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martedì 5 ottobre 2010

USA: settore tecnologico contro nuova legge anti-pirateria

Combattere il nuovo disegno di legge presentato dalla Commissione Giustizia del Senato e soprattutto sostenuto dal senatore Patrick Leahy, è divenuta una priorità assoluta, per molti gruppi commerciali legati al settore tecnologico. Il disegno di legge potrebbe andare al più presto al voto introduce norme molto più severe contro la pirateria e la contraffazione, come la chiusura dei siti che sarebbero incolpati di contenere materiale che viola il copyright.

Secondo ad esempio Ed Black, Ceo Computer e Communications Industry Association (CCIA), si poteva cercare di risolvere il problema della violazione del copyright in modo meno draconiano e non con la creazioni di leggi anti-primo emendamento. Diversamente, la pensano le industrie detentrici dei diritti d'autore secondo i quali, l'industria americana è rovinata dalla pirateria soprattutto provocata da siti residenti all'estero, quindi chiedono a gran voce una risposta più dura, in modo che un giudice possa chiedere la chiusura dei siti nazionali e possa obbligare gli ISP di impedire agli utenti americani l'accesso ai siti con sede estera. Dice Jonathan Lamy della RIAA, in risposta a chi si oppone all'approvazione di questa legge,"Queste imprese illegali minano la nostra economia e contribuiscono a far perdere il lavoro a migliaia di americani. La risposta da questi gruppi di sedicenti interesse pubblico non può essere sempre 'no'. I leader del Congresso e l'amministrazione hanno messo in chiaro che non fare nulla non è più un'opzione ".
Insomma, dopo la Francia e la Gran Bretagna i tempi sembrano maturi, per un'azione intensa contro la pirateria, anche in America.

Sembrerebbe comunque, dagli ultimi aggiornamenti che la proposta di legge, dovrà aspettare dopo le elezioni di novembre ma l'EFF avverte gli oppositori della legge di non pensare alla vittoria, in quanto molto presto questo disegno di legge verrà riproposto ed il Congresso dovrebbe ascoltare il punto di vista di tutti i cittadini interessati.

lunedì 27 settembre 2010

GB: svelato il motivo delle mancate citazioni di file-sharer

Il gruppo Anonimus 4Chan ha mandato qualche tempo fa in tilt il sito dell'ACS law, oltre quello più famoso della RIAA e poi durante il ripristino, per errore, sono state rese disponibili tutte le email private, che sono state prontamente rese disponibili a tutti su Pirate Bay. Una vicenda che già successe a Mediadefender e provocò grossi danni d'immagine alla società.

Ora parrebbe che quanto scritto in un email spieghi perchè, prima gli avvocati della Davenport Lyons e poi quelli dell'ACS law, abbiano mandato lettere ai presunti violatori del copyright ma ne abbiano citato realmente pochi. Anzi spiega anche un caso che fece molto scalpore, quello di Isabella Barwinska, che fu condannata a 16000 sterline per aver condiviso un solo gioco, il Dream pinball 3D. Di questo caso, io scrissi sul blog di P2P forum, ora defunto, anche perchè sono quasi quattro anni che mi interesso di notizie P2P, questo a significare che chi fa da sé, fa per tre, anche grazie a blogger. Questa vicenda, comunque fu pubblicizzata molto dagli stessi avvocati e fu seguita da migliaia di lettere inviate dallo studio Davenport Lyons con richiesta di 500 sterline, come a voler significare, se non pagate, quello che è successo a Isabella Barwinska, potrebbe capitare anche a voi. In base anche a quanto dichiarato da un avvocato, David Harris e riportato allora da vari media, era stato proprio un caso interamente a favore dei detentori dei diritti, mentre le altre sentenze in contumacia non avevano avuto questi risultati e era stata opportunamente sfruttata la cosa che la donna non aveva messo legali in difesa e non si era appellata contro la sentenza.

giovedì 23 settembre 2010

GB: giudice si oppone alle migliaia di citazioni

Paese che vai, giudice che trovi, mentre sembrerebbe che in America i giudici siano piuttosto a favore delle moltissime citazioni richieste dal Copyright Group, nel Regno Unito un giudice si è opposto alla richiesta effettuata dallo studio Gallant Macmillan a nome dei loro clienti Ministry of sound, un' etichetta indipendente, di ottenere i dati corrispondenti a migliaia di indirizzi IP dagli ISP.



Oltretutto il giudice ha detto che con l'entrata in vigore del Digital Economy Bill non sarà più possibile ottemperare a simili richieste. In ogni caso, egli dice che se ci sono così tante e-mail da mandare è possibile che ci siano stati degli errori.
Anzi, egli ha detto che è come usare una grossa mazza per rompere una noce. Inoltre il giudice non si spiega perchè tante e-mail inviate e poi nessun caso portato a giudizio.
Questo invece è facile da capire, per chi ha letto i molti casi simili, perchè è stato dimostrato che è molto più redditizio impaurire gli utenti e chiedere loro un risarcimento, piuttosto che citarli in tribunale e dover sostenere delle spese. Altra cosa strana, mai nessun ISP inglese si oppone alle citazioni, sia dell'ACS law, preso di mira anche dalla comunity di Anonimus, che dello studio Gallant Macmillan. Veramente sappiamo che Talk Talk non si presta ad accordi, con legali o detentori di contenuti, ma stranamente, anche se è uno dei più grossi ISP del paese, i suoi utenti non vengono mai segnalati in queste citazioni. Quindi per ora il giudice ha rifiutato di concedere a Ministry of Sound l'ordine del tribunale, dicendo di aver ricevuto per lettera lamentele da parte del pubblico e il querelante ha tempo di chiarire questi punti oscuri fino al 27 settembre .

mercoledì 15 settembre 2010

GB: il 25% del costo di invio delle lettere agli ISP


Finora la legge sul Digital Economy Bill, nel Regno Unito, come sappiamo, votata di fretta, prima che il governo, causa elezioni, non potesse più farlo, aveva ancora molti punti non chiariti, fra questi a chi dovesse essere addebitato il costo delle lettere da inviare agli utenti colpevoli di violazione del diritto d'autore.



Soprattutto gli ISP, volevano chiarezza, costretti dal governo in attività che andavano al di là del loro lavoro di semplici vettori, come se il postino che porta la corrispondenza dovesse pagare l'affrancatura di tutte le lettere. D'altro canto, i titolari dei diritti, hanno sempre sostenuto che gli ISP hanno guadagnato per anni dal file-sharing sfrenato, rendendo felici i loro clienti offrendo abbonamenti che garantivano ad essi più banda. Ora comunque sembrerebbe che le menti più brillanti del governo abbiano trovato un modo chiaro per dividere le spese che toccheranno per il 75% ai detentori dei diritti e per il 25% agli ISP. Quindi al più presto verrà applicata la legge che permetterà ai giudici di bloccare interi siti web e vedrà i file-sharer colpevoli o innocenti, comunque monitorati e spiati e la vicenda svizzara della Logistep dovrebbe far riflettere sui diritti della privacy, che in ogni caso verranno calpestati.


Sembra comunque che chi riceva la lettera possa appellarsi almeno una volta senza costi, ovviamente se tutti scriveranno per dire che sono innocenti, la cosa verrà rivista e verrà messa una tassa.


In ogni caso è difficile pensare che gli ISP, zitti e buoni accetteranno di pagare questo 25% e non ritoccheranno invece i contratti di tutti gli utenti, magari anche di quelli che non hanno mai sentito la parola file-sharing. Molto probabilmente poi sappiamo che in queste cose ci saranno tanti innocenti che ci andranno di mezzo, ragazzi, persone con errori nel monitoraggio, connessioni wireless non protette, mentre come in Svezia con l'ipred, i più furbi e smaliziati saranno da parecchio passati a servizi che assicurano l'anonimato, VPN, proxy,seedboxes. Forse, quando, ad esempio, le case discografiche si renderanno conto, che con tutti questi sistemi e con le spese in più per il monitoraggio e l'invio delle lettere, i dischi non si vendono lo stesso, creeranno nuovi modelli di business digitali, chissà.