizzi IP, sembra questa volta d'accordo con Talk talk, del resto nessun ISP si vuole alienare le simpatie dei suoi clienti ed alla fine dover togliere le castagne dal fuoco a vantaggio delle industrie produttrici dei contenuti che avrebbero solo vantaggi e nessun onere con l'applicazione della legge.
Ad aprile, come sappiamo è stata approvata in UK, la legge contro la pirateria conosciuta come Digital Economy Bill, piuttosto di fretta perchè procrastinare la discussione avrebbe voluto significare non poter più approvare la legge prima delle elezioni e quindi dover lasciare il compito ai nuovi rappresentanti del governo scelti dal popolo.
Ora però due ISP inglesi vogliono che l'Alta Corte, prima di essere costretti ad investire decine di migliaia di sterline in nuovi sistemi, dia un parere sul fatto che la legge sia effettivamente applicabile e non in contrasto ad esempio con le direttive sul commercio elettronico che limitano gli obblighi degli ISP.
Inoltre anche dal punto di vista delle leggi sulla privacy la legge potrebbe essere lacunosa e Dunston il CEO di Talk Talk ha spesso sottolineato che le misure per contrastare le violazioni del copy-right, potrebbero minare “i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini”.
Stranamente anche BT che invece è stato sempre molto sollecito ad accontentare le richieste delle major e quindi a rivelare i dati dietro gli indirizzi IP, sembra questa volta d'accordo con Talk talk, del resto nessun ISP si vuole alienare le simpatie dei suoi clienti ed alla fine dover togliere le castagne dal fuoco a vantaggio delle industrie produttrici dei contenuti che avrebbero solo vantaggi e nessun onere con l'applicazione della legge.
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giovedì 3 giugno 2010
Canada: terza legge sul copy-right

Dice giustamente il proverbio “non c'è due senza tre” e dopo la legge C-60 del 2005 e la C-61 del 2008 è ora la volta della C-31, presentata in Parlamento mercoledì.
Per lo più si tratta dell'imposizione di regole che maggiormente proteggono i detentori dei diritti e le industrie creative, mentre continuano a difendere, almeno apparentemente, il consumatore occasionale.
Finora il Canada era stato molto liberale e criticato dall'industria, soprattutto degli Stati Uniti, per non essere abbastanza duro, anzi era finito nella lista delle nazioni più pericolose per la pirateria, insieme ad esempio alla Russia ed alla Spagna.
Sembra che nella legge rimangano apparentemente invariati alcuni vantaggi per i consumatori finali, diciamo apparentemente perchè, invece, la questione DRM cambierà molto le cose, comunque sarà permesso il trasferimento dei brani da un CD ad un comune lettore MP3,oppure l'ottenimento di una copia per uso personale di un film in DVD ed anche la registrazione da TV.
Ma nel testo della proposta di legge, sembrerebbe che ci siano norme più dure che riguardano l'aggiramento del DRM, cosa che alla fine, come più volte detto, pregiudica solo i clienti legittimi, che non potranno neanche fare una copia in un formato diverso, diciamo di spostamento, se la versione originale è provvista di DRM.
Indubbiamente, su tal punto si è cercato di accontentare la MPAA e la RIAA, anche se la cosa è criticata dal Partito Pirata Svedese in quanto, secondo lo stesso, in tal modo si viola la libertà dei singoli consumatori di controllare ciò che è già proprio, impedendo il bypass del DRM.
Infatti avevamo già parlato in tal senso delle paure di Gary Fung di Isohunt che si preoccupava dell'introduzione degli avvisi di takedown, in Canada, già previsti dal DMCA degli Stati Uniti, che avrebbero messo in crisi oltre ai motori Torrent anche siti come You tube e Facebook e nello stesso tempo temeva che i consumatori perdessero i loro diritti di “fair use”.
In effetti quello che temeva Gary Fung è poi quello che ci si può aspettare leggendo il disegno dellla legge C-31, anche se Tony Clement ha presentato la legge con parole che farebbero ben sperare per tutte le parti in causa,non solo per le industrie detentrici dei diritti d'autore:
“ Siamo lieti di informarvi che il governo del Canada ha introdotto una legislazione per modernizzare il Copyright Act, portandolo al passo con i progressi dell'era digitale.
Questa normativa porterà il Canada in linea con le norme internazionali e promuoverà l'innovazione e la creatività nazionale. Si tratta di un approccio equo, equilibrato e di buon senso, nel rispetto sia dei diritti dei creatori, sia degli interessi dei consumatori, in un mercato moderno."
lunedì 31 maggio 2010
Le major ricavano solo 30.000 dollari da Pirate Bay

Le major dovrebbero incassare, dai vari contenziosi oltre 6 milioni di dollari dal team di Pirate Bay, ma nonostante tutti i loro sforzi, sono riusciti finora solo a ricavare 30.000 dollari da Carl Lundström, che in realtà era poco coinvolto con il sito. Tutti gli esattori non sono stati in grado di trovare un qualsiasi bene di Peter Sunde e dei fondatori di Pirate Bay Fredrik Neij e Gottfrid Svartholm, da poter ipotecare.
Del resto i tre del team avevano parlato molto chiaro, dopo aver perso la causa che li costringeva al pagamento del risarcimento di oltre un milione di dollari ciascuno e di cui in settembre ci dovrebbe essere l'appello, dicendo che essi non possedevano nulla e che se anche avessero avuto qualcosa, avrebbero preferito bruciarlo piuttosto che darlo alle major.
Inoltre subito, dopo aver perso la causa essi hanno trasferito i loro conti altrove, chi dice alle Seychelles, quindi, essendo fuori del territorio svedese è difficile ottenere un'ingiunzione.
Del resto anche Lars Gimby di un'agenzia di recupero crediti svedese ha detto sconsolato, che non possono pignorare beni che non esistono.
Nello stesso tempo, il sito Pirate Bay nonostante, tutte le spese legali sostenute dalle major, contro host, ISP, tracker è più on line che mai.
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mercoledì 19 maggio 2010
Il Partito Pirata svedese sarà il nuovo host di Pirate Bay

Dopo la giornata di ieri, in cui, il più famoso sito BitTorrent del mondo, è stato messo offline dal suo host tedesco che altrimenti avrebbe rischiato il carcere, oppure di dover pagare una salatissima penale, stamattina Rick Falkvinge del Partito Pirata svedese, ha offerto di garantire la larghezza di banda per il sito, dicendo che sono stanchi del gioco del gatto di Hollywood con il topo Pirate Bay ed hanno deciso di supportare il sito, in quanto è tempo di scendere in lotta per quello che si crede un'attività legittima.
Continua, il leader del Partito del Pirata che Pirate Bay è una pagina di ricerca e come tale non è responsabile dei risultati. Inoltre,sempre secondo lui, il tentativo di mettere a tacere Pirate Bay è un tentativo di censura politica e qualsiasi persona dalla mentalità democratica si deve opporre a ciò.
Certo c'è anche da dire che le elezioni in Svezia sono vicine e prendere le difese di Pirate Bay, sicuramente farà colpo sulle masse, vedremo ora cosa accadrà.
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lunedì 17 maggio 2010
Fissato appello Iinet contro AFACT

Una sentenza che fece scalpore quella che coinvolse varie major americane contro l'ISP australiano iinet e che si risolse, ad inizio anno con la vittoria dell'ISP, in quanto fu decretato che non era responsabile delle violazioni compiute dai suoi utenti tramite BitTorrent.
Spesso ed in varie parti del mondo, si è voluto dare la colpa all'ISP per le violazioni compiute dai propri utenti o costringerli a filtrare od a bloccare l'accesso ad internet di siti, come nel caso in cui,abbiamo parlato qui e riguardava l'ISP tedesco CB3ROB Ltd e Pirate Bay. Ecco perchè fece molto scalpore la sentenza australiana che scagionava l'ISP.
Ora è stata decisa la data dell'appello, che inizierà il 2 agosto, in quanto le major non hanno accettato la decisione del giudice Cowdroy dicendo che la sentenza creava un ambiente inaccettabile per i creatori e fornitori dei contenuti e rappresentava una grave minaccia per l'economia digitale australiana.
Michael Malone, il proprietario di iinet, è piuttosto ottimista riguardo al risultato dell'appello, anche se sono state presentate quindici obiezioni contro la decisione del giudice Cowdroy, e inoltre dice che non è in questo modo che si fermerà la pirateria, anche nel caso, improbabile secondo lui, che le major vincano l'appello.
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martedì 4 maggio 2010
Brein vuole che ISP olandese blocchi Pirate Bay
La famosa associazione anti-pirateria Brein che, come sappiamo, è riuscita a costringere Mininova ad eliminare tutti i Torrent e praticamente a decretarne la fine come sito di successo, non vuole dare scampo a Pirate Bay in Olanda.
Dopo essere riuscita ad ottenere una vittoria in tribunale contro gli amministratori di Pirate Bay, che però sulla carta si è rivelata piuttosto inconsistente, ora minaccia Ziggo,il più grande provider olandese che nel 2009 ha avuto entrate per circa 1,3 miliardi di euro.
Ricordando la vicenda, simile a quella avvenuta in Svezia, di cui abbiamo parlato qui,anche in Olanda fu intimato ai tre amministratori di pirate Bay di bloccare l'accesso ai visitatori olandesi, entro il 1 Marzo 2010, altrimenti avrebbero dovuto pagare una penale di 5000 euro a persona.
Ma, come in Svezia, anche in questo caso i tre del team di Pirate Bay, dissero di non essere più coinvolti nella gestione del sito e quindi, di non poter far nulla, per bloccare l'accesso dello stesso, ai visitatori olandesi.
Ora Brein sta cercando di ottenere che Ziggo mandi off line in Olanda Pirate Bay, perchè il sito è responsabile di pirateria su larga scala, i suoi amministratori sono stati condannati e perchè Pirate Bay si rifiuta di collaborare con i detentori dei diritti d'autore, eliminando il materiale illegale da essi segnalato.
Brein poi ha minacciato Ziggo di corresponsabilità citando l'articolo 6:162 del codice civile olandese che, in modo generico, dice che se una persona è in qualche modo responsabile di un danno anche se fatto da altri, deve riparare al danno stesso.
Brein vorrebbe quindi che Ziggo applichi un filtro in grado di bloccare gli IP ed i nomi di dominio, presenti e futuri di Pirate Bay e concede solo 24 ore dall'ingiunzione stessa.
Ma da quello che è trapelato, Ziggo ha risposto in modo negativo, dicendo che gli ISP non sono responsabili del materiale veicolato attraverso la loro rete e non vi è alcuna base giuridica che costringa l'ISP ad ottemperare alla richiesta.
Dopo essere riuscita ad ottenere una vittoria in tribunale contro gli amministratori di Pirate Bay, che però sulla carta si è rivelata piuttosto inconsistente, ora minaccia Ziggo,il più grande provider olandese che nel 2009 ha avuto entrate per circa 1,3 miliardi di euro.
Ricordando la vicenda, simile a quella avvenuta in Svezia, di cui abbiamo parlato qui,anche in Olanda fu intimato ai tre amministratori di pirate Bay di bloccare l'accesso ai visitatori olandesi, entro il 1 Marzo 2010, altrimenti avrebbero dovuto pagare una penale di 5000 euro a persona.
Ma, come in Svezia, anche in questo caso i tre del team di Pirate Bay, dissero di non essere più coinvolti nella gestione del sito e quindi, di non poter far nulla, per bloccare l'accesso dello stesso, ai visitatori olandesi.
Ora Brein sta cercando di ottenere che Ziggo mandi off line in Olanda Pirate Bay, perchè il sito è responsabile di pirateria su larga scala, i suoi amministratori sono stati condannati e perchè Pirate Bay si rifiuta di collaborare con i detentori dei diritti d'autore, eliminando il materiale illegale da essi segnalato.
Brein poi ha minacciato Ziggo di corresponsabilità citando l'articolo 6:162 del codice civile olandese che, in modo generico, dice che se una persona è in qualche modo responsabile di un danno anche se fatto da altri, deve riparare al danno stesso.
Brein vorrebbe quindi che Ziggo applichi un filtro in grado di bloccare gli IP ed i nomi di dominio, presenti e futuri di Pirate Bay e concede solo 24 ore dall'ingiunzione stessa.
Ma da quello che è trapelato, Ziggo ha risposto in modo negativo, dicendo che gli ISP non sono responsabili del materiale veicolato attraverso la loro rete e non vi è alcuna base giuridica che costringa l'ISP ad ottemperare alla richiesta.
La pornografia infantile, alibi per filtrare la rete
Le lobby dell'anti-pirateria sono davvero interessate a debellare la pirateria infantile? Sembrerebbe proprio invece una ricerca di un alibi per aumentare i controlli sulla rete e giungere a colpire i siti dove si possono condividere file. Ora una nuova direttiva presentata alla UE, sembrerebbe dimostrare che le loro strategie stanno raccogliendo frutti.
Del resto nel 2007, a Stoccolma, in un convegno proprio su questo tema, Johan Schlüter, del gruppo anti-pirateria, disse che la pornografia infantile era una grande opportunità perché tramite essa era possibile interessare i politici, spingerli a muoversi e giocando questa carta, si poteva arrivare ad ottenere il blocco dei siti e da lì colpire poi, i siti di condivisione files.
Questo fatto poi negli anni è stato usato da vari governi, basta pensare al grande filtro cinese, che sempre con la scusa del filtro su materiale pedo-pornografico, ben altri contenuti politici filtra, cosa che, come sappiamo Google non ha accettato, uscendo dal mercato cinese.
Anche Christian Engstrom, deputato del partito del pirata, scrive in un suo blog, che le grandi compagnie discografiche e cinematografiche, vogliono la censura della rete e sono disposti ad usare la pedo-pornografia, come scusa per ottenerla.
Il suo intervento è una risposta ai piani del commissario svedese Cecilia Malmström dell'UE per costruire un filtro europeo di internet ed oltretutto, è invece molto facile che, chi è veramente criminale, riesca ad aggirare questi filtri e a continuare a diffondere pedo-pornografia infantile.
Del resto nel 2007, a Stoccolma, in un convegno proprio su questo tema, Johan Schlüter, del gruppo anti-pirateria, disse che la pornografia infantile era una grande opportunità perché tramite essa era possibile interessare i politici, spingerli a muoversi e giocando questa carta, si poteva arrivare ad ottenere il blocco dei siti e da lì colpire poi, i siti di condivisione files.
Questo fatto poi negli anni è stato usato da vari governi, basta pensare al grande filtro cinese, che sempre con la scusa del filtro su materiale pedo-pornografico, ben altri contenuti politici filtra, cosa che, come sappiamo Google non ha accettato, uscendo dal mercato cinese.
Anche Christian Engstrom, deputato del partito del pirata, scrive in un suo blog, che le grandi compagnie discografiche e cinematografiche, vogliono la censura della rete e sono disposti ad usare la pedo-pornografia, come scusa per ottenerla.
Il suo intervento è una risposta ai piani del commissario svedese Cecilia Malmström dell'UE per costruire un filtro europeo di internet ed oltretutto, è invece molto facile che, chi è veramente criminale, riesca ad aggirare questi filtri e a continuare a diffondere pedo-pornografia infantile.
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