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lunedì 27 dicembre 2010

ACS Law: altri 27 casi messi in discussione dal giudice

Avevamo parlato di come il giudice Birss, che sembra molto competente in materia, avesse respinto 8 casi, nel corso dei quali i legali dell'ACS law volevano la condanna in contumacia dei presunti colpevoli di violazione del copyright, per vari errori presenti nella richiesta ma soprattutto, in quanto fungeva da parte lesa l'azienda Media CAT che è una società di facciata, dietro alla quale si nascondono varie industrie creative, che non vogliono comparire pubblicamente.

 In tal modo si dava vita ad una speculazione compensativa, sulla quale il giudice Birss vuole, invece, vederci chiaro e nel momento che è stato chiamato a deliberare sul caso del signor Billington, in cui erano presenti errori, ha deciso, in base all'articolo CPR Parte 3 regola 3.3 (1), di convocare tutti i casi collegati alla società Media CAT il 17 gennaio, che in teoria, per gli stessi motivi già specificati per gli 8 esaminati, potrebbero essere tutti respinti. Se ciò dovesse accadere, questo potrebbe essere un punto fondamentale per quello che riguarda la così chiamata 'fatturazione speculativa' nel Regno Unito.

Inoltre l'ACS Law non potrà più difendere i diritti di Media CAT e sembra che anche Digi Protect gli abbia tolto il mandato, quindi dato la fama che lo studio legale si è fatta, bisognerà vedere quale industria creativa gli affiderà i suoi casi in futuro. Ugualmente lo studio Gallant MacMillan , non rappresenterà più Ministry of Sound, sicuramente anche quella una vicenda in cui l'etichetta ha ricavato molta pubblicità negativa. Oltretutto, come abbiamo visto anche nel precedente articolo, le citazioni di questi legali, ad esempio quelli dell'ACS law sono piene di errori.

Nel caso inoltre del signor Billington, che ha scritto al tribunale, è stato anche sbagliato il nome, perchè all'indirizzo dove gli avvocati dell'ACS law hanno inviato la lettera non esiste alcun Allan solo Aaron, ovvio che magari l'errore del nome potrebbe essere banale ma si pensi se lo stesso errore può essere fatto ad esempio su un indirizzo IP. La cosa importante ora è che il giudice informa tutti e 27 gli individui dell 'udienza di gennaio e dà ad essi la possibilità di rispondere ed è assolutamente cruciale, che essi lo facciano.

mercoledì 15 dicembre 2010

ACS Law:giudice blocca azione contro otto imputati

Non sempre le ciambelle riescono con il buco, quindi anche ai legali dell'ACS law non può andare sempre bene. Infatti un giudice ha respinto i tentativi di agire contro otto imputati contumaci,supposti colpevoli di aver violato o permesso ad altri di violare il diritto d'autore. 

La società Media CAT limited intendeva agire contro otto imputati, ma è stata appunto fermata dal giudice Birss. Anche perchè la società Media CAT è una specie di società di facciata, che permette ai titolari dei diritti di agire contro i file-sharer, senza comparire in prima persona. Infatti il giudice ha notato che gli otto procedimenti, contro persone diverse, potevano, però essere riuniti e presentavano caratteristiche insolite. Per prima cosa la società Media CAT non è la titolare dei diritti delle opere in questione e un caso di violazione copyright può essere invocato solo dal titolare dei diritti o dal licenziatario esclusivo. L'altro motivo per cui il giudice ha poi respinto le sentenze contumaciali è che le accuse riguardavano connessioni ad internet non protette, dove l'imputato, in base alla legge avrebbe dovuto autorizzare una violazione del copyright, mentre invece, nell'accusa effettuata dallo studio legale ACS, si parlava di consentire ad altri di violare, che di per sé non è un atto illecito.

 Quindi in definitiva, poiché le richieste dell'ACS law erano difettose riguardo a questioni tecniche e a quattro regole civili di procedura, il giudice ha negato sentenze contumaciali in ogni singolo caso. Indubbiamente, secondo il commento del gruppo di consumatori BeingThreatened, questo caso dovrebbe essere incoraggiante per gli innocenti minacciati in eventuali casi futuri, anche perchè al contrario degli avvocati dell'ACS law, il giudice è sembrato ben qualificato e competente.  

lunedì 18 ottobre 2010

L'operazione payback colpisce anche il sito dell'Intellectual Property Office

Anonimus, la comunità che ha sferrato un personale attacco contro i siti di associazioni anti-pirateria tipo MPAA e RIAA e contro quelli di studi legali, ora ha diretto i suoi colpi contro un sito di un organo governativo, esattamente quello dell'Intellectual Property Office, del Regno Unito.

L'operazione Payback, iniziata colpendo per prima, la società anti-pirateria AiPlex Software, il cui amministratore aveva dichiarato di ricorrere anch'esso ad attacchi Ddos contro i siti BitTorrent che non rimuovevano prontamente il materiale illegale, sembra non voler fermarsi e vuole che i media prestino attenzione allo scontento di molte persone riguardo alle leggi sul diritto d'autore o all'inasprimento delle stesse, come è previsto anche dagli accordi internazionali raggiunti nell'ACTA.


 Infatti in un recente attacco alla MPAA è stato scritto “Cosa deve fare il popolo fare per essere sentito? A che punto deve arrivare la gente per avere la loro supplica preso sul serio? “ Infatti gli attacchi in genere non provocano grossi danni, a parte molto probabilmente tutte le email ed il materiale privato dell'ACS law, compresi i dati degli utenti citati, cosa che ha suscitato molto scalpore ma ha fatto anche vedere chiaramente come questi avvocati abusino della loro professione.
Secondo il comunicato di Anonimus “L' Intellectual Property Office sta perpetuando il sistema che permette lo sfruttamento dell'utilizzo del copyright e della proprietà intellettuale”per questo è stato colpito.

lunedì 11 ottobre 2010

Lo studio legale ACS law in bancarotta ?

Già leggendo le email trafugate la situazione dello studio ACS law sembrava non del tutto rosea, con oltre 500 reclami riguardo a comportamenti della sua azienda presso la Solicitor’s Regulatory Authority (SRA), parecchie fatture non pagate ad ISP ed ad altri avvocati ma fino alla pubblicazione di tutto il materiale privato della sua attività Crossley poteva sperare di convincere gli ISP a rivelare i dati dietro gli indirizzi IP e continuare ad inviare lettere. Ora però, che tutta la sua attività ed il suo modo di operare è venuto alla luce e che quindi sarebbe estremamente difficile trovare ISP che non si oppongano alle sue citazioni, non gli rimane che chiudere l'attività. Del resto già lo studio Davenport Lyons è magicamente scomparso, ad un certo punto ed alcuni suoi avvocati erano già confluiti nell'ACS law. Altra possibilità infatti, sarebbe quella di far calmare le acque e ricominciare il tutto, associandosi con un altro studio legale ma chi si metterebbe con una persona più volte multata o sospesa dall'ordine degli avvocati?



Del resto come sappiamo alla base di questa sua impresa commerciale c'era il rapporto di collaborazione con alcuni ISP, perchè sappiamo perfettamente che gli utenti di Talk Talk e Virgin Media non erano mai fra gli indirizzi IP segnalati. Gli altri ISP, però facevano pagare il servizio, come risulta da una fattura non pagata ad Entanet, risalente ad addirittura al luglio 2009 ed un'altra emanata da O2 di oltre 13000 sterline. Anche alcuni avvocati partner come Lee Bowden ha inviato a Crosley email irate in agosto, chiedendo il pagamento di 17000 sterline per i servizi effettuati.


Tutto questo, come detto era già prima che l'immagine pubblica di Crossley fosse ancora più compromessa da questo arrivo su internet della corrispondenza riservata dell'azienda. Ci dovremo quindi aspettare una temporanea o permanente uscita di Crossley dal mondo P2P, o troverà il modo di riuscire lo stesso ad inviare lettere di risarcimento ai presunti file-sharer?

sabato 9 ottobre 2010

Plusnet si oppone a Ministry of Sound

Finalmente, l'effetto email rivelate ha avuto un suo positivo risvolto anche in tribunale e gli ISP non possono, più mostrare all'opinione pubblica di essere consenzienti con gli studi legali ed il loro sistema di “fatturazione speculativa”. Della vicenda avevamo parlato più volte, dicendo che lo stesso giudice aveva prorogato la causa che vedeva lo studio Gallant Macmillan, in nome dell'etichetta Ministry of Sound, chiedere i dati dietro migliaia di indirizzi IP di presunti violatori dei diritti d'autore, in attesa di maggiori informazioni ma senza l'opposizione dell'ISP Plusnet avrebbe infine dovuto concedere il permesso all'ISP di consegnare i dati. Ma i legali di Plusnet, dopo che i dati privati degli utenti consegnati allo studio ACS law sono finiti on line, hanno chiesto un rinvio del processo, cosa che è stata accolta dai giudici.Il procedimento è stato dunque rinviato al gennaio 2011.

 I responsabili di Plusnet hanno dichiarato che essi vogliono garantire che gli abbonati a banda larga siano adeguatamente protetti, in modo che i detentori dei diritti possano far valere i propri diritti per violazione del copyright senza provocare inutili preoccupazioni di persone innocenti. Inoltre sembrerebbe anche che gli ISP stiano cercando di ottenere una moratoria in modo di non dover più consegnare i dati dei clienti, in base a precedenti citazioni. L'opinione pubblica non potrebbe essere più felice di aver vinto la sua battaglia e sicuramente per il futuro non sarà tanto facile per gli studi legali ottenere i dati di migliaia di utenti. Le etichette ed i detentori dei contenuti perdono di popolarità ed anche soldi dal momento che il sito di Ministry of Sound, è stato messo fuori uso per ore da un attacco dDos, sempre effettuato dal gruppo Anonimus 4Chan che gli ha impedito di vendere musica on line.

martedì 5 ottobre 2010

Altri produttori di film per adulti citano file-sharer

Ormai lo studio legale Dunlap, Grubb & Weaver, meglio conosciuto come il Copyright Group, rappresenta un mito e piovono gli emulatori tra cui Kenneth Ford, un avvocato che opera in un 'associazione anti-pirateria, chiamata Adult Copyright Company e che ha intenzione di arrivare a citare oltre 10.000 ignoti per aver scaricato illegalmente materiale per adulti. I registi indipendenti di film tipo “Teens Tokyo" e "Porno Superheroes" ed anche la società di film per adulti, Third World Media, si apprestano infatti a citare, tramite l'avvocato Kenneth Ford, presso la corte del distretto settentrionale della Virginia Occidentale migliaia di file sharer anonimi chiedendo, agli ISP i dati che corrispondono agli indirizzi IP. Molto probabilmente già si arriverà a citare oltre 5000 persone.



Come saranno in questo caso le lettere inviate ai clienti, uguali a quelle inviate dal Copyright Group o diverse ? Certo essendo qui, la colpa in qualche modo più scabrosa, perchè non farà certo piacere a tante persone, colpevoli od innocenti che si sappia della loro abitudine di scaricare materiale pornografico, molto probabilmente ci sarà più gente che preferirà pagare e mettere tutto a tacere. Speriamo che in ogni caso, non capiti quanto è successo alle persone accusate dagli avvocati dell'ACS law nel Regno Unito, di aver scaricato illegalmente materiale pornografico, che in seguito ad un attacco DoS effettuato da Anonimus al sito dello studio legale, si sono ritrovati i loro dati personali, esposti agli occhi di tutti on line.

domenica 3 ottobre 2010

Il Copyright Group e la falsa bomba

Il famigerato ed ormai famoso gruppo legale,del Copyright Group, dopo aver riposato nei mesi estivi, il 30 agosto ha citato 2177 ignoti per il film “Cornered! “ con Steve Guttemberg. Ed altri 171 circa una settimana dopo, per il film “Familiar Stranger”, ciò porta le persone citate dal Copyright Group a 16200. Non stupisce che il rancore contro questi avvocati stia provocando reazioni sempre più violente, prima il sito ha subito un attacco DoS da parte di Anonimus 4Chan, che aveva già colpito molti altri siti di associazioni anti-pirateria o di avvocati, poi un'email ha avvertito che era stata messa una bomba presso lo studio Dunlap, Grubb, e Weaver ma è sembrato trattarsi di un finto allarme.



Ora, inoltre, poiché sappiamo perfettamente come funziona il sistema, ossia si costringono gli ISP con la citazione a fornire i dati corrispondenti agli indirizzi IP e poi s'inviano le lettere, chiedendo un risarcimento, possiamo, servendoci dei dati presenti nell'email che sono state trafugate sul sito dell'ACS law e messe su Pirate Bay, cercare di ricostruire quanto guadagneranno, con i 16200 citati, gli avvocati del Copyright Group. Nell'email c'era scritto che in genere risultava un tasso di pagamento intorno al 20%. I legali americani chiedono cifre più alte fra i 1000 ed i 2000 dollari ma stabilendo, come ad esempio fa Ars Technica, una somma media di risarcimento intorno agli 800 dollari, calcolando i 16200 citati, si arriva ad una cifra di tutto rispetto di 2,5 milioni di dollari.


Una parte indubbiamente dovrebbe andare alla ditta Guardaley P2P, che esegue i monitoraggi ed un'altra ai detentori dei diritti, ma allo studio legale rimarrebbero sempre 1,25 milioni di dollari, sicuramente niente male per circa un paio di mesi di lavoro. Certo che a parte le finte bombe, non potrebbero proprio questi legali essere definiti benefattori dell'umanità.

lunedì 27 settembre 2010

GB: svelato il motivo delle mancate citazioni di file-sharer

Il gruppo Anonimus 4Chan ha mandato qualche tempo fa in tilt il sito dell'ACS law, oltre quello più famoso della RIAA e poi durante il ripristino, per errore, sono state rese disponibili tutte le email private, che sono state prontamente rese disponibili a tutti su Pirate Bay. Una vicenda che già successe a Mediadefender e provocò grossi danni d'immagine alla società.

Ora parrebbe che quanto scritto in un email spieghi perchè, prima gli avvocati della Davenport Lyons e poi quelli dell'ACS law, abbiano mandato lettere ai presunti violatori del copyright ma ne abbiano citato realmente pochi. Anzi spiega anche un caso che fece molto scalpore, quello di Isabella Barwinska, che fu condannata a 16000 sterline per aver condiviso un solo gioco, il Dream pinball 3D. Di questo caso, io scrissi sul blog di P2P forum, ora defunto, anche perchè sono quasi quattro anni che mi interesso di notizie P2P, questo a significare che chi fa da sé, fa per tre, anche grazie a blogger. Questa vicenda, comunque fu pubblicizzata molto dagli stessi avvocati e fu seguita da migliaia di lettere inviate dallo studio Davenport Lyons con richiesta di 500 sterline, come a voler significare, se non pagate, quello che è successo a Isabella Barwinska, potrebbe capitare anche a voi. In base anche a quanto dichiarato da un avvocato, David Harris e riportato allora da vari media, era stato proprio un caso interamente a favore dei detentori dei diritti, mentre le altre sentenze in contumacia non avevano avuto questi risultati e era stata opportunamente sfruttata la cosa che la donna non aveva messo legali in difesa e non si era appellata contro la sentenza.

mercoledì 1 settembre 2010

UK: azione di gruppo contro l'ACS law

Mentre in USA, abbiamo visto che il Copy-right Group, il quale  ha denunciato oltre 14.000 persone, sta continuando ad inviare lettere, anche perchè sembrerebbe che i giudici non si rendano conto di quanti innocenti ci potrebbero essere fra i 14.000 accusati, nel Regno Unito, un gruppo di avvocati, invita, tutti coloro che hanno ricevuto lettere minacciose da parte dell'ACS Law ad un unirsi in un procedimento legale comune al fine di chiedere un risarcimento.



Da poco, infatti abbiamo scritto come, in seguito alle lamentele di singoli e di associazioni di consumatori, tipo Which? e BeingThreatened.com è stato deferito alla commissione di disciplina dell'ordine degli avvocati. Ma la giustizia si muove lentamente e altri innocenti rischiano in quanto Crossley , il capo dell'ACS law, sta ancora andando in tribunale per chiedere di poter entrare in possesso dell'identità di migliaia di individui, dicendo che quest'ultimi hanno violato i diritti d'autore dei suoi clienti.
Dato che però, Crossley è stato deferito al consiglio di disciplina dell'ordine, per comportamento prepotente ed eccessivo, secondo un gruppo di avvocati del nord dell'Inghilterra, tutti i destinatari delle lettere potrebbero aver diritto ad un risarcimento per le molestie subite. Secondo Michael Forrester , di questo studio legale, molti destinatari delle lettere si sono allarmati e si sono sentiti minacciati e questo è contro la legge.


Inoltre l'ACS law, spinge al pagamento, l'intestatario dell'IP monitorato, non adducendo prove che sia stato effettivamente lui a compiere la violazione oppure abbia autorizzato altri, anche questo è contro la legge. Parrebbe che questo studio legale sostenga che questa causa, essendo in molti, a parteciparvi, non costi quasi nulla, al singolo, ma è sempre meglio informarsi bene. In ogni caso,  nel caso a qualcuno arrivassero nuove lettere da parte dell'ACS law,la cosa migliore da fare è non pagare nulla, rivolgersi alle associazioni dei consumatori o direttamente all'ordine degli avvocati, dove c'è già una procedura in atto.

martedì 24 agosto 2010

L' ACS Law deferito alla commissione disciplinare

Lo studio legale ACS Law e soprattutto il suo principale Andrew Crossley, sono stati per la seconda volta deferiti al tribunale di disciplina, in seguito ai metodi coercitivi che avrebbero usato con i presunti violatori del copy-right, cosa che li avrebbe portati a guadagnare oltre un milione di dollari.



The Solicitors Regulatory Authority (SRA) è l'organo che regola la condotta di oltre 110.000 avvocati e la sua funzione è quella di controllare e garantire l'operato degli avvocati, in base alle lamentele del pubblico e può imporre loro una sanzione disciplinare, oppure sospenderli.


A partire dall'8 Luglio 2010 la SRA (The Solicitors Regulatory Authority) ha ricevuto oltre 418 reclami ufficiali contro lo studio ACS law e già nel 2009, l'associazione dei consumatori Which ? Aveva accusato lo studio legale di mobbing, dicendo che mandava lettere minatorie ai presunti file-sharing.


Oggi, finalmente, dopo tanti reclami, la SRA ha deciso di deferire Andrew Crossley, alla commissione di disciplina (SDT). Il tribunale può decidere in base alle violazioni deontologiche legate alla professione e come detto, può condannarlo ad una multa, un biasimo o sospenderlo dall'ordine.


Crossley, del resto era stato già sottoposto ad azione disciplinare e multato ed ammonito per essersi comportato in maniera indegna come avvocato.


E' ovvio che i detentori del copy-right debbano ricorrere a legali contro chi ha violato i loro diritti ma l'intervento contro i presunti violatori, deve essere fatto rispettando la legge, non in modo persecutorio, altrimenti dalla ragione si passa al torto, speriamo che Crossley, da ora in poi si comporti diversamente.

venerdì 28 maggio 2010

Lo strano caso dell'utente che non sa nulla di Far Cry


Abbiamo spesso parlato del Copyright Group,un gruppo di legali statunitensi che vuole emulare gli avvocati dell'ACS law e di come essi dicano “vogliono salvare il cinema” ma a quanto pare, desiderano soprattutto attuare azioni di bullismo e guadagnare da questi atti.
Lo studio legale Dunlap, Grubb, & Weaver ha agito per un certo tempo per conto del regista tedesco Uwe Boll, che pensa che utenti P2P lo abbiano deufradati dei suoi guadagni. All'inizio di quest'anno, l'azienda ha intentato una causa federale contro 2.049 ignoti , tutti accusati di condivisione di Far Cry su Internet e si ritiene che il numero sia poi salito a 4.577.
Dopo un procedimento del genere è facile ottenere dagli ISP il nome degli utenti ai quali corrisponde un determinato indirizzo IP, diciamo, incriminato e così ha fatto la Verizon, rivelando, il nome e l'indirizzo di una donna che chiameremo soltanto Sabine, come fa Ars Technica.

Questa donna, la scorsa settimana ha ricevuto una lettera, a dir poco choccante in cui la si avvertiva che era stata individuato un download illegale del film Far Cry la notte del 22 marzo, riconducibile al suo indirizzo IP e che la cosa si poteva chiudere se la donna avesse pagato subito 1500 dollari.

Se invece, il destinatario della missiva avesse aspettato fine giugno, la cifra sarebbe salita a 2500 dollari e se invece avesse deciso di non rispondere e di non pagare sarebbe stata intentata una causa contro di lei e richiesto il risarcimento massimo, previsto per la violazione, ossia 150.000 dollari.
Ora se non è un atto bullistico questo, non si saprebbe come altro definirlo, anche se la signora in questione fosse stata realmente colpevole, mentre lei dichiara di non sapere niente di Far Cry, né di BitTorrent né del client Azureus che avrebbe usato per il download.

Oltretutto, sappiamo perfettamente che la cifra richiesta dalla RIAA per ogni singola infrazione, è variata parecchio, ad esempio nel caso di Jammie Thomas si è passati a 9.250, poi a 80.000, quindi a 22.500 dollari per ogni canzone condivisa illegalmente ma mai a 150.000 dollari
Inoltre, questi avvocati avrebbero poi la possibilità finanziaria di procedere legalmente contro 4577 persone alle quali si aggiungono le altre migliaia di utenti citati per aver condiviso illegalmente “The hurt locker”?

Ma molto probabilmente la maggior parte delle persone, che hanno ricevuto la lettera come la signora, sanno benissimo quanto costerebbe loro prendere un avvocato per difendersi e quindi magari preferiscono pagare subito i 1500 dollari e togliersi il pensiero ed è questo che sperano gli avvocati del Copy-right Group, perchè il sistema è collaudato ed ha procurato sempre grossi guadagni agli avvocati inglesi e tedeschi.
Anche la signora non sa che fare, l'unica cosa di cui è sicura è che nessuno della sua famiglia ha sentito parlare mai di Far Cry.

giovedì 27 maggio 2010

UK: avvocati mandano questionari con trucco


Gli avvocati dell'ACS law di cui abbiamo già parlato, stanno inviando lettere con richieste di risarcimento per il secondo anno, ma la loro tecnica è cambiata, divenendo più subdola. Infatti mandano questionari, rispondendo ingenuamente ai quali, la gente si auto-incrimina. Il caso è stato portato all'attenzione dell'opinione pubblica dalla rivista Which?

Del resto gli avvocati dell'ACS non vogliono fare la fine di quelli del Davemport Lyons nei confronti dei quali è stato iniziato un procedimento disciplinare per cattiva condotta.
Infatti, le lettere che essi mandano non accusano direttamente le persone ma dicono che la loro connessione è stata usata per violare e propongono una cifra per risolvere qualunque problema legale futuro.
Nel momento, poi, che il destinatario della lettera risponde negando, mandano questionari, rispondendo ai quali il malcapitato utente può ingenuamente incriminare lui od altre persone ed in ogni caso rivela dati personali.

Come è stato detto, secondo Deborah Prince, capo degli affari legali di Which?, i destinatari delle lettere non debbono assolutamente rispondere ai questionari, in quanto è un atto bullistico.

Eppure nonostante la pubblicità data da riviste e giornali e blog a questo sistema usato dagli avvocati, tanta gente casca nella rete e paga e nei primi 11 mesi d'attività, essi hanno ricavato ben £ 1.000.000 da queste lettere e senza che nessun caso sia stato portato all'attenzione della corte.
Quindi, qualunque cosa arrivi, se proprio si vuole stare sicuri, conviene rivolgersi ad un legale, magari ma assolutamente non pagare.

giovedì 13 maggio 2010

USA: Denunciati migliaia di downloader di “The hurt Locker”


Come sappiamo The hurt Locker ha vinto, quest'anno, l'Oscar ed è sempre stato fra i film più scaricati su BitTorrent, fin dalla prima comparsa in rete di una copia pirata, nel febbraio del 2009. Certamente i download illegali sono aumentati di molto dopo la sua vincita dell'Oscar, arrivando ad oltre tre milioni e complessivamente ci sono stati oltre 10 milioni di scarichi della copia del film.

Ma i produttori del film, per niente contenti dei risultati al box office, dove il film ha realizzato 16,4 milioni di dollari, ora hanno
stretto un accordo con gli avvocati del Copy-right Group e verrà intrapresa un'azione di massa, contro i downloader illegali di “The hart locker”.

Degli avvocati del Copy-right Group si era già parlato, in quanto avevano chiaramente espresso la loro intenzione di imitare i colleghi inglesi, ad esempio quelli dell'ACS law, volendo monetizzare il fenomeno P2P. Già aveva attuato una simile azione nei confronti dei downloader di film indipendenti, mandando lettere richiedendo denaro e minacciando cause se non si pagava.

Ora a sentire
The Hollywood Reporter,gli avvocati hanno preso accordi con gli ISP ed hanno già ottenuto il 40% dei dati personali degli utenti BitTorrent che avrebbero scaricato il film.

Sicuramente il guadagno, per gli avvocati sarà assicurato, dal momento che da ogni risarcimento pagato trattengono il 70%, mentre il 30% va ai proprietari dei diritti.
Solo che nel Regno Unito, questo atteggiamento bullistico degli avvocati ha suscitato enormi proteste ed anche un'interrogazione alla Camera dei Lord, si spera quindi che la medesima reazione, simili atti, possano suscitarla anche in America.