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martedì 23 novembre 2010

Dopo Mulve, arriva Mielophone

Abbiamo parlato di Mulve, l'applicazione che, uscita nel mese di settembre permetteva di trovare e scaricare velocemente brani musicali ma è durata molto poco, in quanto sia l'Ifpi che la BPI, che le quattro maggiori etichette hanno fatto si che il sito, da cui si poteva scaricare l'applicazione fosse chiuso e ci sono stati anche degli arresti. L'esperienza di Mulve forse dovrebbe far riflettere sul produrre questo tipo di applicazioni ed invece, ora solo un paio di mesi dopo, spunta all'orizzonte Mielophone.

 Un piccolo team di programmatori russi ha sviluppato l'idea presente in Mulve e vi ha aggiunto anche altre migliorie, come ad esempio più fonti, Last.fm, una playlist, un downloader manager, video di youtube ecc. Mielophone ha bisogno di Adobe AIR per poter funzionare e questo si può istallare direttamente insieme all'applicazione, che è già disponibile per MAC, Windows e Linux e presto lo sarà per le piattaforme IOS ed Android, sempre che, come nel caso di Mulve, l'applicazione non venga bloccata dalle grandi etichette.

giovedì 14 ottobre 2010

Google offre aiuto a pagamento contro la pirateria

Google, sempre nell'occhio del ciclone, per quello che riguarda il materiale che viola il copyright oppure la pubblicità su siti che contengono materiale illegale, è da più parti, anche in campo politico, spinto ad impegnarsi di più per contrastare la pirateria.



Qualche tempo fa, inoltre alcuni esponenti della RIAA e dell'IFPI hanno chiesto a Google di fornire ad essi un sistema per rintracciare più velocemente il materiale pirata, in modo che essi poi potessero fare le loro richieste di takedown.


La risposta di Google, però ha lasciato senza parole i portavoce delle grandi etichette in quanto la società ha predisposto tre sistemi per i terzi per accedere alle API web. Il primo sistema è progettato per servizi di terze parti che visualizzano annunci Google nei risultati di ricerca, il secondo è riservato agli sviluppatori e si basa su poche ricerche ed il terzo, riservato all'IFPI ed alla RIAA è un servizio a pagamento, che si chiama Site Search e prevede un costo di 5 dollari ogni 1000 queries, in modo, secondo i responsabili Google di recuperare i costi della fornitura del servizio. In tal modo però le grandi etichette potrebbero spendere alcuni milioni di dollari all'anno.

mercoledì 13 ottobre 2010

Appello Pirate Bay, l'accusa conferma la richiesta del carcere


Siamo ormai al settimo giorno del processo a Pirate Bay del quale non abbiamo più parlato, in quanto soprattutto basato su video del precedente procedimento penale. Oggi, tutti coloro che rappresentano l'accusa, hanno fatto la loro aringa finale. Håkan Roswall, Peter Danowsky, Henrik Pontén e Monique Wadsted hanno tutti sostenuto la necessità del carcere e dei risarcimenti consistenti per punire ed in parte compensare i danni provocati dall'attività illegale svolta dal sito Pirate Bay. Il pubblico ministero Håkan Roswall, ha detto che le prove contro gli imputati sono anche più forti di prima o forse, si vuole, rivolgere ad un atteggiamento molto diverso dei politici e dell'opinione pubblica nei confronti della pirateria, in ogni caso riafferma la responsabililità, che è stata documentata di tutti e quattro gli imputati nella gestione del sito.

mercoledì 29 settembre 2010

Pirate Bay: secondo giorno dell'appello

Durante il secondo giorno l'accusa ha insistito sul fatto che Pirate Bay fosse un 'attività commerciale e che i quattro imputati, tutti coinvolti nella gestione, avessero guadagnato fino a 35 milioni di corone. Inoltre ognuno dei quattro aveva un proprio ruolo nell'organizzazione, si può dire criminale, ad esempio secondo il pubblico ministero Roswall, Gottfrid Svartholm e Fredrik sono stati i principali programmatori, Peter Sunde ha coordinato la programmazione e l'ottimizzazione della ricerca ed inoltre, curava i contratti con gli inserzionisti pubblicitari mentre Carl Lundstrom,è stato il finanziatore iniziale ed è stato, anche, coinvolto nella pianificazione strategica.



Più tardi prende la parola, Peter Danowsky dell' IFPI, che chiede venga mantenuta la precedente richiesta di risarcimento, in quanto gli imputati mettevano a disposizione del pubblico, album coperti dal copy-right, alcuni, come quelli dei Beatles, di cui non esiste una copia digitale acquistabile. Il danno deve essere per lui, calcolato su base mondiale, indipendentemente che i downloader non avessero lo stesso intenzione di acquistare legalmente la copia. Anche la presenza di album, in condivisione, prima del loro rilascio ufficiale dovrebbe richiedere danni compensativi più alti.


Ha poi preso la parola Monique Wadsted, che rappresenta le industrie cinematografiche statunitensi e ha detto che le case cinematografiche vogliono sia il risarcimento per i titoli in causa, ma anche danni generici per le perdite subite dall'industria in generale, a causa di The Pirate Bay. Ha detto inoltre, che The Pirate Bay rende più difficile, per i titolari dei diritti d'autore, recuperare i loro investimenti nel cinema.


Vedremo che cosa altro verrà detto nei prossimi giorni, per ora però l'appello è solo una copia del primo processo.

lunedì 2 agosto 2010

LA RIAA manda avvisi per 'In Rainbows' dei Radiohead

Il 2007 è lontano forse troppo ed i miti crollano facendo un gran botto, questo ci viene da pensare leggendo la notizia che a distanza di tre anni la RIAA e l'ifpi mandano avvisi di takedown a persone che condividono 'In Rainbows' dei Radiohead.



Nessuno può invece dimenticare che l'album 'In Rainbows', auto-prodotto dai Radiohead. fu messo online liberamente, invitando la gente a pagare quello che essi volevano, anche niente.


L'operazione per i Radiohead si rivelò un grande successo ma forse molti ignorano che l'offerta durò solo pochi mesi ed anche se la versione per il download è ancora auto-prodotta, per le copie fisiche i Radiohead collaborarono con le grandi etichette come Sony e Warner.


Ora quindi le grandi case discografiche vantano dei diritti sull'album e stanno usando questo potere facendo togliere le copie che si trovano on line senza la loro autorizzazione.


Non si sa a questo punto se ridere o piangere per il fatto che il disco che dovevano rappresentare una rivoluzione del modo di distribuire la musica on line e il primo passo verso un nuovo modello di business, sia ora così fortemente protetto dalle major. I Radiohead non hanno voluto commentare l'accaduto.

Chiusi quattro siti di file-sharing in Bulgaria

Ad aprile un accordo di collaborazione è stato stilato dal ministero degli interni bulgaro e dall'ifpi, con l'intenzione di perseguire duramente i siti di file-sharing, cominciando da quelli che traggono lucro dalla loro attività ed in questa settimana, oltre quattro siti sono stati oscurati, sequestrati oltre 18 server e bloccata quella che è stata definita dalla polizia, una rete criminale che avrebbe guadagnato oltre 3 milioni di dollari dalla violazione del copy-right.



Secondo il Ministero degli Affari Interni, bulgaro è stata sferrata "la più grande operazione contro la pirateria Internet in Bulgaria".
Quattro siti di file-sharing nanoset.net , rapidadd.com, 4storing.com e afasta.com. sono stati accusati di distribuire musica, film, libri e software senza l'autorizzazione dei titolari di copyright e sono stati oscurati.


Inoltre, come detto, sono stati sequestrati 18 server contenenti oltre 120 terabyte di materiale ed è stato arrestato un uomo di 37 anni.


Secondo sempre il ministero degli interni, gli operatori dei siti web avrebbero guadagnato oltre 3 milioni e 340 mila dollari con i servizi premium sms, che facevano pagare agli utenti.


I due siti invece, più volte nominati dalle forze di polizia per le loro attività di pirateria Zamunda BG ed Arena, sono al momento ancora operativi.

lunedì 5 luglio 2010

Norvegia, Altibox costretto a rivelare identità di uploader

Si è avuta in questi giorni in Norvegia la conclusione di una vicenda tenuta nel mistero e che ha avuto vari procedimenti legali fino ad arrivare alla Corte Suprema.Il caso riguardava il film norvegese Max Manus, che era costato molto ed è stato un flop ed, essendo trapelato su internet, si è cercato accanitamente chi lo avesse caricato.


La ricerca, condotta da Espen Tondel, famoso cacciatore di pirati, ha identificato un ip che poi, non sembrerebbe appartenere al leaker originale ma ad un successivo partecipante alla condivisione.


In ogni caso la caccia all'uomo, condotta dallo studio legale Simonsen è stata implacabile e si è ricorsi al tribunale, per costringere l'ISP Altibox a rivelare le generalità, dietro l'indirizzo IP.


L'ISP che ha perso l'appello è poi ricorso alla Corte Suprema, che però ha confermato le brutte notizie per il file-sharer e per la privacy.


L'Ifpi ha salutato la notizia come un trionfo nella loro battaglia contro il file-sharing e spera che questo sia un segno che verranno perseguiti i condivisori di musica illegale come in Svezia, dove con la sentenza contro Pirate Bay e l'introduzione della legge IPRED, le vendite di musica nel 2009 sono aumentate del 10%.


Lo studio legale Simonsen ha dichiarato inoltre di essere in possesso degli indirizzi IP di alcuni grandi uploader musicali ma sarebbe auspicabile, invece di dover ogni volta affrontare vari processi, che ci fosse una collaborazione degli ISP ed un sistema del tipo dei “tre avvisi e la disconnessione” simile all'hadopi 2 francese.

martedì 22 giugno 2010

L'ifpi vuole che Google blocchi tutti i link di Pirate Bay

Già la BPI, la famosa associazione inglese, che rappresenta centinaia di imprese legate alla musica, risulta che abbia mandato a Google non dei takedown che riguardano specifici link ma piuttosto interi siti. Ora sembrerebbe che l'Ifpi sia intenzionata a fare la stessa cosa, costringendo Google ad eliminare ogni url riferito a Torrent od ogni altro collegamento, colegato al sito di Pirate Bay.



Del resto questo è il punto controverso nella causa che vede antagonisti Google e Viacom, in quanto Google dice che bisogna che sappia dove sono localizzati i file specifici per poterli rimuovere, mentre Viacom sostiene che il motore di ricerca, una volta saputo che un certo contenuto presente su you tube è illegale, dovrebbe essere in grado di filtrare tutti i file di quel tipo senza che Viacom le comunichi dove sono ma ciò vorrebbe dire soffocare la libertà di internet e creare problemi economici ad Ebay, Amazon, social network, come Facebook e Twitter dove ci sono milioni di utenti che caricano file ogni giorno.


Ma alla BPI non è sembrato vero, che il fatto fosse in discussione e già aveva mandato strani avvisi che riguardavano, non specifici link, ma interi siti, piuttosto discussi, come http://megaupload.com, http://sendspace.com e http:// hotfile.com.


Praticamente è come se si cercasse di colpevolizzare Google, pretendendo che sia in grado subito di filtrare i contenuti illegali di altri siti.


Ora, un'identica richiesta a Google è stata inviata dall'Ifpi contro il sito di Pirate Bay, citando la causa che lo ha riconosciuto colpevole di violazione del copy-right ed induzione alla stessa in Svezia e le altre sentenze, che hanno prodotto il blocco del sito in Danimarca ed in Italia.


Nel takedown, oltre un elenco enorme di link collegati ai file Torrent, è specificatamente richiesto al motore di ricerca, di disattivare l'accesso di Google agli URL che collegano al sito di Pirate Bay e che non sono stati chiaramente indicati nel presente avviso.


C'è poi scritto nella lettera che in tal modo l'IFPI sta cercando di garantire che i contenuti che violano il copy-right siano resi inaccessibili o rimossi da internet, il più velocemente possibile, attraverso la cooperazione di Google.


In tal modo poi, come molti pensano, agendo su Google sarà più facile, ottenere per l'ifpi risultati, nei confronti di tutti i siti BitTorrent, anche in quei paesi, come la Spagna dove avere link che portano a materiale vietato, dal copy-right, senza che si abbia lucro nel fare ciò, non è vietato dalla legge.


Bisognerà vedere ora, come risponderà Google a questa richiesta.

venerdì 28 maggio 2010

Anche per la Corte Suprema Telenor deve bloccare Pirate Bay


Si è ormai giunti all'ultimo atto di una sentenza che fece scalpore in quanto, dietro richiesta dell'IFPI, nel 2008, un tribunale danese sentenziò che l'ISP Tele2 (ora Telenor), dovesse impedire agli utenti danesi di accedere al sito altrimenti sarebbe risultato anch'esso colpevole di assistenza in violazione.
La sentenza, come detto, fece scalpore perchè andava contro la direttiva Europea Infosoc nel caso di 'una trasmissione in rete tra terzi con l'intervento di un intermediario' (articolo 5.1 (a)).
Quindi Telenor decise di ricorrere all'alta Corte, che però confermò la sentenza e nell'aprile 2009 venne, comunque, riconosciuto il diritto di Telenor di portare il caso alla Corte Suprema.

Subito Martin Arnoldsen, direttore esecutivo del sindacato dei musicisti danesi,
dichiarò che il principio in discussione era estremamente importante e che se fosse stato sbloccato Pirate Bay ciò significava che le persone potevano di nuovo abusare della musica degli autori danesi, arrecando danni ai loro mezzi di sostentamento,
L'udienza è cominciata il 20 Maggio ed era l'ultima occasione per Telenor per far ascoltare le sue ragioni ed ottenere lo sblocco di Pirate Bay ma la Corte Suprema ha, oggi, confermato, le precedenti sentenze e Telenor deve continuare a bloccare Pirate Bay agli utenti danesi.

Secondo però esponenti del Partito del Pirata, il fatto che la Corte Suprema abbia confermato il divieto nei confronti dell'ISP, che fornisce l'accesso dei propri utenti a Pirate Bay, ha bisogno di essere giustificato legalmente, con modifiche legislative in modo che tali sentenze non siano più in violazione del diritto comunitario.

mercoledì 19 maggio 2010

L'IPRED protegge la criminalità per effetto collaterale


Più volte si è discusso sulla legge IPRED che approvata in Svezia, impone agli ISP di consegnare i dati dei presunti file-sharer. Ma sembra che attualmente, in base alla legge sia più difficile rintracciare chi si macchia di reati gravi, ad esempio i crimini sessuali contro minori, in quanto gli ISP, per proteggere gli utenti, tendono a cancellare subito i loro dati personali.

Ad esempio Jon Karlung, CEO dell' ISP Bahnhof, che è uno dei più feroci oppositori dell'IPRED,ha,infatti, smesso di memorizzare i dati degli utenti perchè attualmente in Svezia non c'è alcuna legge che lo vieti ed il suo esempio è stato seguito da altri ISP, come ad esempio Tele2.
Secondo quindi Anders Ahlqvist, capo del gruppo IT nazionale è sempre più difficile per la polizia di rintracciare i criminali che compiono on line gravi reati, proprio perchè gli ISP non memorizzano i dati utenti, avendo paura di dover consegnare gli stessi alle major.

Ma Peter Danowsky dell'IFPI ha proposto un cambiamento della legge che potrebbe facilmente risolvere questi problemi collaterali ed agevolare il lavoro delle major, vuole infatti che venga aggiunto nella legge, un articolo in base al quale gli ISP siano costretti a memorizzare i dati utenti, risolvendo secondo lui tutti i problemi ma mettendo veramente in pericolo la privacy di milioni di cittadini assolutamente innocenti.

martedì 4 maggio 2010

Bulgaria: chiusi i più grossi siti BitTorrent

Giro di vite per i siti BitTorrent in Romania, dopo che c'è stato un accordo fra l'IFPI ed il ministero degli interni ed addirittura il responsabile reati informatici è apparso in televisione, annunciando la chiusura di due dei più grandi siti BitTorrent bulgari, Zamunda.net e Arena.bg.
L'IFPI ha inoltre, chiesto un maggiore appoggio da parte degli ISP che dovrebbero filtrare i file-sharer e comunque dopo l'accordo siglato, subito si
sono avute, come detto reazioni.

Infatti Yavor Kolev, responsabile dei crimini informatici in televisione ha detto, che chiuderanno Zamunda BG ed Arena che forniscono film e musica pirata e guadagnano tramite SMS premium inviati dai loro utenti. Ha anche rassicurato, però che gli utenti del sito non saranno arrestati ma è intenzione delle autorità fare piazza pulita dei vari siti pirata presenti in Bulgaria, istituendo, nello stesso tempo, piattaforme di download legale dei file.