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martedì 12 ottobre 2010

Irlanda: l'ISP UPC vince la sua battaglia

Un ISP irlandese UPC, ha vinto contro L'IRMA, la società che rappresenta Emy, Sony, Universal e Warner e che nel 2009 ha stretto un accordo privato con l'ISP Eircom, di cui abbiamo parlato anche qui, affinchè s'impegnasse a svolgere un compito tipo quello previsto dalla legge hadopi in Francia, ma senza passare per il tribunale, ossia scollegando, esso stesso, gli utenti recidivi. Poichè Eircom aveva paura che essendo l'unico ISP ad attuare una simile politica, questo rappresentasse una svantaggio commerciale, si voleva convincere gli altri ISP a fare altrettanto, minacciando che altrimenti sarebbero stati essi a pagare per le colpe dei loro utenti.



Come detto, però UPC, si è opposto alla cosa e la legge ha dato all'ISP ragione, dicendo che anche se l'industria discografica era danneggiata dalla pirateria, non esistono leggi tali in Irlanda che possano costringere un ISP a filtrare o scollegare gli utenti da internet, può applicare qualcosa del genere solo chi intenda farlo, su base volontaria, tipo appunto Eircom, che certo non riporterà pubblicità positiva da questo fatto.


UPC ha comunque detto in un comunicato che,in ogni caso, non giustifica la pirateria e ha sempre preso una posizione forte contro le attività illegali sulla rete e che continuerà a collaborare con i detentori del diritto d'autore che hanno ottenuto dal giudice l'ordine necessario nei confronti delle violazioni del copyright..


UPC, è particolarmente soddisfatto della sentenza, in quanto è sostenuto il principio che gli ISP non sono responsabili delle violazioni perpetuate dagli utenti, sulla rete messa dagli ISP a disposizione.

venerdì 8 ottobre 2010

Spotify riuscirà a sbarcare in America?

Sappiamo che il famoso servizio di musica nato in Svezia nel 2006, vuole disperatamente entrare nel mercato americano. Già sono slittate due date promesse per il lancio, ora l'ultimo appuntamento sembrerebbe previsto per la fine dell'anno. Spotify ha stretto rapporti con le maggiori etichette, Universal, EMI, Sony e Warner. Sembrerebbe però che Spotify stia incontrando grandi opposizione e la possibilità di apertura di negozi on line entro il 31 Dicembre stia divenendo sempre più remota. I responsabili delle stesse etichette hanno espresso perplessità e potrebbero chiedere royalties troppo alte. Inoltre altri sistemi del genere del tipo di Spiral Frog o My Space Music hanno deluso le aspettative delle etichette discografiche.



Anchei dirigenti Apple hanno rafforzato i dubbi,esprimendo perplessità sulla possibilità che il modello di business di Spotify potrebbe determinare ricavi ed in ogni caso sono preoccupati dall'impatto che un servizio musicale gratuito potrebbe avere sul mercato. E' difficile secondo loro, riuscire poi a vendere qualcosa che viene dato via gratuitamente e ciò potrebbe provocare danni all'Apple ed a Amazon, soprattutto in un periodo che Nielsen prevede stagnante riguardo alla vendita digitale. Quindi le etichette potrebbero aver paura, appoggiando Spotify, di perdere Apple che pensava anche ad un servizio di abbonamento legato allo streaming musicale. Oltretutto, l'idea di dare streaming gratuiti e guadagnare con la pubblicità non convince le etichette, che non vogliono tentare nuovi modelli di business.


Inoltre anche Google pensa di entrare nel mercato digitale musicale, lanciando un suo store che potrebbe pubblicizzare attraverso la moltitudine dei cellulari con Android, anche se tale store sarà probabilmente lanciato nel primo trimestre 2011. Ora bisognerà vedere se Spotify accetterà di pagare royalities più alte ed accetterà la sfida oppure se in America ci sarà posto solo per la musica digitale di Apple e di Google.

lunedì 2 agosto 2010

LA RIAA manda avvisi per 'In Rainbows' dei Radiohead

Il 2007 è lontano forse troppo ed i miti crollano facendo un gran botto, questo ci viene da pensare leggendo la notizia che a distanza di tre anni la RIAA e l'ifpi mandano avvisi di takedown a persone che condividono 'In Rainbows' dei Radiohead.



Nessuno può invece dimenticare che l'album 'In Rainbows', auto-prodotto dai Radiohead. fu messo online liberamente, invitando la gente a pagare quello che essi volevano, anche niente.


L'operazione per i Radiohead si rivelò un grande successo ma forse molti ignorano che l'offerta durò solo pochi mesi ed anche se la versione per il download è ancora auto-prodotta, per le copie fisiche i Radiohead collaborarono con le grandi etichette come Sony e Warner.


Ora quindi le grandi case discografiche vantano dei diritti sull'album e stanno usando questo potere facendo togliere le copie che si trovano on line senza la loro autorizzazione.


Non si sa a questo punto se ridere o piangere per il fatto che il disco che dovevano rappresentare una rivoluzione del modo di distribuire la musica on line e il primo passo verso un nuovo modello di business, sia ora così fortemente protetto dalle major. I Radiohead non hanno voluto commentare l'accaduto.