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mercoledì 13 ottobre 2010

Appello Pirate Bay, l'accusa conferma la richiesta del carcere


Siamo ormai al settimo giorno del processo a Pirate Bay del quale non abbiamo più parlato, in quanto soprattutto basato su video del precedente procedimento penale. Oggi, tutti coloro che rappresentano l'accusa, hanno fatto la loro aringa finale. Håkan Roswall, Peter Danowsky, Henrik Pontén e Monique Wadsted hanno tutti sostenuto la necessità del carcere e dei risarcimenti consistenti per punire ed in parte compensare i danni provocati dall'attività illegale svolta dal sito Pirate Bay. Il pubblico ministero Håkan Roswall, ha detto che le prove contro gli imputati sono anche più forti di prima o forse, si vuole, rivolgere ad un atteggiamento molto diverso dei politici e dell'opinione pubblica nei confronti della pirateria, in ogni caso riafferma la responsabililità, che è stata documentata di tutti e quattro gli imputati nella gestione del sito.

mercoledì 29 settembre 2010

Pirate Bay: secondo giorno dell'appello

Durante il secondo giorno l'accusa ha insistito sul fatto che Pirate Bay fosse un 'attività commerciale e che i quattro imputati, tutti coinvolti nella gestione, avessero guadagnato fino a 35 milioni di corone. Inoltre ognuno dei quattro aveva un proprio ruolo nell'organizzazione, si può dire criminale, ad esempio secondo il pubblico ministero Roswall, Gottfrid Svartholm e Fredrik sono stati i principali programmatori, Peter Sunde ha coordinato la programmazione e l'ottimizzazione della ricerca ed inoltre, curava i contratti con gli inserzionisti pubblicitari mentre Carl Lundstrom,è stato il finanziatore iniziale ed è stato, anche, coinvolto nella pianificazione strategica.



Più tardi prende la parola, Peter Danowsky dell' IFPI, che chiede venga mantenuta la precedente richiesta di risarcimento, in quanto gli imputati mettevano a disposizione del pubblico, album coperti dal copy-right, alcuni, come quelli dei Beatles, di cui non esiste una copia digitale acquistabile. Il danno deve essere per lui, calcolato su base mondiale, indipendentemente che i downloader non avessero lo stesso intenzione di acquistare legalmente la copia. Anche la presenza di album, in condivisione, prima del loro rilascio ufficiale dovrebbe richiedere danni compensativi più alti.


Ha poi preso la parola Monique Wadsted, che rappresenta le industrie cinematografiche statunitensi e ha detto che le case cinematografiche vogliono sia il risarcimento per i titoli in causa, ma anche danni generici per le perdite subite dall'industria in generale, a causa di The Pirate Bay. Ha detto inoltre, che The Pirate Bay rende più difficile, per i titolari dei diritti d'autore, recuperare i loro investimenti nel cinema.


Vedremo che cosa altro verrà detto nei prossimi giorni, per ora però l'appello è solo una copia del primo processo.