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Visualizzazione post con etichetta Corte Suprema. Mostra tutti i post
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venerdì 10 dicembre 2010

Telia Sonera dovrà ricorrere alla Corte Europea

La legge IPRED in Svezia obbliga gli ISP a consegnare i dati corrispondenti agli IP, di presunti violatori del copy-right alle associazioni anti-pirateria ma a loro volta gli ISP, vogliono tutelare la privacy dei loro utenti e quindi hanno smesso di memorizzare le informazioni riguardanti gli IP dei loro utenti, perchè non vi alcuna legge in tal senso in Svezia che obbliga gli ISP a memorizzare i dati. Ora poi, la battaglia fra l'associazione Antipiratbyrån e l'ISP TeliaSonera, giunta alla Corte Suprema, non è stata ancora risolta, in quanto il tribunale ha deciso che la decisione finale spetta alla Corte Europea.

Per ricordare la notizia, accenniamo al fatto che l'associazione anti-pirateria aveva richiesto, tramite tribunale, che l'ISP TeliaSonera consegnasse i dati dell'amministratore di SwetTorrents ma l'ISP si è rifiutato ed ha condotto una lunga battaglia legale, come detto, non ancora conclusa. 
Telia Sonera era stata già condannata dalla Corte distrettuale e da quella d'appello a consegnare i dati, e in caso non ottemperasse avrebbe dovuto pagare una multa di 109.000 dollari TeliaSonera non era, però disposta ad accettare la decisione e ha portato il caso al più alto tribunale del paese.Ora la Corte Suprema ha, come detto, sentenziato che la decisione spetta alla Corte Europea e ci vorranno anni prima che la cosa sia dipanata, nel frattempo gli ISP, continueranno, per proteggere la privacy dei loro clienti, a non memorizzare i dati.

martedì 30 novembre 2010

Caso Harper: nulla di fatto anche in Corte Suprema

Abbiamo già più volte parlato del caso di Whitney Harper, che ha condiviso musica, quando era adolescente sul computer di famiglia e che ha sostenuto, a sua discolpa, che si trattasse di una “violazione innocente” in quanto lei pensava di poter usare la tecnologia P2P come la radio.

 Per tale motivo aveva deciso di ricorrere alla Corte Suprema, chiedendo che fossero riconosciute le attenuanti che avrebbero portato la cifra da pagare per ogni brano condiviso a 200 dollari invece dei 750 , minimo legale previsto dalla legge. La Corte Suprema ha, però rifiutato di ascoltare il caso, basato, secondo il legale della Harper, sul fatto che, chi scarica da computer, non vede comparire alcun avviso di copyright e quindi cadrebbe quanto previsto dall'articolo 402, ossia che non si può parlare di “violazione innocente” fin quando è presente un avviso di copyright sul disco fisico. In effetti tale disposizione è del 1988, ben prima che i file digitali fossero disponibili su internet.



La Corte Suprema ha deciso però di non ascoltare il caso, in quanto in genere interviene quando ci sono pareri discordi fra varie Corti di Appello, se ci saranno altri interventi sempre su questo punto, allora sarà necessario procedere ad un parere ed ad un'eventuale revisione. Quindi Harper dovrà sempre pagare sempre 750 dollari per i 37 brani, ossia circa 27.750 dollari in totale.

martedì 2 novembre 2010

Ancora una volta in discussione i videogiochi violenti

La California, sta emanando una serie di leggi che limiteranno i video-giochi violenti e puniranno con multe di 1000 dollari chi venderà ai minori giochi dove il bambino ha l'opzione di "uccidere, mutilare, smembrare, o assalire sessualmente, un immagine di un essere umano" . Ai genitori od ai tutori è ancora consentito comprare quei giochi per i minori.



Solo che su questa legge si deve esprimere la Corte Suprema che già più di una volta, soprattutto per quello che riguarda il web, ha annullato leggi dei vari stati, in base al primo emendamento.

 E' già successo, infatti, anche rispetto a leggi emanate dal Congresso, come nel “caso del materiale indecente” oppure di video che riportavano crudeltà sugli animali. Secondo la Corte Suprema anche i bambini hanno alcuni diritti, protetti dal primo emendamento, mentre secondo i legislatori della California, questa legge è il modo più equo per cercare di conciliare quanto previsto dal primo emendamento con l'intenzione di limitare le vendite di giochi ultra-violenti ai minori.

Secondo, invece Activision Blizzard che ha la sede in California e ha fra i suoi giochi anche Call of Duty e Guitar Hero, il sistema di segnalazione per i genitori con le lettere dovrebbe essere sufficiente riguardo al contenuto dei videogiochi, un po' come per i programmi televisivi. La lettera E vuol significare che il gioco è adatto solo alla prima infanzia, T (dai 13 anni in su) M ( dai 17 ed oltre) A (solo per adulti). Bisognerà vedere cosa deciderà ora la Corte Suprema.

domenica 22 agosto 2010

Caso Harper portato alla Corte Suprema

Due avvocati, famosi difensori di imputati accusati di violazione del copy-right, Charles Nesson, professore di diritto ad Harvard e Ray Beckermann, avvocato e blogger di "Recording Industry vs. the People" hanno deciso di ricorrere alla Corte Suprema perchè chiarisca alcuni punti della legge sul copy-right scritta in età analogica e non digitale.



Il caso in questione, è quello di Whitney Harper, che adolescente era stata individuata dalla società Mediasentry mentre condivideva file illegali. La donna si è sempre difesa, dicendo che la sua era stata una violazione innocente, in quanto pensava che scaricare tramite i mezzi P2P fosse come sentire musica alla radio. IL giudizio di primo grado ha riconosciuto, in parte, la non volontarietà della ragazza ad infrangere la legge, riducendo il rimborso per ogni brano da 750 dollari a 200.


Invece nell'appello, tre giudici non hanno riconosciuto, la buona fede della ragazza dicendo che sui CD c'è chiaramente scritto che il brano è protetto dal diritto d'autore. Per cui la ragazza è stata condannata a pagare 750 dollari a brano, che moltiplicati per 37 canzoni, divengono una cifra totale di 27.750 dollari.


Qui il nodo della vicenda, sul quale, i due avvocati di grido e Kiwi Carrera Harper ex alunno del professor Nesson, il quale difenderà la donna e che ha difeso Jammie Thomas nel suo secondo processo, vogliono chiarimenti da parte della Corte Suprema. Infatti la difesa punta sul fatto che la legge è stata creata in epoca in cui esistevano solo cassette e CD ed i possessori di questi contenitori, non potevano certo dire che non sapevano di stare violando una copia protetta dal copy-right ma attualmente si è in epoca digitale, ciò non ha senso e non è giusto negare una pena ridotta, quando sulle reti P2P non si trova alcun avviso del genere che possa indicare, all'ingenuo visitatore di stare violando la legge. Ora tocca alla Corte Suprema esprimere il suo parere.

venerdì 28 maggio 2010

Anche per la Corte Suprema Telenor deve bloccare Pirate Bay


Si è ormai giunti all'ultimo atto di una sentenza che fece scalpore in quanto, dietro richiesta dell'IFPI, nel 2008, un tribunale danese sentenziò che l'ISP Tele2 (ora Telenor), dovesse impedire agli utenti danesi di accedere al sito altrimenti sarebbe risultato anch'esso colpevole di assistenza in violazione.
La sentenza, come detto, fece scalpore perchè andava contro la direttiva Europea Infosoc nel caso di 'una trasmissione in rete tra terzi con l'intervento di un intermediario' (articolo 5.1 (a)).
Quindi Telenor decise di ricorrere all'alta Corte, che però confermò la sentenza e nell'aprile 2009 venne, comunque, riconosciuto il diritto di Telenor di portare il caso alla Corte Suprema.

Subito Martin Arnoldsen, direttore esecutivo del sindacato dei musicisti danesi,
dichiarò che il principio in discussione era estremamente importante e che se fosse stato sbloccato Pirate Bay ciò significava che le persone potevano di nuovo abusare della musica degli autori danesi, arrecando danni ai loro mezzi di sostentamento,
L'udienza è cominciata il 20 Maggio ed era l'ultima occasione per Telenor per far ascoltare le sue ragioni ed ottenere lo sblocco di Pirate Bay ma la Corte Suprema ha, oggi, confermato, le precedenti sentenze e Telenor deve continuare a bloccare Pirate Bay agli utenti danesi.

Secondo però esponenti del Partito del Pirata, il fatto che la Corte Suprema abbia confermato il divieto nei confronti dell'ISP, che fornisce l'accesso dei propri utenti a Pirate Bay, ha bisogno di essere giustificato legalmente, con modifiche legislative in modo che tali sentenze non siano più in violazione del diritto comunitario.

domenica 23 maggio 2010

TeliaSonera ricorrerà ancora in appello


Avevamo da poco parlato della sentenza che per la seconda volta costringe, in base all'IPRED, l'ISP TeliaSonera a rivelare i dati dell'amministratore di SweTorrent, pena, in caso di mancata notifica, una multa di 750.000 corone,circa 96.500 dollari ma è giunta la notizia che l'ISP intenda ancora ricorrere in appello, alla Corte Suprema, per proteggere la privacy dei suoi clienti.

Dice infatti Patrik Hiselius, un avvocato di TeliaSonera, che le norme che regolano la privacy e la riservatezza esistono da tempo, mentre la legge IPRED è nuova di zecca è necessario quindi rispettare questa precedenza ed è giusto che gli interessi delle industrie anti-pirateria vengano messi in secondo piano rispetto a regole importanti per il vivere democratico e civile.

Sappiamo inoltre che lo stesso problema coinvolge l'ISP Portlane, costretto sempre in base all'IPRED, a comunicare gli indirizzi, i nominativi e le e-mail di chi c'è
dietro OpenTracker ma non sappiamo se anche lui sceglierà di ricorrere al tribunale per difendere i dati dei suoi utenti o consegnerà gli stessi alle major.

giovedì 13 maggio 2010

Svezia: imparziali i giudici contro Pirate Bay


Si avvicina la data dell'appello contro il famoso team di Pirate Bay che dovrebbe tenersi, dopo le elezioni politiche il 28 Settembre e la Corte Suprema ha annunciato la propria decisione riguardo ai giudici, chiamati a decidere, decretando la loro imparzialità.
L'avvocato dei membri del team di Pirate Bay, aveva infatti espresso i suoi dubbi,impugnando la decisione e ponendo la questione alla Corte Suprema, sulla possibile capacità di un giudizio neutrale, in quanto due giudici facevano parte di gruppi pro-copyright. Ulrika Ihrfelt era un membro della Swedish Copyright Association (SFU) e Christina Boutz un membro della Associazione Svedese per la protezione della proprietà industriale (SFIR).

Come detto, però,la Corte Suprema ha
deliberato che la precedente appartenenza a gruppi a difesa del copy-right, non altererà la capacità di giudizio dei giudici.

Secondo Peter Sunde, una decisione piuttosto prevedibile, perchè ammettere per la Corte che questi giudici non erano in grado di essere imparziali, avrebbe voluto dire che anche il primo processo, dove si era verificato lo stesso evento, con la sostituzione del giudice, nell'appello, era stato di parte e quindi, contro i diritti umani, in quanto ad ogni imputato spetta un processo equo ed imparziale.

Sunde si augura, però, che magari i giudici, sapendo che sono state scoperte le loro simpatie, assumeranno un comportamento, meno lobbistico e più neutrale.
Il team spera ancora, comunque, che il processo possa essere dibattuto il 19 settembre, prima delle elezioni politiche.