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Visualizzazione post con etichetta Spotify. Mostra tutti i post
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venerdì 4 febbraio 2011

Sempre più vicino Google music

Google, potrebbe lanciare un servizio di musica sul web già dal prossimo mese, secondo alcuni rumors, secondo altri, invece, soprattutto dopo i problemi sorti con Google TV, ci vorrà molto più tempo alla famosa società di Mountain View che non ha ancora tutte le licenze di cui ha bisogno e le trattative continuano.


L'idea di Google di creare un servizio musicale basato sul cloud e legare ad esso i video musicali su YouTube, sembra trovare ostacoli, proprio nel concludere accordi di licenza con le grandi etichette. Il servizio dovrebbe essere basato sulla vendita di tracce e su abbonamenti riguardanti lo streaming, ossia simile a quello lanciato da poco da Sony. Del resto Itunes rappresenta il 70% delle vendite digitali ma secondo alcuni, il software rallenta le prestazioni del loro computer, mentre servizi che offrono gratuitamente lo streaming, magari guadagnando tramite la pubblicità, non sono riusciti mai ad essere molto convincenti.


Anche Spotify con oltre 10 milioni di utenti in Europa, più volte ha provato a lanciare un analogo servizio in USA, avendo sempre difficoltà a concludere accordi con le grandi etichette. Anche se ora sembrerebbe che abbia concluso rapporti con la Sony Music Entertainment, ed anche con la EMI, che però, oltre ad essere molto onerosi, hanno costretto il sito a ridurre molto i brani offerti gratuitamente, quindi in ogni caso, la versione di Spotify americana sarebbe molto diversa da quella europea. 


Anche l'Apple, comunque ha parlato per il futuro di un servizio di streaming su Itunes che permetta agli utenti di memorizzare le proprie canzoni su un server Apple al quale potranno connettersi con vari dispositivi iphone, ipod, ipad, apple TV, computer ecc. Vedremo cosa faranno quindi, Apple e Google nel 2011, per vincere la diffidenza delle etichette riguardo allo streaming.

venerdì 8 ottobre 2010

Spotify riuscirà a sbarcare in America?

Sappiamo che il famoso servizio di musica nato in Svezia nel 2006, vuole disperatamente entrare nel mercato americano. Già sono slittate due date promesse per il lancio, ora l'ultimo appuntamento sembrerebbe previsto per la fine dell'anno. Spotify ha stretto rapporti con le maggiori etichette, Universal, EMI, Sony e Warner. Sembrerebbe però che Spotify stia incontrando grandi opposizione e la possibilità di apertura di negozi on line entro il 31 Dicembre stia divenendo sempre più remota. I responsabili delle stesse etichette hanno espresso perplessità e potrebbero chiedere royalties troppo alte. Inoltre altri sistemi del genere del tipo di Spiral Frog o My Space Music hanno deluso le aspettative delle etichette discografiche.



Anchei dirigenti Apple hanno rafforzato i dubbi,esprimendo perplessità sulla possibilità che il modello di business di Spotify potrebbe determinare ricavi ed in ogni caso sono preoccupati dall'impatto che un servizio musicale gratuito potrebbe avere sul mercato. E' difficile secondo loro, riuscire poi a vendere qualcosa che viene dato via gratuitamente e ciò potrebbe provocare danni all'Apple ed a Amazon, soprattutto in un periodo che Nielsen prevede stagnante riguardo alla vendita digitale. Quindi le etichette potrebbero aver paura, appoggiando Spotify, di perdere Apple che pensava anche ad un servizio di abbonamento legato allo streaming musicale. Oltretutto, l'idea di dare streaming gratuiti e guadagnare con la pubblicità non convince le etichette, che non vogliono tentare nuovi modelli di business.


Inoltre anche Google pensa di entrare nel mercato digitale musicale, lanciando un suo store che potrebbe pubblicizzare attraverso la moltitudine dei cellulari con Android, anche se tale store sarà probabilmente lanciato nel primo trimestre 2011. Ora bisognerà vedere se Spotify accetterà di pagare royalities più alte ed accetterà la sfida oppure se in America ci sarà posto solo per la musica digitale di Apple e di Google.

sabato 18 settembre 2010

Colin Greenwood : il futuro dei Radiohead e della musica

Colin Greenwood bassista della band Radiohead, parla del rilascio di “in raimbows” avvenuto tre anni fa e dice che ora stanno studiando come rilasciare i loro prossimi brani, facendo il punto su alcuni importanti cambiamenti tecnologici e culturali, avvenuti nel frattempo. Soprattutto allora la loro paura era che il brano trapelasse on line prima dell'uscita ufficiale, fortunatamente questo non avvenne ma il successo, secondo lui, derivò anche dalla qualità delle canzoni, fatto che molti hanno trascurato.



Ora lui, dice che il suo modo di ottenere musica è variato da quando aveva 13 anni ma la sua passione è inalterata. Egli utilizza varie fonti: Itunes,Spotify, blog playlist, podcast, streaming online, ormai non utilizza quasi per niente i CD ma spesso trova la tecnologia frustante e ad esempio pensa che Itunes sia goffo e vorrebbe che fosse elegante come l'hardware Apple.


Secondo lui, quindi in questa fase di evoluzione della musica digitale la tecnologia non ha fornito nuovi sistemi di creazione o di distribuzione della musica. Greenwood è però convinto che internet ha sostituito i club o le sale da concerto come luoghi dove le persone possano condividere idee e le loro passioni musicali. Egli capisce che sono divenuti distributori di musica ma gli manca un'etichetta di grosso livello.Infatti gli sarebbe piaciuto stare insieme ai Blur, ai Beatles, ai Beastie Boys .C'è, secondo lui, meno interesse per l'aspetto tecnologico della rete e più attenzione su ciò che i servizi web possono fornire e questo per gli artisti può essere eccitante perchè li avvicina al loro pubblico.


Queste sono alcune considerazioni che sta facendo la band, prima di decidere come rilasciare la loro musica, in questa incerta fase di transizione fra vecchio e nuovo.

domenica 22 agosto 2010

Manager degli U2, è contro il concetto di free

Nei giorni precedenti ferragosto è uscita una lunga intervista del manager degli U2 Paul McGuinness sull'edizione inglese di GQ Magazine, che parla del futuro della musica, chiaramente come è solito fare da anni, dando tutta la colpa della crisi dell'industria musicale, alla pirateria. Il succo del discorso, dal suo punto di vista si può concentrare sul fatto che la band fa spettacoli ma vende sempre meno dischi.



Fra le cause che lui individua, c'è il fatto che sempre più giovani cercano materiale illegale e questo senza sentirsi moralmente in colpa.


Altro fattore negativo è stata secondo lui, l'introduzione della banda larga, che serve essenzialmente per scaricare materiale illegale. Qui c'è sicuramente da dire che non so se esisterebbe ad esempio You tube se ci fossero tutte connessioni di vecchio tipo.


Ma soprattutto secondo il manager degli U2 è stato il free che ha distrutto il mondo musicale ed ora sta facendo la stessa cosa con film e libri e forse, ora che la situazione è gravissima le grandi etichette discografiche si rendono conto che il “free” ha un prezzo, che comporta meno investimenti nei talenti e quindi anche meno artisti.


Inoltre egli dice che i grandi artisti non vogliono parlare di pirateria perchè hanno paura, in tal modo di inimicarsi i loro fan, basta vedere come Lars Ulrich dei Metallica sia stato massacrato quando ha criticato Napster.


Paul McGuiness, per risolvere il problema, vorrebbe in tutto il mondo un intervento degli ISP che controllino e filtrino come prevedono la “risposta graduata “ applicata in Francia e il Digital Economy Bill, nel Regno Unito, non che ci siano paesi come la Spagna ed il Brasile con un tasso di pirateria alle stelle.


Il mondo che egli sogna è quello senza più scarichi gratis ma con utenti che paghino sempre gli artisti, anche per gli streaming su internet ossia un mondo di micro.pagamenti, in cui la tecnologia permetterà di identificare l'utilizzo di ogni canzone, poi di identificarne immediatamente il detentore dei diritti e retribuirlo.


Inoltre gli utenti potranno pagare per un servizio come Spotify o attraverso abbonamenti direttamente con gli ISP, con cifre differenziate se si vuole migliore qualità ed un servizio più rapido. E una significativa minoranza continuerà a comprare i CD, desiderare la confezione, i disegni della copertina e il senso di appartenenza.


Insomma per il manager degli U2, abbasso il free, viva qualunque forma di pagamento.

venerdì 4 giugno 2010

Dai fondatori di Kazaa e Skype, nasce RDIO


Niklas Zennstrom e Janus Friis, la coppia che fondò,Kazaa, Skype ed lo sfortunato sito di video Joost, hanno dato vita ad un nuovo servizio di streaming di musica illimitato,chiamato RDIO, basato su abbonamento.

RDIO offrirà abbonamenti al prezzo di 5 o 10 dollari al mese, per poter usufruire di accesso illimitato ad un catalogo musicale di grandi dimensioni,forse di oltre cinque milioni di brani, tra cui anche canzoni delle maggiori etichette discografiche. Non sembra, in effetti, una novità anche perchè molti servizi simili che offrivano abbonamenti non sono mai decollati, ad esempio Rhapsody, ha perso soldi e pur essendo nato nel 2001, ha ancora solo 650.000 abbonati ed anche Napster, acquistato da Best Buy non se la passa meglio. Anche perchè la gente vuole ascoltare musica propria anche L'Apple ha più volte detto di non essere interessata a servizi di abbonamento.

E' vero però che Spotify in Europa si è rivelato un successo anche se finora le grandi etichette si erano opposte ad un'introduzione di una versione di Spotify negli Stati Uniti e forse RDIO potrebbe essere la risposta giusta che sfrutta la volontà delle persone di ascoltare la musica su internet da una molteplicità di dispositivi, soprattutto mobili.

Del resto c'è stato un periodo durante il quale Niklas Zennstrom e Janus Friis sembrava non sbagliassero mai un colpo, infatti Kazaa, il servizio di file-sharing è stato estremamente popolare fra gli appassionati di musica, anche se poi sappiamo tutti come è finito, fra malware e cause delle major e nel 2006 la coppia ha venduto il proprio servizio di telefonia, per 2,6 milioni di dollari, potrebbe quindi essere che anche questa volta la loro impresa si trasformi in un successo.