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giovedì 4 novembre 2010

Facebook risponde al Congresso USA

Dopo le note vicende riguardanti la privacy degli utenti su Facebook, come si era già scritto, due rappresentanti del Congresso avevano richiesto chiarimenti su quanto scritto dal Wall Street Journal, ora Marne Levine, vice-presidente di Facebook ha risposto con una lettera ai due rappresentanti del Congresso, dicendo che gran parte di quanto scritto sul Wall Street Jornal era sbagliato e che al massimo la condivisione dell'ID utente faceva accedere a dati, che lo stesso utente aveva deciso che fossero pubblici, quindi non si poteva parlare proprio di “violazione della privacy”.

Levine, comunque, ha ammesso che sono state individuate una manciata di applicazioni che condividevano lo UID con un broker di dati di terze parti in violazione dei termini del servizio. Facebook comunque ha effettuato, in tal senso tutti i passi dovuti chiedendo al broker la cancellazione dei dati e lo stesso ha deciso di non operare più sulla piattaforma Facebook per il futuro. Ora quando il Congresso si riunirà nel 2011, bisognerà vedere se si insisterà ancora per un regolamento sulla raccolta dati degli utenti da parte delle società, cosa che i due rappresentanti del Congresso uscente, avevano ripetutamente premuto,affinchè si attuasse.

sabato 23 ottobre 2010

Facebook: maggiori problemi relativi alla privacy per i gay

Alcuni ricercatori, fra cui Saikat Guha di Microsoft e Bin Cheng e Paul Francis del Max Planck Institute, hanno deciso di studiare i casi di pubblicità mirata online e hanno scoperto che gli inserzionisti possono riconoscere gli utenti gay dagli altri utenti, dai dati della persona che sta cliccando, anche quando l'orientamento sessuale viene nascosto.

 In base ad un esperimento effettuato con uomini e donne eterosessuali e con uomini e donne omosessuali, si è dimostrato che la pubblicità variava nel caso di uomini e donne omosessuali ma il fenomeno era maggiore per i gay, anche quando l'orientamento sessuale era nascosto. Solo cliccando, ovviamente, per l'inserzionista non ci sono altre informazioni, che l'l'indirizzo IP o l'indirizzo e-mail se ci si iscrive al sito commerciale ma se, come è stato scoperto in questi giorni, l'inserzionista viene a raccogliere altri dati collegati con il Facebook ID, ecco come alcune informazioni che l'utente non pensava affatto di rivelare, possono essere collegate fra loro.
Quindi il passaggio delle informazioni, dagli sviluppatori di terze parti agli addetti alla pubblicità, potrebbe, soprattutto nel caso di informazioni riservate, come l'orientamento sessuale, avere effetti molto spiacevoli per gli utenti, soprattutto gay che si trovano poi bersagliati da una pubblicità mirata.

giovedì 21 ottobre 2010

Interesse dei politici sulla vicenda privacy di Facebook

Avevamo parlato di come il Wall Street Journal avesse riportato la notizia secondo la quale molte applicazioni di terze parti di Facebook, fra cui Farmville di Zynga,avrebbero venduto i dati degli utenti ad inserzionisti pubblicitari in violazione delle norme d'uso, ora due membri della Camera del governo USA , Ed Markey, democratico del Massachusetts, e Joe Barton, repubblicano del Texas, hanno posto una serie di 18 domande al Ceo di Facebook Mark Zuckerberg.

 Fra le domande anche ad esempio, quali accorgimenti intende usare Facebook per proteggere i dati utenti, esposti dalle applicazioni di terze parti? Ed anche Facebook ha appurato se ci potrebbero essere suoi dipendenti coinvolti nella evidente violazione della privacy degli utenti? Ora la coppia di politici ha richiesto una risposta per il 27 ottobre. Andrew Noyes portavoce di Facebook ha rilasciato una dichiarazione dicendo che la società è ansiosa di chiarire ufficialmente, le notizie poco chiare che si sono diffuse in rete dopo l'articolo del Wall Street Journal ed inoltre essi stanno lavorando costantemente con gli sviluppatori e gli altri soggetti responsabili della comunità per mettere in atto ulteriori misure di salvaguardia contro le violazioni dei termini del loro stesso contratto.



Markey e Barton si sono, sempre, mostrati molto interessati riguardo alle violazioni delle società, che operano in internet. Infatti erano già intervenuti a proposito di Google Street View, e avevano richiesto chiarimenti ad Apple, dopo un cambio di politica sulla privacy.

giovedì 16 settembre 2010

Rettifica di Akamai

Si era parlato di come alcuni produttori di giochi usassero i software P2P ad insaputa dell'utente e sfruttando la sua larghezza di banda per il download di altri.

Fra i software citati c'era quello di Akamai che ha replicato su alcune inesattezze, secondo lui, scritte da Torrent Freak e dice che le condizioni del servizio sono tutte chiarite tramite la comunicazione EULA.

 Inoltre Akamai dice di aver cercato insieme ai suoi clienti le migliori soluzioni possibili. Invece è difficile che il tipo di servizio sia stato compreso dalla maggior parte dei giocatori, altrimenti non si capirebbero le lamentele espresse nei forum e blog che hanno spinto Torrent Freak a scrivere l'articolo.

Inoltre l'attività del software in background, è monitorata con un tool a linea di comando mentre sarebbe sicuramente auspicabile una maggiore trasparenza riguardo all'attività di queste applicazioni e l'impatto delle stesse sul computer degli utenti.

 Molto probabilmente, però è preferibile ridurre le informazioni al minimo, in tal modo si può continuare a veicolare dati sfruttando la banda degli utenti, praticamente quindi è preferibile, suscitare lamentele ma continuare un servizio, per essi praticamente a costo zero.