Già leggendo le email trafugate la situazione dello studio ACS law sembrava non del tutto rosea, con oltre 500 reclami riguardo a comportamenti della sua azienda presso la Solicitor’s Regulatory Authority (SRA), parecchie fatture non pagate ad ISP ed ad altri avvocati ma fino alla pubblicazione di tutto il materiale privato della sua attività Crossley poteva sperare di convincere gli ISP a rivelare i dati dietro gli indirizzi IP e continuare ad inviare lettere. Ora però, che tutta la sua attività ed il suo modo di operare è venuto alla luce e che quindi sarebbe estremamente difficile trovare ISP che non si oppongano alle sue citazioni, non gli rimane che chiudere l'attività. Del resto già lo studio Davenport Lyons è magicamente scomparso, ad un certo punto ed alcuni suoi avvocati erano già confluiti nell'ACS law. Altra possibilità infatti, sarebbe quella di far calmare le acque e ricominciare il tutto, associandosi con un altro studio legale ma chi si metterebbe con una persona più volte multata o sospesa dall'ordine degli avvocati?
Del resto come sappiamo alla base di questa sua impresa commerciale c'era il rapporto di collaborazione con alcuni ISP, perchè sappiamo perfettamente che gli utenti di Talk Talk e Virgin Media non erano mai fra gli indirizzi IP segnalati. Gli altri ISP, però facevano pagare il servizio, come risulta da una fattura non pagata ad Entanet, risalente ad addirittura al luglio 2009 ed un'altra emanata da O2 di oltre 13000 sterline. Anche alcuni avvocati partner come Lee Bowden ha inviato a Crosley email irate in agosto, chiedendo il pagamento di 17000 sterline per i servizi effettuati.
Tutto questo, come detto era già prima che l'immagine pubblica di Crossley fosse ancora più compromessa da questo arrivo su internet della corrispondenza riservata dell'azienda. Ci dovremo quindi aspettare una temporanea o permanente uscita di Crossley dal mondo P2P, o troverà il modo di riuscire lo stesso ad inviare lettere di risarcimento ai presunti file-sharer?
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lunedì 11 ottobre 2010
giovedì 23 settembre 2010
GB: giudice si oppone alle migliaia di citazioni
Paese che vai, giudice che trovi, mentre sembrerebbe che in America i giudici siano piuttosto a favore delle moltissime citazioni richieste dal Copyright Group, nel Regno Unito un giudice si è opposto alla richiesta effettuata dallo studio Gallant Macmillan a nome dei loro clienti Ministry of sound, un' etichetta indipendente, di ottenere i dati corrispondenti a migliaia di indirizzi IP dagli ISP.
Oltretutto il giudice ha detto che con l'entrata in vigore del Digital Economy Bill non sarà più possibile ottemperare a simili richieste. In ogni caso, egli dice che se ci sono così tante e-mail da mandare è possibile che ci siano stati degli errori.
Anzi, egli ha detto che è come usare una grossa mazza per rompere una noce. Inoltre il giudice non si spiega perchè tante e-mail inviate e poi nessun caso portato a giudizio.
Questo invece è facile da capire, per chi ha letto i molti casi simili, perchè è stato dimostrato che è molto più redditizio impaurire gli utenti e chiedere loro un risarcimento, piuttosto che citarli in tribunale e dover sostenere delle spese. Altra cosa strana, mai nessun ISP inglese si oppone alle citazioni, sia dell'ACS law, preso di mira anche dalla comunity di Anonimus, che dello studio Gallant Macmillan. Veramente sappiamo che Talk Talk non si presta ad accordi, con legali o detentori di contenuti, ma stranamente, anche se è uno dei più grossi ISP del paese, i suoi utenti non vengono mai segnalati in queste citazioni. Quindi per ora il giudice ha rifiutato di concedere a Ministry of Sound l'ordine del tribunale, dicendo di aver ricevuto per lettera lamentele da parte del pubblico e il querelante ha tempo di chiarire questi punti oscuri fino al 27 settembre .
Oltretutto il giudice ha detto che con l'entrata in vigore del Digital Economy Bill non sarà più possibile ottemperare a simili richieste. In ogni caso, egli dice che se ci sono così tante e-mail da mandare è possibile che ci siano stati degli errori.
Anzi, egli ha detto che è come usare una grossa mazza per rompere una noce. Inoltre il giudice non si spiega perchè tante e-mail inviate e poi nessun caso portato a giudizio.
Questo invece è facile da capire, per chi ha letto i molti casi simili, perchè è stato dimostrato che è molto più redditizio impaurire gli utenti e chiedere loro un risarcimento, piuttosto che citarli in tribunale e dover sostenere delle spese. Altra cosa strana, mai nessun ISP inglese si oppone alle citazioni, sia dell'ACS law, preso di mira anche dalla comunity di Anonimus, che dello studio Gallant Macmillan. Veramente sappiamo che Talk Talk non si presta ad accordi, con legali o detentori di contenuti, ma stranamente, anche se è uno dei più grossi ISP del paese, i suoi utenti non vengono mai segnalati in queste citazioni. Quindi per ora il giudice ha rifiutato di concedere a Ministry of Sound l'ordine del tribunale, dicendo di aver ricevuto per lettera lamentele da parte del pubblico e il querelante ha tempo di chiarire questi punti oscuri fino al 27 settembre .
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