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sabato 21 agosto 2010

La Global Gaming Factory vuol legalizzare Demonoid

 Come dimenticare la famosa Global Gaming Factory, che voleva assolutamente comprare il sito di Pirate Bay? Solo che poi si è scoperto che tutta questa liquidità la società non l'aveva.


Ma Hans Pandeya, il Ceo di Global Gaming Factory, ha in questi mesi continuato i suoi piani per acquisire altri siti BitTorrent, sappiamo, infatti, che aveva fatto anche un offerta di 20 milioni di dollari per acquisire Mininova, prima che la società perdesse la famosa causa con la Brein e fosse costretta a eliminare tutti i Torrent illegali e vedendo nel contempo vedere diminuire moltissimo i propri visitatori. Ora, Hans Pandeya, ha fatto un offerta al proprietario del sito Demonoid dicendo che pensa non sia troppo tardi, per acquisire e convertire i siti BitTorrent in piattaforme legali per la distribuzione dei contenuti.

Inoltre fra le sue mire ci sarebbero ancora Pirate Bay ed Isohunt che però fanno sapere di non essere interessati, soprattutto perchè non sono affatto convinti della solidità finanziaria della Global Gaming Factory.

Nonostante lo scetticismo, Pandeya crede fermamente nel suo progetto di trasformare i siti torrent in distributori legali di musica e negozi di film, e non c'è dubbio che questa non sarà l'ultima volta che i media porteranno nuove notizie dei suoi tentativi.

Comunque anche il proprietario di Demonoid ha rifiutato l'offerta, dicendo che non ha alcuna intenzione di vendere alla Global Gaming Factory e vuole rimanere così com'è.

Truffatori usano il nome di Emule e Pirate Bay

Che Pirate Bay sia un sito discusso, da chi amato, da chi odiato, si può dire tranquillamente ma è soprattutto un sito famoso, spesso, inoltre nominato dai media, quindi è ovvio che attiri truffatori c vogliano attirare ingenui visitatori, sfruttando il suo nome. Ci sono molti siti truffaldini che creano problemi a persone che mirano a a raggiungere The Pirate Ba,e che  accidentalmente innseriscono l'URL con errori di battitura. Ora uno di questi siti vuole registrare il marchio Pirate Bay negli USA:


Ci sono sempre stati siti che hanno cercato di utilizzare i nomi famosi si siti di file-sharing per imbrogliare gli utenti e far pagare loro anche versioni di programmi gratuiti. E' stato fatto spesso anche con uTorrent ed emule. Molto spesso invece i visitatori di questi siti truffaldini non trovano ciò che li ha attirati ma invece si prendono dei virus.


Ora il blog sunbeltblog, ha individuato moltissimi siti che sfruttano il nome Pirate Bay ed appaiono ben posizionati nella ricerca su Google: :piratebay.org/,/piatebay.org/,piratesbay.org/./piratesbay.com/,/piratebay.com/,thepriatebay.org/
://thpiratebay.org//thepiratesbay.org//thepirateby.org/http://www.thepiratbay.org//videobay.com
/piratebay.com/. Su questi siti poi si offre un falso download di emule che è invece un malware.


Tuttavia molti domini di questi siti truffaldini fanno capo ad una società la Enterprises Pioneer e hanno proprietari anonimi ma uno è stato individuato e si tratta di Craig Pratka of Yaphank, New York.
Craig Pratka sembra essere legato ad una società denominata BladeBook, che è quella che possiede decine di altri domini. Ora poi sembra che BladeBook si stia specializzando in un nuovo ramo, marchi di fabbrica.


Secondo lo United States Patent and Trademark Office,, Pratka , ossia la società Bladebook ha presentato una richiesta di registrazione di marchio negli Stati Uniti per The Pirate Bay (Numero di serie 85.032.017) e Pirates Bay (Numero di serie 85.032.022) e come motivo è stato fornito: business che vuole offrire agli utenti un accesso on line a siti web di terze parti, con contenuti audio-visivi scaricabili , tipo lungometraggi totali o parziali, clip di film,programmi televisivi, eventi sportivi, musica, video musicali e giochi interattivi.


Cosa vorranno realizzare con questi marchi? Il mistero è profondo anche perchè la società Bladebook e Pratka non hanno rilasciato finora commenti.

venerdì 20 agosto 2010

La RIAA interviene nell'accordo Google-Verizon

Ormai da tempo si è capito che la RIAA, la quale ha dichiarato tempo fa che non vuole più perseguire i singoli file-sharer, vuol spingere il Congresso a legiferare qualcosa che spinga gli ISP ad intervenire attivamente, sul modello dei “tre avvisi e la disconnessione” approvato in Francia, per controllare la diffusione del materiale illegale in rete.



Quindi l'associazione anti-pirateria ha mandato una lettera al CEO di Google, Eric Schmidt, dicendo che i produttori di contenuti sono molto interessati ai dettagli della loro proposta in quanto ritengono che, in una politica che riguardi internet, si debba far distinzione fra contenuti legali ed illegali e che si debba permettere agli ISP di adottare tutte le possibili misure per impedire in rete la diffusione di materiale illegale e la pedo-pornografia.


I produttori di contenuti aggiungono, che essi condividono l'idea di un internet sicuro ed accessibile per le persone e per le attività commerciali ma è necessario l'ordine, per raggiungere questo obiettivo, non il caos.


Quindi la RIAA invoca a gran voce che agli ISP sia data mano libera sul monitoraggio e filtraggio del materiale illegale ed avverte che l'attuale regime giuridico e normativo non funziona per i produttori di contenuti, le cui industrie sono in crisi e molti lavoratori rischiano il licenziamento.

Cinque modi per usare BitTorrent in modo anonimo

Sempre più persone fra gli utenti BitTorrent, preferiscono nascondere il loro IP e navigare in modo anonimo ed i servizi che assicurano ciò, hanno sicuramente avuto un boom. Torrent Freak, sempre molto informato sui metodi più usati dagli utenti BitTorrent, fa una rapida carrellata dei servizi più diffusi, andando da quelli gratuiti, che però impongono restrizioni ed una navigazione più lenta, a quelli a pagamento.



Servizi VPN (a pagamento e gratuiti)
Molti utenti BitTorrent ricorrono a servizi VPN che, per pochi dollari al mese, prendono tutto il traffico sui loro server, nascondendo gli IP dei clienti mentre quelli gratuiti, sono, come detto più lenti e quindi non adatti agli utenti più esigenti. Alcuni ad esempio sono Ipredator, itsHidden, StrongVPN, ma ce ne sono moltissimi altri che garantiscono una navigazione anonima, non solo per l'uso di BitTorrent.

BTGuard ( a pagamento)

Questo è un servizio di proxy che nasconde gli indirizzi IP dei suoi clienti e funziona con client proxy "Socks V5", compresi Vuze ed uTorrent.


TorrentPrivacy (a pagamento)
Altro servizio proxy più o meno simile a BTGuard ma che funziona solo su piattaforma Windows e gestito dai responsabili di TorrentReactor.


Anomos (gratis)
Anomos come dice wiki è uno pseudonimo di: protocollo multi peer-to-peer criptato È basato sul concetto del protocollo BitTorrent peer/tracker in combinazione con un livello a "cipolla" di routing anonima (onion Routing, Tor), con l'ulteriore vantaggio di una cifratura end-to-end. Dalla combinazione di queste tecnologie, è stata creata una piattaforma dove da nessuna parte al di fuori del tracker fidato si potrà avere ulteriori informazioni sull'utente e su quello che sta scaricando. In effetti tra le proposte presenti nell'”idea bank” c'era anche quella di cercare a far rientrare Anonimus in uTorrent, anche perchè il client non è pienamente compatibile con i normali file torrent ed utilizza un proprio file atorrent, ma è sicuramente il client BitTorrent più sicuro.


Seedbox ( a pagamento)
E' un server ad alta velocità, utilizzato per trasferimento Torrent, una volta che il download è completato è possibile scaricare il file sul proprio PC, tramite connessione HTTP veloce.

Presto otto nuove sorprese su uTorrent

Utorrent, come sappiamo, è un client utilizzato da oltre 50 milioni di persone e tiene al parere dei suoi utenti, per cui in maggio ha introdotto “ithe idea Bank”,dove le persone potessero proporre le nuove feature, che volevano fossero aggiunte al client e che poi potevano essere votate da altri utilizzatori di uTorrent. In tal modo, oltre 100 proposte sono state presentate in “idea bank”, e 60 sono sotto esame da parte del team, mentre le 8 più votate, verranno presto realizzate ed aggiunte ad uTorrent.

Ecco le otto proposte più votate ed in via di attuazione:


1.uTorrent per Linux, proposta che ha ricevuto oltre 5300 voti e molto presto sarà esaudita.


2.Priorità più dettagliate per download di file multipli
Se si vogliono scaricare archivi che contengono più file, è per ora possibile dare solo la priorità in base a tre impostazioni, bassa, media ed alta, ma si potrebbero aggiungere fino a 16 priorità.


3. Inviare un email quando il download è completato
Gli utenti potrebbero anche esseri lontani dal computer, quando un download è finito ed invece, tramite email possono subito essere avvertiti.


4.Impostare la condivisione solo quando il computer è inattivo
Molti utenti vogliono condividere sempre, altri vogliono, invece usare l'intera larghezza di banda, per altre cose oppure debbono lavorare ed il client, può influire sulle prestazioni, a meno che non sia configurato ottimamente. Quindi si può impostare nel client, un periodo d'inattività e la condivisione può essere fatta iniziare quando l'utente ha finito il suo lavoro.


5.Scansione anti-virus a download completato
Le reti BitTorrent possono essere sempre a rischio virus e un controllo antivirus automatico potrà aiutare a far sì che niente di pericoloso raggiunga l'utente attraverso la rete


6.Password per l'uso di uTorrent
Spesso il computer è utilizzato da altre persone, soprattutto minori, che potrebbero usare uTorrent impropriamente scaricando file vietati o pericolosi, impostando, invece, una password il programma potrà rimanere in funzione, senza che sia importante chi sta al computer.


7.Spostare file Torrent e dati con un click .
I responsabili BitTorrent dicono a tale proposito, che cercheranno nella versione 2.2 di rendere più facile il percorso dei file scaricati, permettendo di rinominarli e di spostare il contenuto, tutto in un solo passaggio.


8.UnRAR ossia la decompressione e lo spostamento dei file di supporto
Molto spesso capita di scaricare grossi archivi, suddivisi in più RAR che hanno bisogno di procedure più complesse per essere estratti e ora  questa nuova funzionalità, permetterà di ottimizzare il processo, senza perdere tempo.


9.uTorrent diverrà open-source
Questa proposta è stata molto votata, ma non sembrerebbe per ora che il team di uTorrent abbia intenzione di raccogliere il suggerimento.

Un re dell'industria porno dice che la pirateria è pubblicità

Secondo il Ceo di Private Media Group, una delle più grandi società d'intrattenimento per adulti, quotata anche al Nasdaq in borsa, la pirateria e l'industria pornografica sono strettamente correlate, in quanto più persone vedono, più promozione si ha. Quindi lui considera la pirateria come un fenomeno difficile da combattere e che è, invece, da sfruttare con nuovi modelli di business, ad esempio vendendo accessori al grande pubblico acquistato tramite essa. Indubbiamente il Ceo di Private Media Group la pensa diversamente da molti suoi concorrenti, ma non bisogna dimenticare che la società è stata per breve tempo proprietaria di Napster.



Il Ceo dice che i giovani sono attratti dalla pirateria e non importa ad essi se è possibile identificare il loro indirizzo IP, continuano lo stesso a scaricare, è un fenomeno a cui bisognerà rassegnarsi ed appunto si dovrà sfruttare la potenza del download illegale come strumento promozionale e vendendo quello che è difficile “piratare”.

Brein rintraccia Sunde e filma l'incontro

Sempre più difficile riuscire a bloccare il sito di Pirate Bay e a costringere i tre del team al pagamento, ma Brein la famosa associazione anti-pirateria rintraccia Sunde, che era in Europa, in Austria alla conferenza “Arte nell'era digitale” e anche qui Sunde aveva avuto qualche problema con Werner Muller e gli consegna una copia della sentenza,  che condanna a pagare 50.000 euro al giorno i tre del team, per ogni giorno in cui essi non blocchino l'accesso degli utenti olandesi al sito di Pirate Bay, cosa che il sito non ha mai intrapreso e non sembra avere l'intenzione d'intraprendere.



Inoltre Tim Kuik, della Brein, ha filmato l'incontro e ha dichiarato che Sunde è ora consapevole del verdetto e i termini sono in esecuzione, deve presentarsi o pagare.


Più volte i tre del team hanno detto che essi non sono più i proprietari di Pirate Bay che è di proprietà di una società alle Seychelles ma il giudice ha detto di non aver ricevuto prove che confermassero la cosa ed ha condannato, come detto, i tre del team a bloccare il sito agli utenti olandesi o a pagare 50.000 euro per ogni giorno di mancato blocco. Cosa farà o dirà, ora Sunde?

giovedì 19 agosto 2010

Il Ceo di Google mette in guardia sui social network

Strettamente collegato con l'articolo di Wired che parlava della morte del web è questa dichiarazione del Ceo di Google, lEric Schmidt, che in una lunga intervista al Wall Street Journal, mette fra l'altro,in guardia sul lato oscuro dei social network.
Molto probabilmente si tratta anche di dichiarazioni interessate ma non possiamo non essere d'accordo con lui quando dice, che ogni cosa che si scrive on line è eterna e può rovinare permanentemente la reputazione delle persone e anzi iSchmidt prevede che, la gente in futuro sarà costretta a cambiare nome pur di sfuggire al suo passato digitale.



Indubbiamente l'evoluzione dei social network ha cambiato il web e ha permesso alle persone di rimanere in contatto con amici e famigliari ed ha fornito una piattaforma per condividere informazioni.


Anche la ricerca on line e le news, sono sempre più condizionate dai social network, sia come mezzo di contatto che di diffusione di notizie.


Solo, che bisogna stare attenti a quello che si dice on line, perchè ci vogliono pochi secondi a scrivere qualcosa di compromettente che rapidamente può fare il giro del mondo e può essere tirata fuori dopo decenni.


Sappiamo perfettamente che le società, prima di assumere una persona, controllano, ormai la sua rete sociale on line e che molti licenziamenti, si sono avuti in seguito a quanto scritto sui siti di social network.


Inoltre anche dal punto di vista famigliare, si potrebbe cambiare il proverbio dicendo, fra moglie e marito non mettere il sito, perchè dell'uso che si fa dei social network come Facebook e Twitter spesso gioiscono solo gli avvocati divorzisti , in cerca di prove.


Dice giustamente il Ceo di Google per il web vale lo stesso proverbio dell'elefante, non dimentica mai e un valido motore di ricerca, come il suo, può ritrovare tutto in pochi minuti.


Quindi lui assolutamente non consiglia di cambiare la propria identità, per cercare di nascondere il proprio passato digitale ma al contrario di esercitare discrezione e buon senso e pensarci due volte prima di postare.