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domenica 5 dicembre 2010

Rapidshare condannato a 150.000 euro di multa

Un gruppo di grandi editori, Bedford, Freeman & Worth e Macmillan, Cengage Learning, Elsevier, McGraw-Hill Companies e Pearson, a febbraio di quest'anno avevano citato Rapidshare ed il giudice aveva ordinato al sito di hosting, di eliminare i 150 libri elettronici dai suoi archivi e impedirne, tramite filtri il ricaricamento.

Ora, secondo i legali degli editori, Rapidshare non ha rispettato l'ingiunzione del giudice, in quanto molti di questi libri sono ancora presenti sul sito. Il giudice è stato d'accordo con questa tesi ed ha condannato Rapidshare a pagare una multa di 150.000 euro. La Corte ha stabilito che RapidShare ha colpevolmente omesso di prendere in esame ragionevoli misure di controllo. Queste misure comprendono l'utilizzo di un filtro, che controlla il nome del file durante il caricamento di materiale sul server del sito di hosting, con riguardo alla questione se l'autore, il titolo, il numero ISBN della casa editrice possono essere contenuti in questo nome.

Molto contenti della condanna, inflitta a Rapidshare, sono stati i legali degli editori che hanno detto che in tal modo il sito di hosting sarà costretto ad utilizzare meccanismi che impediscano la violazione del copyright, riguardo ai titoli specificati nel provvedimento ed in tal modo sarà anche possibile evitare che imprese come Rapidshare possano trarre profitto, tramite la distribuzione illegale di opere protette dal copyright.

lunedì 28 giugno 2010

I siti porno presto avranno il dominio “.xxx”

Sempre l'ICANN, che già ha approvato i caratteri cinesi per i domini di primo livello, come abbiamo scritto qui,, venerdì ha anche approvato il nuovo dominio di primo livello Xxx, per i siti porno e lo ha inviato ad una successiva commissione.



L'approvazione definitiva si avrà fra parecchi mesi e forse il dominio Xxx, diverrà realtà nel 2011.


Il dominio Xxx è vantaggioso per il pubblico perchè invia un segnale evidente che il sito contiene pornografia, quindi alcuni possono essere facilitati nella ricerca, altri possono evitare tali siti più facilmente.


Ad ogni sito corrisponde un indirizzo IP attraverso i quali è possibile trovarsi e connettersi ma poiché le stringhe di numeri sono difficili da ricordare sono stati creati i domini. Ma ICANN non consente qualsiasi nome di dominio, già nel 2007 ICM Registry aveva proposto il nome di dominio XXXma ICANN aveva respinto la proposta, in seguito però, un consiglio di revisione indipendente, costituito da esperti ha deliberato che il rifiuto era sbagliato.


Possiamo leggere su Wiki  tutti i vari passaggi della vicenda, c'è stato, infatti, un aspro dibattito sui pro ed i contro di una "ghettizzazione" dei siti a contenuti pornografici: l'ICANN, dopo una prima approvazione, il 10 maggio 2006 revocò la sua decisione; il 5 gennaio 2007 rivalutò nuovamente la richiesta che fu poi comunque respinta il 30 marzo 2007.


Del resto molti altri pensavano anche che questo potesse ulteriormente diffondere la pornografia on line, un mercato molto fiorente, capace di generare oltre 5 miliardi di dollari l'anno e solo commercializzando gli indirizzi .xxx si guadagnerebbero oltre 30 milioni di dollari all'anno.


Il fatto però che tali indirizzi possano essere opportunamente filtrati anche dai filtri automatici del browser, proteggendo così la navigazione dei minori e che l'introduzione di tali nomi dei domini fosse osteggiata proprio dall'industria del porno ha portato, infine, alla decisione di introdurre tali nomi di dominio.


Quindi la data del 25 Giugno 2010 in cui il dominio .xxx è stato approvato, segna una tappa molto importante.


Infatti Stuart Lawley, il presidente dell'ICM Registry, l'organizzazione che vorrebbe monetizzare la vendita dei nuovi indirizzi, ha commentato l'avvenimento dicendo che si è trattato di un lungo percorso ma è entusiasta del fatto che presto Xxx diverrà una realtà.

Isohunt in appello contro l''ingiunzione permanente

Isohunt ha deciso di presentare ricorso contro l'ingiunzione permanente, che lo costringe ad opporre un filtro al suo motore di ricerca in base ad una lista di keywords fornita dalla MPAA, oppure a chiudere del tutto l'accesso agli utenti degli Stati Uniti, in ogni caso in seguito all'uso esclusivo della sola versione Lite, ha avuto un calo del 50% dei visitatori provenienti dagli Stati Uniti.



Questa settimana i due contendenti, hanno presentato le loro proposte di risoluzione alla nona Corte d'Appello.


Gary Fung sostiene che l'elenco di parole fornito dalla MPAA fra cui ’10′, ’21′, ‘Birth’, ‘Cars’, ‘Dad’, ‘Dave’, ‘Firefox’ e ‘Soldier’ se fossero filtrate, potrebbero provocare danni a opere Creative Commons, GPL, od ad altri materiali free.


Oltretutto sarebbe l'unico motore di ricerca negli Stati Uniti a dover applicare un filtro su parole così generiche, cosa che invece ricorda molto il grande Firewell cinese e quindi verrebbe in qualche modo impedita la libertà di parola.


Molto meglio sarebbe se venissero forniti titoli di opere, oppure un elenco di hash di torrent che, presumibilmente, portano a materiale illegale.


Inoltre Gary Fung ha detto alla Corte, che la MPAA sembra più che voler fermare una violazione del copy-right, cercare di ottenere il controllo della tecnologia BitTorrent.


Ora sarà compito della nona Corte d'Appello decidere se il provvedimento d'ingiunzione permanente debba essere rimosso, oppure Isohunt debba obbligatoriamente utilizzare il filtro su parole chiave, una decisione estremamente importante per il futuro di Isohunt e degli altri siti BitTorrent negli Stati uniti.

martedì 4 maggio 2010

La pornografia infantile, alibi per filtrare la rete

Le lobby dell'anti-pirateria sono davvero interessate a debellare la pirateria infantile? Sembrerebbe proprio invece una ricerca di un alibi per aumentare i controlli sulla rete e giungere a colpire i siti dove si possono condividere file. Ora una nuova direttiva presentata alla UE, sembrerebbe dimostrare che le loro strategie stanno raccogliendo frutti.


Del resto nel 2007, a Stoccolma, in un convegno proprio su questo tema, Johan Schlüter, del gruppo anti-pirateria, disse che la pornografia infantile era una grande opportunità perché tramite essa era possibile interessare i politici, spingerli a muoversi e giocando questa carta, si poteva arrivare ad ottenere il blocco dei siti e da lì colpire poi, i siti di condivisione files.
Questo fatto poi negli anni è stato usato da vari governi, basta pensare al grande filtro cinese, che sempre con la scusa del filtro su materiale pedo-pornografico, ben altri contenuti politici filtra, cosa che, come sappiamo Google non ha accettato, uscendo dal mercato cinese.


Anche Christian Engstrom, deputato del partito del pirata, scrive in un suo blog, che le grandi compagnie discografiche e cinematografiche, vogliono la censura della rete e sono disposti ad usare la pedo-pornografia, come scusa per ottenerla.


Il suo intervento è una risposta ai piani del commissario svedese Cecilia Malmström dell'UE per costruire un filtro europeo di internet ed oltretutto, è invece molto facile che, chi è veramente criminale, riesca ad aggirare questi filtri e a continuare a diffondere pedo-pornografia infantile.