Come sappiamo la MPAA ha da poco citato Hotfile, suprattutto colpevole, secondo l'associazione di permettere ai suoi utenti di caricare film, giochi e musica, protetti dal copyright sul suo server. Hotfile sta cercando, ora di mettersi a posto con le regole del DMCA e ha eliminato molti account premium.
Infatti vari utenti hanno trovato un messaggio che li avvertiva del fatto che il loro account era stato sospeso per ripetute violazioni del copyright, oltretutto sono stati eliminati tutti i file degli account ma, poiché i titolari di questi account partecipavano al sistema di ricompense, non verranno corrisposte loro, cifre significative, in alcuni casi fino a 1000 dollari. I responsabili di Hotfile hanno dichiarato che essi hanno sempre rispettato le regole del DMCA ed eliminato gli utenti che postavano materiali coperti dal copyright ma alcuni utenti continuano a tentare di usare Hotfile.com per condividere i materiali di cui non hanno i diritti necessari",e pertanto stanno attuando una politica più aggressiva chiudendo gli account degli utenti che sono oggetto di ripetute denunce di violazione.
Ma come già è successo con Rapidshare ci sono già molti altri siti, tipo UserShare.net e FileSonic che finchè non bussa la MPAA, sono disposti a chiudere un occhio su quanto caricano gli utenti. L'eterno gioco fra gatto e topo, continua.
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lunedì 21 febbraio 2011
sabato 29 gennaio 2011
Google comincia la censura contro BitTorrent e Rapidshare
Google sembra aver ceduto alle pressioni della MPAA e della RIAA ed aver cominciato ad attuare dei filtri e aver eliminato dal completamento automatico, alcune parole, fra cui “pirateria”, ma anche “uTorrent” e BitTorrent, questo per evitare che vengano suggeriti film o brani musicali con la parola Torrent, ma secondo Morris, della BitTorrent.inc, si tratta di filtri con campi di applicazione troppo ampi. La cosa più sorprendente è il nuovo filtro che le parole chiave sembra essere scelto arbitrariamente.
Il filtro include client BitTorrent, come uTorrent e Xunlei, ma non BitComet e Vuze.Mentre cyberlockers come Rapidshare e Megaupload sono vietati e altri siti come 4shared, HotFile e MediaFire non lo sono.
Inoltre, tutti i nomi dei siti torrent popolari, fra cui The Pirate Bay non sono inclusi nella lista dei nomi bannati di Google. Sempre secondo Simon Morris è assolutamente strano che, mentre Google è uno degli investitori di Xunlei, il client BitTorrent cinese, avendo offerto 5 milioni nel 2006, nel frattempo abbia attuato questo ban. Morris aggiunge che i responsabili della società si augurano che Google possa riconoscere il valore di BitTorrent e rivalutare questa decisione in tempi brevi."
Anche i responsabili di Rapidshare non sono affatto contenti del ban e dicono di essere preoccupati per gli interessi legittimi dei loro utenti e ritengono che sia stata sbagliata la decisione di Google di rimuovere il termine “Rapishare” dai risultati di ricerca. La società ha aggiunto “ i risultati del motore di ricerca dovrebbe riflettere gli interessi degli utenti 'e non di Google o di chiunque altro, "
Sembra comunque molto strano che Google che si è sempre battuto contro la censura cinese, stia attuando una censura commerciale a favore di poche grandi imprese.
Inoltre, tutti i nomi dei siti torrent popolari, fra cui The Pirate Bay non sono inclusi nella lista dei nomi bannati di Google. Sempre secondo Simon Morris è assolutamente strano che, mentre Google è uno degli investitori di Xunlei, il client BitTorrent cinese, avendo offerto 5 milioni nel 2006, nel frattempo abbia attuato questo ban. Morris aggiunge che i responsabili della società si augurano che Google possa riconoscere il valore di BitTorrent e rivalutare questa decisione in tempi brevi."
Anche i responsabili di Rapidshare non sono affatto contenti del ban e dicono di essere preoccupati per gli interessi legittimi dei loro utenti e ritengono che sia stata sbagliata la decisione di Google di rimuovere il termine “Rapishare” dai risultati di ricerca. La società ha aggiunto “ i risultati del motore di ricerca dovrebbe riflettere gli interessi degli utenti 'e non di Google o di chiunque altro, "
Sembra comunque molto strano che Google che si è sempre battuto contro la censura cinese, stia attuando una censura commerciale a favore di poche grandi imprese.
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sabato 22 gennaio 2011
Megaupload bloccato da Orange?
Siti come Megaupload e Rapidshare sono, ormai, sulla lista nera di RIAA e MPAA e mentre Rapidshare ha attaccato queste accuse dicendo che si tratta di diffamazione, Megaupload ha risposto alle minacce delle associazione anti-pirateria, dicendo che il fatto che il sito faciliti la violazione del copyright sono accuse grottesche ed esagerate. Nel frattempo, però, in Francia Megaupload ha denunciato il fatto di essere stato bloccato o rallentato da Orange, presumibilmente, sempre secondo i responsabili di Megaupload, per scoraggiare le persone ad utilizzare il suo servizio.
L'ISP ha però, negato tutte le accuse. Megaupload ha anche consigliato i suoi utenti di lasciare Orange e rivolgersi ad un altro ISP. Orange ha detto di seguire le regole della neutralità della rete e che la colpa è della vecchia infrastruttura utilizzata da Megaupload e che anche utenti di altri ISP francesi hanno avuto gli stessi problemi con MegaVideo/Megaupload e che il sito deve cercare un equilibrio fra qualità e prestazioni economiche. Insomma è difficile capire chi abbia ragione, però è chiaro che gli utenti che in Francia si sono rivolti in massa sui siti cyberlocker non monitorati da Hadopi si ritrovano ora con altri problemi.
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lunedì 27 dicembre 2010
Mastercard potrebbe chiudere i rapporti con siti cyberlocker
Alcuni siti come Megaupload e Rapidshare, poiché i loro utenti oltre caricare e scaricare file legali, li utilizzano anche per file pirata, potrebbero vedere presto interrotti i loro rapporti con Mastercard. Questo tipo di intervento, insieme ad altre, ad esempio la chiusura dei domini è fra le misure previste dalla proposta di legge COICA, che per ora è stata bloccata al Congresso.
Nonostante ciò, la RIAA e la MPAA stanno cercando di fare pressioni su servizi bancari e di carte di credito, società di pubblicità ed ISP perchè siano più attivi nei confronti dei siti pirata ed anche Google ha detto che avrebbe modificato i suoi algoritmi al fine di favorire i siti con contenuti legali.
Fra i fornitori di carte di credito e sistemi di pagamento, soprattutto Mastercard sembra pronto ad assecondare le richieste di MPAA e RIAA e chiudere i rapporti con siti canaglia, anche senza imposizione del tribunale, infatti ha da poco, tagliato i rapporti anche con Wikileaks.
Fra i siti particolarmente segnalati dalla RIAA, c'è Megaupload che supporta pagamenti tramite vari meccanismi, tipo Mastercard, Visa, American Express, Paypal ecc.
In ogni caso, il proprietario di Megaupload ha detto di aver sempre tolto ogni materiale illegale dopo richiesta del proprietario dei contenuti e che in cinque anni non sono mai stati citati. In ogni caso i proventi enormi di Megaupload derivano soprattutto dalla pubblicità e Mastercard, molto probabilmente chiudendo i rapporti, danneggerebbe più se stessa, che il famoso sito cyberlocker.
Nonostante ciò, la RIAA e la MPAA stanno cercando di fare pressioni su servizi bancari e di carte di credito, società di pubblicità ed ISP perchè siano più attivi nei confronti dei siti pirata ed anche Google ha detto che avrebbe modificato i suoi algoritmi al fine di favorire i siti con contenuti legali.
Fra i fornitori di carte di credito e sistemi di pagamento, soprattutto Mastercard sembra pronto ad assecondare le richieste di MPAA e RIAA e chiudere i rapporti con siti canaglia, anche senza imposizione del tribunale, infatti ha da poco, tagliato i rapporti anche con Wikileaks.
Fra i siti particolarmente segnalati dalla RIAA, c'è Megaupload che supporta pagamenti tramite vari meccanismi, tipo Mastercard, Visa, American Express, Paypal ecc.
In ogni caso, il proprietario di Megaupload ha detto di aver sempre tolto ogni materiale illegale dopo richiesta del proprietario dei contenuti e che in cinque anni non sono mai stati citati. In ogni caso i proventi enormi di Megaupload derivano soprattutto dalla pubblicità e Mastercard, molto probabilmente chiudendo i rapporti, danneggerebbe più se stessa, che il famoso sito cyberlocker.
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domenica 5 dicembre 2010
Rapidshare condannato a 150.000 euro di multa
Un gruppo di grandi editori, Bedford, Freeman & Worth e Macmillan, Cengage Learning, Elsevier, McGraw-Hill Companies e Pearson, a febbraio di quest'anno avevano citato Rapidshare ed il giudice aveva ordinato al sito di hosting, di eliminare i 150 libri elettronici dai suoi archivi e impedirne, tramite filtri il ricaricamento.
Ora, secondo i legali degli editori, Rapidshare non ha rispettato l'ingiunzione del giudice, in quanto molti di questi libri sono ancora presenti sul sito. Il giudice è stato d'accordo con questa tesi ed ha condannato Rapidshare a pagare una multa di 150.000 euro. La Corte ha stabilito che RapidShare ha colpevolmente omesso di prendere in esame ragionevoli misure di controllo. Queste misure comprendono l'utilizzo di un filtro, che controlla il nome del file durante il caricamento di materiale sul server del sito di hosting, con riguardo alla questione se l'autore, il titolo, il numero ISBN della casa editrice possono essere contenuti in questo nome.
Molto contenti della condanna, inflitta a Rapidshare, sono stati i legali degli editori che hanno detto che in tal modo il sito di hosting sarà costretto ad utilizzare meccanismi che impediscano la violazione del copyright, riguardo ai titoli specificati nel provvedimento ed in tal modo sarà anche possibile evitare che imprese come Rapidshare possano trarre profitto, tramite la distribuzione illegale di opere protette dal copyright.
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martedì 16 novembre 2010
MPAA: ecco la lista dei siti che violano il nostro copyright
La MPAA ha presentato a Kira Alvarez, del reparto a difesa della proprietà intellettuale dell'Ufficio Responsabile per il Commercio degli Stati Uniti, una lista contenente i nomi e informazioni abbastanza accurate,di molti siti, con sede estera, sia BitTorrent che cyberlocker, i quali, secondo la MPAA , contengono materiale illegale, di loro proprietà.
Il presidente della MPAA, nella lettera, oltre a ricordare l'importanza dell'industria cinematografica per l'economia statunitense, sottolinea l'esigenza della MPAA di difendere il loro business, fuori dai confini degli Stati Uniti. Infatti continua Pisano nella lettera, l'industria cinematografica distribuisce i suoi film in oltre 150 paesi e nel 2007 il 46% delle entrate della MPAA provenivano da oltreoceano. Poi Pisano dice che la MPAA apprezza l'interesse mostrato dall'USTR, ad individuare i siti che minacciano il mercato legittimo ed è anche però,necessario che il governo USA intervenga affinchè i partner commerciali all'estero, proteggano e rispettino i diritti di copy-right.così facendo, si proteggeranno i posti di lavoro negli Stati Uniti .
Segue poi la lista dettagliata, dei siti con informazioni riguardanti il paese dove hanno i server, con il nome dell'host,il numero di Torrent, la posizione Alexa ed anche quanto essi ricavino tramite pubblicità, soprattutto legata alla pornografia ed al gioco illegale e alle varie donazioni degli utenti.
Fra i siti nella lista troviamo: BTjunkie.org (Svezia ), Demonoid.com (Ucraina ) , IsoHunt (Canada )Kickasstorrents.com (Svezia), Rutracker.org (Russia), ThePirateBay.org ( Svezia / Olanda) , questi sono tutti siti BitTorrent poi sono stati indicati vari siti di file-hosting come Megaupload.com, Megavideo.com, RapidShare.com, Webhards (Corea) e Ba-k.com (Messico) ed anche Newsgroups, come UseNext.de (Germania / Paesi Bassi) , risultano sulla lista nera.
Il presidente della MPAA, nella lettera, oltre a ricordare l'importanza dell'industria cinematografica per l'economia statunitense, sottolinea l'esigenza della MPAA di difendere il loro business, fuori dai confini degli Stati Uniti. Infatti continua Pisano nella lettera, l'industria cinematografica distribuisce i suoi film in oltre 150 paesi e nel 2007 il 46% delle entrate della MPAA provenivano da oltreoceano. Poi Pisano dice che la MPAA apprezza l'interesse mostrato dall'USTR, ad individuare i siti che minacciano il mercato legittimo ed è anche però,necessario che il governo USA intervenga affinchè i partner commerciali all'estero, proteggano e rispettino i diritti di copy-right.così facendo, si proteggeranno i posti di lavoro negli Stati Uniti .
Segue poi la lista dettagliata, dei siti con informazioni riguardanti il paese dove hanno i server, con il nome dell'host,il numero di Torrent, la posizione Alexa ed anche quanto essi ricavino tramite pubblicità, soprattutto legata alla pornografia ed al gioco illegale e alle varie donazioni degli utenti.
Fra i siti nella lista troviamo: BTjunkie.org (Svezia ), Demonoid.com (Ucraina ) , IsoHunt (Canada )Kickasstorrents.com (Svezia), Rutracker.org (Russia), ThePirateBay.org ( Svezia / Olanda) , questi sono tutti siti BitTorrent poi sono stati indicati vari siti di file-hosting come Megaupload.com, Megavideo.com, RapidShare.com, Webhards (Corea) e Ba-k.com (Messico) ed anche Newsgroups, come UseNext.de (Germania / Paesi Bassi) , risultano sulla lista nera.
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Rapidshare, vince su Rapidshare.net
Ormai sappiamo bene che Rapidshare intende attuare una politica a rispetto delle leggi sul copy-right, anche per tale scopo ha intentato azioni contro vari siti, che abusavano del suo marchio e violavano il copy-right. L'ultima vittoria è sul sito Rapidshare.net , un sito che offre un indice di ricerca di file che sono ospitati su RapidShare.com, così gli utenti possono trovare i file sul servizio di file-hosting da una posizione centrale e che ora ha cambiato nome di dominio e si chiama RsFly, In un primo tempo il Wipo ha negato il torto di Rapidshare.net, ma il famoso sito di file-hosting, supportato dallo studio legale Greenberg Traurig, ha deciso di rivolgersi al National Arbitration Forum, che nella decisione finale, resa pubblica 14 ottobre, ha dato ragione a Rapidshare. I proprietari di Rapidshare.net, avrebbero potuto opporsi ma ciò avrebbe significato impegnarsi in lunghe e costose procedure legali ed hanno preferito cambiare nome al loro sito.
Questa questa battaglia a favore del copy-right, sia contro i siti che, tutto sommato, gli apportavano visitatori, che contro gli utenti ha determinato una grossa riduzione del traffico internet di Rapidshare. Ora Megaupload ha ampiamente superato Rapidshare come il cyberlocker più visitato. Solo un anno fa RapidShare è stato tra i 15 più domini visitati su Internet insieme a Google, Facebook, YouTube e Wikipedia, ma ora, secondo Alexa è sceso all' 86 esima posizione.
Questa questa battaglia a favore del copy-right, sia contro i siti che, tutto sommato, gli apportavano visitatori, che contro gli utenti ha determinato una grossa riduzione del traffico internet di Rapidshare. Ora Megaupload ha ampiamente superato Rapidshare come il cyberlocker più visitato. Solo un anno fa RapidShare è stato tra i 15 più domini visitati su Internet insieme a Google, Facebook, YouTube e Wikipedia, ma ora, secondo Alexa è sceso all' 86 esima posizione.
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venerdì 8 ottobre 2010
Effetto IPAD sulla pirateria di ebook
Attributor che aveva già eseguito un'indagine sulla pirateria degli ebook secondo la quale questa avrebbe causato danni economici all'industria del libro di 2,8 miliardi di dollari, ha ora pubblicato i dati di una seconda indagine, eseguita usando i dati della ricerca di Google, soprattutto, dopo che è stato lanciato l'IPAD ed il numero di lettori di ebook è cresciuto.
Secondo i risultati della ricerca la pirateria on line è molto aumentata e c'è bisogno di una seria campagna d'informazione per cui Attributor ha stretto una collaborazione con Macmillan e Kensington Publishing Corp. per sostenere la sua campagna globale per aumentare la consapevolezza dei consumatori circa il commercio equo e la distribuzione legale di e-book preservando la tutela dei diritti di autore.
I risultati dello studio hanno dimostrato che c'è stato un aumento del 50% della ricerca per il download pirata, rispetto allo scorso anno e che ci sono fra 1,5 ed i 3 milioni di query al giorno su Google riguardo alla pirateria degli e-books.
Inoltre, come detto dopo l'uscita dell'IPAD, c'è stato un 20% di aumento nella domanda di download pirata e complessivamente un aumento del 54% della ricerca degli stessi download rispetto ad agosto 2009.
Inoltre sono sorti molti piccoli siti che ospitano e-books pirata, mentre sui grandi siti come Rapidshare e Megaupload c'è cominciato ad esserci più controllo. L'ebook pirata più ricercato è risultato essere “"Breaking Dawn" di Stephanie Meyer.
E' ovvio poi, che Attributor essendo interessato a proporre questa campagna di sensibilizzazione ed educazione, insiste molto su questo punto, in ogni caso i dati rimangono comunque significativi di un fenomeno in aumento, che potrebbe ancora di più evolvere dato che ormai, sul mercato sono stati fatti uscire molti rivali dell'IPAD.
Secondo i risultati della ricerca la pirateria on line è molto aumentata e c'è bisogno di una seria campagna d'informazione per cui Attributor ha stretto una collaborazione con Macmillan e Kensington Publishing Corp. per sostenere la sua campagna globale per aumentare la consapevolezza dei consumatori circa il commercio equo e la distribuzione legale di e-book preservando la tutela dei diritti di autore.
I risultati dello studio hanno dimostrato che c'è stato un aumento del 50% della ricerca per il download pirata, rispetto allo scorso anno e che ci sono fra 1,5 ed i 3 milioni di query al giorno su Google riguardo alla pirateria degli e-books.
Inoltre, come detto dopo l'uscita dell'IPAD, c'è stato un 20% di aumento nella domanda di download pirata e complessivamente un aumento del 54% della ricerca degli stessi download rispetto ad agosto 2009.
Inoltre sono sorti molti piccoli siti che ospitano e-books pirata, mentre sui grandi siti come Rapidshare e Megaupload c'è cominciato ad esserci più controllo. L'ebook pirata più ricercato è risultato essere “"Breaking Dawn" di Stephanie Meyer.
E' ovvio poi, che Attributor essendo interessato a proporre questa campagna di sensibilizzazione ed educazione, insiste molto su questo punto, in ogni caso i dati rimangono comunque significativi di un fenomeno in aumento, che potrebbe ancora di più evolvere dato che ormai, sul mercato sono stati fatti uscire molti rivali dell'IPAD.
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mercoledì 22 settembre 2010
Hadopi segnalati decine di migliaia d'indirizzi IP
Sta divenendo operativa la tanto discussa legge Hadopi in Francia ed i titolari dei diritti stanno segnalando decine di migliaia di indirizzi Ip e gli ISP dovranno consegnare i dati entro una settimana, altrimenti rischiano 1500 euro di multa.
Gli utenti che riceveranno tre lettere d'avviso, verranno segnalati poi ad un giudice che potrà decidere sanzioni economiche o la disconnessione da internet.
Come sappiamo la società Trident Media Guard è stata scelta per compiere quest'opera di monitoraggio e segnalazione ma il numero sembra effettivamente enorme. Per ora i titolari dei diritti forniscono oltre 10.000 IP al giorno e presto si prevede che tale numero salirà a 150.000. Chi è sottoposto, oltretutto per legge a grossi carichi di lavoro sono gli ISP che come detto dovranno consegnare tutti i dati degli utenti entro una settimana, altrimenti potrebbero essere condannati a multe, mentre nel caso che riguardava l'identificazione degli utenti segnalati dal Copyright Group, la Time Warner era stata obbligata dal giudice a segnalare solo 28 casi al mese, meno di uno al giorno, proprio perchè questa identificazione richiede personale e spese aggiuntive da parte degli ISP.
Comunque è facile che entro pochi mesi ci siano i primi utenti, multati e scollegati in Francia e questo bisognerà vedere se ridurrà i tassi di pirateria, anche se sembrerebbe che gli utenti che utilizzano servizi, tipo Rapidshare o Megaupload, oppure Usenet, non vengano monitorati.
Gli utenti che riceveranno tre lettere d'avviso, verranno segnalati poi ad un giudice che potrà decidere sanzioni economiche o la disconnessione da internet.
Come sappiamo la società Trident Media Guard è stata scelta per compiere quest'opera di monitoraggio e segnalazione ma il numero sembra effettivamente enorme. Per ora i titolari dei diritti forniscono oltre 10.000 IP al giorno e presto si prevede che tale numero salirà a 150.000. Chi è sottoposto, oltretutto per legge a grossi carichi di lavoro sono gli ISP che come detto dovranno consegnare tutti i dati degli utenti entro una settimana, altrimenti potrebbero essere condannati a multe, mentre nel caso che riguardava l'identificazione degli utenti segnalati dal Copyright Group, la Time Warner era stata obbligata dal giudice a segnalare solo 28 casi al mese, meno di uno al giorno, proprio perchè questa identificazione richiede personale e spese aggiuntive da parte degli ISP.
Comunque è facile che entro pochi mesi ci siano i primi utenti, multati e scollegati in Francia e questo bisognerà vedere se ridurrà i tassi di pirateria, anche se sembrerebbe che gli utenti che utilizzano servizi, tipo Rapidshare o Megaupload, oppure Usenet, non vengano monitorati.
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domenica 25 luglio 2010
Germania: Rapidshare vince ancora
Secondo la corte d' appello di Dusseldorf, Rapidshare, il famoso sito di hosting, prende tutte le misure per evitare che film vietati circolino in internet. Questa sentenza ha capovolto il precedente verdetto, della causa intentata contro il famoso sito di hosting dalla Capelight Pictures che aveva riconosciuto Rapidshare colpevole di non prendere le giuste precauzioni per evitare la condivisione di film vietati.
Rapidshare ospita una grande quantità di film, musica e software che vengono distribuiti senza il consenso dei titolari dei diritti e per questo motivo, già varie volte è stato trascinato in tribunale dalle società detentrici dei contenuti ma è riuscito più volte vincitore.
Infatti in maggio un tribunale degli Stati Uniti ha riconosciuto che Rapidshare non è colpevole di violazione del copy-right e poco tempo dopo, un tribunale tedesco ha decretato che Rapidshare non può essere ritenuto colpevole per le violazioni commesse dai suoi utenti.
Ora, anche in questa causa contro la Capilight Pictures, come detto, la Corte d'appello ha dato ragione a Rapidshare, annullando la precedente sentenza contro di lui.
Sia l'avvocato che Christian Schmid, fondatore e CEO di RapidShare sono molto soddisfatti della sentenza che considerano un'ulteriore passo nella giusta direzione e sperano che le industrie dei contenuti accettino questi modelli di business e cerchino di stringere alleanze con essi invece di spendere soldi per citarli in tribunale, chiedendo risarcimenti che poi, in base alla legge, essi non possono pretendere.
Rapidshare ospita una grande quantità di film, musica e software che vengono distribuiti senza il consenso dei titolari dei diritti e per questo motivo, già varie volte è stato trascinato in tribunale dalle società detentrici dei contenuti ma è riuscito più volte vincitore.
Infatti in maggio un tribunale degli Stati Uniti ha riconosciuto che Rapidshare non è colpevole di violazione del copy-right e poco tempo dopo, un tribunale tedesco ha decretato che Rapidshare non può essere ritenuto colpevole per le violazioni commesse dai suoi utenti.
Ora, anche in questa causa contro la Capilight Pictures, come detto, la Corte d'appello ha dato ragione a Rapidshare, annullando la precedente sentenza contro di lui.
Sia l'avvocato che Christian Schmid, fondatore e CEO di RapidShare sono molto soddisfatti della sentenza che considerano un'ulteriore passo nella giusta direzione e sperano che le industrie dei contenuti accettino questi modelli di business e cerchino di stringere alleanze con essi invece di spendere soldi per citarli in tribunale, chiedendo risarcimenti che poi, in base alla legge, essi non possono pretendere.
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martedì 20 luglio 2010
Rapidshare vince contro i domini “tarocchi”
Rapidshare aveva depositato molte controversie al WIPO (World Intellectual Property Organization) contro siti che abusavano del suo marchio, colpevoli anche di concorrenza sleale ed ora ha riportato una vittoria prendendo il controllo di molti di questi domini , ma in alcuni casi però non gli è stato riconosciuto l'abuso da parte dei siti.
Già L'ex CEO di Rapidshare Bobby Chang in una lettera all'industria dell'intrattenimento, oltre ad offrire la collaborazione da parte del sito nel perseguire e bloccare gli utenti che caricavano materiale illegale, aveva avvertito che Rapidshare intendeva anche perseguire i siti di terze parti che utilizzavano il marchio Rapidshare per promuovere od incoraggiare la violazione di Copy-right.
Sembrerebbe che il WIPO abbia dato ragione a Rapidshare e che il sito sia riuscito a prendere il controllo di oltre due dozzine di domini con il nome Rapidshare da qualche parte nell'url, come ad esempio music-rapidshare.com o rapidshareprime.net,
Invece in altri casi, come ad esempio per il sito Rapidbay.net il controllo del nome di dominio è stato negato,perchè Rapid è un aggettivo usato spesso in internet ed il nome “bay” non ha niente in comune con “share”.
Forse la voglia di bloccare i siti che incoraggiano la violazione del copy-right, ma che sono anche concorrenti, l'ha portato ad agire oltre l'abuso del marchio, ma in tal caso sono necessari altri tipi di iniziative legali.
Già L'ex CEO di Rapidshare Bobby Chang in una lettera all'industria dell'intrattenimento, oltre ad offrire la collaborazione da parte del sito nel perseguire e bloccare gli utenti che caricavano materiale illegale, aveva avvertito che Rapidshare intendeva anche perseguire i siti di terze parti che utilizzavano il marchio Rapidshare per promuovere od incoraggiare la violazione di Copy-right.
Sembrerebbe che il WIPO abbia dato ragione a Rapidshare e che il sito sia riuscito a prendere il controllo di oltre due dozzine di domini con il nome Rapidshare da qualche parte nell'url, come ad esempio music-rapidshare.com o rapidshareprime.net,
Invece in altri casi, come ad esempio per il sito Rapidbay.net il controllo del nome di dominio è stato negato,perchè Rapid è un aggettivo usato spesso in internet ed il nome “bay” non ha niente in comune con “share”.
Forse la voglia di bloccare i siti che incoraggiano la violazione del copy-right, ma che sono anche concorrenti, l'ha portato ad agire oltre l'abuso del marchio, ma in tal caso sono necessari altri tipi di iniziative legali.
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giovedì 15 luglio 2010
Peter Jenner, il file-sharing è inevitabile
Peter Jenner manager e discografico inglese e che inoltre ha ottenuto una laurea in economia presso l'università di Cambridge, ha parlato all'eForum Westminster ed il blog Musically. , ha riportato quanto da lui dichiarato.
Peter Jenner dice che anche se è un esperto del mondo musicale, soprattutto guarda al copy-right come economista ed ha idee chiare su come l'industria musicale dovrebbe procedere.
L'ex manager dei Pink Floyd e di the Cash dice, inoltre, che impedire che la gente copi è una perdita di tempo ed anche una legge offensiva simile al proibizionismo americano del 1930.
Chiunque abbia un computer secondo Jenner può copiare, inutile impedirlo ed invece di andare contro i consumatori, bisognerebbe perseguire Google e Youtube che fanno i soldi con queste violazioni.
Sempre secondo Jenner agli autori interessa soprattutto creare e sono più le industrie interessate al diritto d'autore ed alla sua estensione nel tempo. Un artista nel momento che crea non si sta certamente a preoccupare se i suoi nipoti beneficeranno della sua opera. Quindi è soprattutto necessario ricreare il rapporto fra autori e pubblico, senza mediatori.
Le industrie dovrebbero proporre modelli che aiutino i creatori a guadagnare tramite le loro opere, sempre secondo il manager.
Le industrie discografiche ed anche gli ISP dovrebbero appunto lavorare in tal senso, creando dei sistemi commerciali che soddisfino creatori ed utenti, oltretutto da questi nuovi modelli potrebbero trarre vantaggi economici sia gli ISP che l'industria musicale.
Ad esempio se tutti nel Regno Unito pagassero 1 sterlina al mese per la musica si avrebbero 60.000.000 di sterline, non è così difficile, ci vuole la volontà di lasciare i CD e concentrarsi su altri modelli creativi e considerare il mondo musicale come un servizio, invece di concentrarsi sul prodotto.
Rapidshare , ad esempio, poiché la gente paga per esso, rappresenta un modello che si può usare ed imitare.
Invece come sappiamo, spesso Rapidshare è trascinato in cause dai detentori dei diritti d'autore, in quanto favorirebbe la pirateria, quindi non credo che le maggiori etichette seguirebbero il suo modello.
Peter Jenner dice che anche se è un esperto del mondo musicale, soprattutto guarda al copy-right come economista ed ha idee chiare su come l'industria musicale dovrebbe procedere.
L'ex manager dei Pink Floyd e di the Cash dice, inoltre, che impedire che la gente copi è una perdita di tempo ed anche una legge offensiva simile al proibizionismo americano del 1930.
Chiunque abbia un computer secondo Jenner può copiare, inutile impedirlo ed invece di andare contro i consumatori, bisognerebbe perseguire Google e Youtube che fanno i soldi con queste violazioni.
Sempre secondo Jenner agli autori interessa soprattutto creare e sono più le industrie interessate al diritto d'autore ed alla sua estensione nel tempo. Un artista nel momento che crea non si sta certamente a preoccupare se i suoi nipoti beneficeranno della sua opera. Quindi è soprattutto necessario ricreare il rapporto fra autori e pubblico, senza mediatori.
Le industrie dovrebbero proporre modelli che aiutino i creatori a guadagnare tramite le loro opere, sempre secondo il manager.
Le industrie discografiche ed anche gli ISP dovrebbero appunto lavorare in tal senso, creando dei sistemi commerciali che soddisfino creatori ed utenti, oltretutto da questi nuovi modelli potrebbero trarre vantaggi economici sia gli ISP che l'industria musicale.
Ad esempio se tutti nel Regno Unito pagassero 1 sterlina al mese per la musica si avrebbero 60.000.000 di sterline, non è così difficile, ci vuole la volontà di lasciare i CD e concentrarsi su altri modelli creativi e considerare il mondo musicale come un servizio, invece di concentrarsi sul prodotto.
Rapidshare , ad esempio, poiché la gente paga per esso, rappresenta un modello che si può usare ed imitare.
Invece come sappiamo, spesso Rapidshare è trascinato in cause dai detentori dei diritti d'autore, in quanto favorirebbe la pirateria, quindi non credo che le maggiori etichette seguirebbero il suo modello.
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giovedì 8 luglio 2010
Rapidshare,dopo le lamentele degli utenti, aggiusta le offerte
Rapidshare nel corso dell'anno ha effettuato vari cambiamenti ai suoi piani tariffari, cercando soprattutto di bloccare i pesanti uploader di materiale illegale, Infatti due settimane fa, circa, ha annunciato un cambio di tariffe per gli utenti premium ora stava per imporre ad i suoi utenti, già con abbonamenti, nuove tariffe in base all'utilizzo quotidiano, obbligandoli a saltare fra un pacchetto e l'altro per evitare di pagare in eccesso. Ma nessuno ha tutto questo tempo da sprecare ed i nuovi pacchetti di offerte hanno provocato una rivolta da parte degli utenti di Rapidshare, costringendo il sito a cambiare rotta.
Indubbiamente tutte le vicende giudiziarie in cui è stato trascinato il sito nel corso dell'ultimo anno hanno portato Rapidshare a cercare compromessi con le major anzi a cercare di trasformare gli utenti violatori del copyright, in clienti di negozi online.
Ma la corda non può alla fine essere tirata troppo, del resto, già il fatto che il sito avesse annullato il programma di ricompensa a chi caricava più file, aveva creato malumori ma una vera e propria rivolta fra i suoi utenti si è avuta quando il sito ha annunciato che tutti i precedenti abbonamenti erano annullati dall'introduzione di cinque nuovi pacchetti che si sarebbero basati su un utilizzo giornaliero e tutti gli utenti, in base a ciò che volevano caricare o scaricare quel giorno avrebbero dovuto scegliere il pacchetto più conveniente.
Ma lo stesso Rapidshare ha comunicato ieri ai suoi utenti che l'introduzione di tali offerte aveva determinato poche risposte positive ma moltissime negative per cui il sito aveva deciso di cambiarle perchè il suo principale interesse era quello di accontentare gli utenti.
In seguito ha abbandonato totalmente l'idea dell'utilizzo giornaliero ad esempio con meno di 5 euro ora gli utenti possono acquistare il pacchetto con 10 Gb di limite di storage ed un limite di 30 Gb di dati mensili, mentre chi carica o scarica più pesantemente, in un intero mese, può scegliere altre offerte.
Con queste offerte molto più semplici e meno costose, i portavoce di Rapidshare sono sicuri che non avranno più rivolte da parte degli utenti.
Indubbiamente tutte le vicende giudiziarie in cui è stato trascinato il sito nel corso dell'ultimo anno hanno portato Rapidshare a cercare compromessi con le major anzi a cercare di trasformare gli utenti violatori del copyright, in clienti di negozi online.
Ma la corda non può alla fine essere tirata troppo, del resto, già il fatto che il sito avesse annullato il programma di ricompensa a chi caricava più file, aveva creato malumori ma una vera e propria rivolta fra i suoi utenti si è avuta quando il sito ha annunciato che tutti i precedenti abbonamenti erano annullati dall'introduzione di cinque nuovi pacchetti che si sarebbero basati su un utilizzo giornaliero e tutti gli utenti, in base a ciò che volevano caricare o scaricare quel giorno avrebbero dovuto scegliere il pacchetto più conveniente.
Ma lo stesso Rapidshare ha comunicato ieri ai suoi utenti che l'introduzione di tali offerte aveva determinato poche risposte positive ma moltissime negative per cui il sito aveva deciso di cambiarle perchè il suo principale interesse era quello di accontentare gli utenti.
In seguito ha abbandonato totalmente l'idea dell'utilizzo giornaliero ad esempio con meno di 5 euro ora gli utenti possono acquistare il pacchetto con 10 Gb di limite di storage ed un limite di 30 Gb di dati mensili, mentre chi carica o scarica più pesantemente, in un intero mese, può scegliere altre offerte.
Con queste offerte molto più semplici e meno costose, i portavoce di Rapidshare sono sicuri che non avranno più rivolte da parte degli utenti.
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lunedì 5 luglio 2010
RIAA: inviati 2 milioni di avvisi di violazione in 2 anni
La RIAA ha inviato oltre 1,8 milioni di avvisi di violazione a singoli utenti di internet ed oltre 269.609 ai college ed alle università e tutto in meno di due anni, nonostante ciò il traffico P2P sembra non abbia avuto flessioni.
Questi dati sono stati comunicati dalla RIAA in questa settimana e poiché sappiamo che l'associazione anti-pirateria ha deciso di non perseguire più i singoli file-sharer con questi avvisi sperano che l'utente che scarica materiale illegale sia indotto a desistere.
La RIAA non ha, però comunicato se il numero degli avvisi inviati è stato maggiore o minore di quello inviato negli anni passati.
Particolarmente rischioso è il file-sharing per le università che a partire da questo mese rischiano di perdere i contributi federali se non verrà accertato che hanno intrapreso tutte le misure necessarie a bloccare la pirateria nei loro campus.
Molte stanno istallando sistemi antipirateria dal costo variabile fra i 350.000 e i 500.000 dollari e denunceranno gli studenti, rei di file-sharing illegale.
Indubbiamente bisognerà vedere se tutti gli avvisi d'infrazione della RIAA, calcolando poi che siti come Rapidshare e Megaupload sono fuori dai loro monitoraggi, ed i sistemi super costosi delle università, riusciranno a bloccare la pirateria.
Questi dati sono stati comunicati dalla RIAA in questa settimana e poiché sappiamo che l'associazione anti-pirateria ha deciso di non perseguire più i singoli file-sharer con questi avvisi sperano che l'utente che scarica materiale illegale sia indotto a desistere.
La RIAA non ha, però comunicato se il numero degli avvisi inviati è stato maggiore o minore di quello inviato negli anni passati.
Particolarmente rischioso è il file-sharing per le università che a partire da questo mese rischiano di perdere i contributi federali se non verrà accertato che hanno intrapreso tutte le misure necessarie a bloccare la pirateria nei loro campus.
Molte stanno istallando sistemi antipirateria dal costo variabile fra i 350.000 e i 500.000 dollari e denunceranno gli studenti, rei di file-sharing illegale.
Indubbiamente bisognerà vedere se tutti gli avvisi d'infrazione della RIAA, calcolando poi che siti come Rapidshare e Megaupload sono fuori dai loro monitoraggi, ed i sistemi super costosi delle università, riusciranno a bloccare la pirateria.
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sabato 26 giugno 2010
Hadopi, pronto il monitoraggio, la legge sta per colpire
Ultimi aggiustamenti alla legge francese meglio conosciuta come Hadopi 2 o “three strikes law”, soprattutto per quello che riguarda il monitoraggio delle infrazioni che, come è ormai risaputo, è stato dato in gestione alla società Trident Media Guard, già nota per per aver cercato di inquinare le reti di condivisione file, immettendo dati falsi.
In una conferenza Thierry Desurmont, del gruppo SACEM, che protegge i diritti di autori ed editori francesi, ha confermato che è stato raggiunto un accordo con TMG, che evidenzierà gli IP utilizzati per la condivisione illecita di file, basandosi su opere presenti in un catalogo.
Soprattutto verrà attentamente monitorato tutto il traffico P2P e quindi le reti BitTorrent, emule, Gnutella (limewire), mentre invece siti di file-hosting, tipo Rapidshare non saranno esaminati.
Tutto il settore musicale ed audio-visivo fornirà un catalogo con 5000 opere da monitorare definito “oro” a cui si aggiungeranno altre 5000 da rinnovare, mentre invece, per il broadcasting, la società ALPA fornira un catalogo con 200 titoli di file da tenere sotto controllo.
Il monitoraggio dovrebbe poter rilevare 18.250.000 infrazioni all'anno, ossia circa 50 mila al giorno, 25.000 per il settore musicale ed altre 25.000 per quello audio-visivo.
Certo con tutte queste infrazioni, per mandare il primo avviso e poi il secondo e poi alla fine anche il lavoro dei tribunali per decidere ammende o disconnessioni, ci vorranno molte persone e bisogna vedere il caos che si creerà perchè una cosa è il monitoraggio un'altra è ottemperare a tutti gli altri punti previsti dalla legge.
In una conferenza Thierry Desurmont, del gruppo SACEM, che protegge i diritti di autori ed editori francesi, ha confermato che è stato raggiunto un accordo con TMG, che evidenzierà gli IP utilizzati per la condivisione illecita di file, basandosi su opere presenti in un catalogo.
Soprattutto verrà attentamente monitorato tutto il traffico P2P e quindi le reti BitTorrent, emule, Gnutella (limewire), mentre invece siti di file-hosting, tipo Rapidshare non saranno esaminati.
Tutto il settore musicale ed audio-visivo fornirà un catalogo con 5000 opere da monitorare definito “oro” a cui si aggiungeranno altre 5000 da rinnovare, mentre invece, per il broadcasting, la società ALPA fornira un catalogo con 200 titoli di file da tenere sotto controllo.
Il monitoraggio dovrebbe poter rilevare 18.250.000 infrazioni all'anno, ossia circa 50 mila al giorno, 25.000 per il settore musicale ed altre 25.000 per quello audio-visivo.
Certo con tutte queste infrazioni, per mandare il primo avviso e poi il secondo e poi alla fine anche il lavoro dei tribunali per decidere ammende o disconnessioni, ci vorranno molte persone e bisogna vedere il caos che si creerà perchè una cosa è il monitoraggio un'altra è ottemperare a tutti gli altri punti previsti dalla legge.
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lunedì 21 giugno 2010
Rapidshare non offrirà più premi a chi carica molti file
Rapidshare continua la sua lotta al download illegale, pressato come sappiamo, dall'industria dei contenuti ed ha deciso di bloccare il suo programma che dava incentivi agli utenti che caricavano più file. Anche perchè le industrie dei contenuti ritengono questi incentivi in denaro uno stimolo per gli utenti a caricare materiale coperto dal copy-right.
Rapidshare ha vinto due importanti battaglie contro le industrie detentrici dei contenuti, una in America ed una in Germania, dove i giudici hanno riconosciuto il sito non colpevole di violazione del copy.right.
Ma Rapidshare ha sempre detto, che al contrario di altri siti di hosting intende combattere la violazione del diritto d'autore e prendere contatti con le major in modo che, chi cerca un file illegale, possa essere reindirizzato ad un negozio on line dove può comprare il materiale che desidera.
Inoltre Rapidshare ha citato siti che abusano del suo marchio per promuovere la pirateria ed ora per lo stesso motivo, ha interrotto il programma a premi dei suoi utenti.
Sicuramente la nuova politica adottata da Rapidshare gli assicurerà meno cause da parte delle major, bisogna vedere ora i suoi utenti, che finora hanno caricato qualsiasi tipo di materiale, decretando però il suo successo, cosa ne penseranno.
Rapidshare ha vinto due importanti battaglie contro le industrie detentrici dei contenuti, una in America ed una in Germania, dove i giudici hanno riconosciuto il sito non colpevole di violazione del copy.right.
Ma Rapidshare ha sempre detto, che al contrario di altri siti di hosting intende combattere la violazione del diritto d'autore e prendere contatti con le major in modo che, chi cerca un file illegale, possa essere reindirizzato ad un negozio on line dove può comprare il materiale che desidera.
Inoltre Rapidshare ha citato siti che abusano del suo marchio per promuovere la pirateria ed ora per lo stesso motivo, ha interrotto il programma a premi dei suoi utenti.
Sicuramente la nuova politica adottata da Rapidshare gli assicurerà meno cause da parte delle major, bisogna vedere ora i suoi utenti, che finora hanno caricato qualsiasi tipo di materiale, decretando però il suo successo, cosa ne penseranno.
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martedì 8 giugno 2010
Dietro MegaUpload una persona con tante condanne

Dopo Rapidshare, un altro famosissimo sito di file hosting è MegaUpload il cui proprietario, però è andato spesso in prigione per frode informatica, appropriazione indebita e insider trading. Si tratta di Kim 'Kimble' Schmitz, nato nel 1974 in Germania e che già nel 1998, fu condannato a due anni per l'hackling nelle rete aziendali ed abuso di servizi telefonici.
I soldi poi, cominciò a farli con un colossale bluff nel mercato azionario,dopo l'acquisto di azioni di una società in quasi fallimento, LetsBuyIt.com, annunciò che avrebbe investito 50 milioni di euro nella società. Solo che questi soldi lui non li aveva, ma il bluff funzionò ed in un solo giorno, vendendo le azioni ricavò un utile di 1,5 milioni di euro. Nel 2001 fu condannato per appropriazione indebita. Nel 2002 poi, altra condanna a due anni per insider trading ed ad una multa di 100.000 euro. Insomma una personalità fortemente discutibile, come molti dei personaggi che, fra l'altro gestiscono siti di hosting con materiale prevalentemente illegale e collegati anche a siti per adulti, da cui traggono altri guadagni.
Ora sembrerebbe che sia sotto inchiesta in Nuova Zelanda, dove fra l'altro avrebbe acquistato la casa più costosa del paese per 20 milioni di USD, per aver usato nomi multipli per registrare vetture di lusso tra cui una convertibile della Roll Royce Phantom.
Sicuramente molto di questo denaro gli viene da MegaUpload che sembra abbia come host Leaseweb in Olanda e Carpathia negli USA.
Ma l'enorme espansione di MegaUpload non è passata inosservata neanche da parte dei gruppi anti-pirateria e da quello che si sa già l'ALPA, gruppo a difesa dei contenuti francese ha fatto pressioni presso Leaseweb, fase che viene prescritta come “pre-contestuosa”.
Può darsi che fra poco,Schmitz, dovrà utilizzare i suoi soldi invece di comprare case e macchine di lusso per pagare legali, se vorrà tenere ancora in piedi MegaUpload.
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sabato 22 maggio 2010
Rapidshare non è colpevole di violazione del copy-right

Secondo la Corte Distrettuale della California, Rapidshare non è colpevole di violazione del copy-right.
La vicenda risale a quando la società di media per adulti, Perfect 10, presentò querela nei confronti del famoso sito di hosting fra l'altro anche perchè secondo l'azienda, il sito violava il copy-right di molte sue immagini.
Rapidshare, in un primo momento aveva richiesto che la causa fosse spostata in Germania ma il tribunale non concesse questa possibilità, essendo la ditta che aveva ricevuto il danno con sede sociale negli USA.
Invece alla fine il tribunale americano ha dato ragione a Rapidshare,dicendo che il sito non promuove alcuna violazione del diritto d'autore, una seconda vittoria importante per il famoso sito di hosting, dopo quella già riportata presso i tribunali tedeschi, di cui abbiamo già parlato qui.
Secondo Christian Schmid, fondatore di RapidShare, questa vittoria rappresenta una pietra miliare molto importante anche perchè differenzia il sito, da altri di hosting, che incoraggiano, anzi i loro utenti nel caricare materiale coperto dal copy-right. Invece, sempre secondo Schmid, Rapidshare fa di tutto per evitare materiale illegale, rimuovendo le pagine e cercando di trasformare i pirati in clienti, in quanto intende reindirizzarli verso negozi on line dove possono trovare il materiale che cercano, pagando.
mercoledì 5 maggio 2010
Rapidshare non è colpevole per la pirateria dei suoi utenti

Una corte di Düsseldorf ha stabilito che Rapidshare non è colpevole della pirateria dei suoi utenti, annullando la precedente sentenza di un tribunale distrettuale locale, in una causa intentata, contro il famoso sito di hosting dalla Capelight Pictures.
Come sappiamo, spesso il famoso sito di hosting è trascinato in tribunale da società detentrici dei diritti d'autore. Ovviamente molto contento della sentenza è Schmid, l'ideatore e amministratore di Rapidshare che ha detto come la sentenza dimostri che i tentativi delle major di attaccare il loro modello di business non possono aver successo nel lungo periodo.
Il sistema di filtraggio proattivo, imposto con la prima causa, non è stato ritenuto valido ora anche perchè porterebbe a molti falsi positivi. Anche il controllo manuale di tutti i files caricati, non potrebbe essere attuato, perchè ci vorrebbe troppo personale.
E' indubbiamente una sentenza importante e che rimette in gioco anche cause famose contro siti BitTorrent, basta pensare a Mininova che ha preferito eliminare tutti i Torrent proprio perchè un simile filtraggio pro-attivo era inapplicabile.
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