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giovedì 4 novembre 2010

Facebook risponde al Congresso USA

Dopo le note vicende riguardanti la privacy degli utenti su Facebook, come si era già scritto, due rappresentanti del Congresso avevano richiesto chiarimenti su quanto scritto dal Wall Street Journal, ora Marne Levine, vice-presidente di Facebook ha risposto con una lettera ai due rappresentanti del Congresso, dicendo che gran parte di quanto scritto sul Wall Street Jornal era sbagliato e che al massimo la condivisione dell'ID utente faceva accedere a dati, che lo stesso utente aveva deciso che fossero pubblici, quindi non si poteva parlare proprio di “violazione della privacy”.

Levine, comunque, ha ammesso che sono state individuate una manciata di applicazioni che condividevano lo UID con un broker di dati di terze parti in violazione dei termini del servizio. Facebook comunque ha effettuato, in tal senso tutti i passi dovuti chiedendo al broker la cancellazione dei dati e lo stesso ha deciso di non operare più sulla piattaforma Facebook per il futuro. Ora quando il Congresso si riunirà nel 2011, bisognerà vedere se si insisterà ancora per un regolamento sulla raccolta dati degli utenti da parte delle società, cosa che i due rappresentanti del Congresso uscente, avevano ripetutamente premuto,affinchè si attuasse.

martedì 2 novembre 2010

Facebook punisce gli sviluppatori che vendevano i dati utenti

In un post sul blog, Facebook ha fatto sapere che un certo numero di sviluppatori che vendevano i dati degli utenti ad un broker di dati, sarà sospeso per sei mesi ed i responsabili di Facebook hanno aggiunto che ciò dimostra come prendono sul serio la violazione della loro politica. Della vicenda si era parlato molto, soprattutto dopo un articolo del Wall Street Journal, che aveva scoperto, come alcune applicazioni di terze parti, oltre agli UID di Facebook, erano riusciti ad ottenere altre informazioni personali, che vendevano a ditte di pubblicità.



Si era anche fatto il nome di una società di marketing la RapLeaf inc. che collegava gli UID, che aveva acquistato, con altre informazioni, presenti sul suo database ed ora la società ha deciso di eliminare tutti gli UID di Facebook presenti nei suoi file.


Comunque la RapLeaf non è il broker di dati che è rimasto anonimo ed i veri colpevoli, sono gli sviluppatori che vendevano i dati, i quali debbono pagare. Ovviamente gli sviluppatori si sono preoccupati in quanto, è molto semplice che le loro applicazioni possano memorizzare dati come l'UID di Facebook, ma la società ha tranquillizzato i programmatori, dicendo che i colpevoli erano un numero ristretto e che molti broker di dati possono raggiungere gli stessi scopi tramite API.


Quindi l'intervento di Facebook, sembra più dovuto ad un salvarsi la faccia davanti all'opinione pubblica e la privacy degli utenti di Facebook non è affatto al sicuro.

domenica 31 ottobre 2010

Falsi Facebook,Twitter ed Youtube

Sta divenendo sempre più preoccupante il fenomeno di falsi siti con domini con nome molto simile a quello di siti famosi, con tanti visitatori ad esempio Facebook,Twitter e You tube, che spesso riportano su altri siti, i quali pagano per far generare traffico web ed avere opportunità di vendita. Ora poi, oltre agli avvisi pubblicitari alcuni siti, con nome quasi uguale a Twitter e mostrando un uccello, molto simile al logo di Twitter, offrono regali, ad esempio un IPAD a chi risponde a questionari anonimi.

Quello però che la pagina non dice, è che potrebbe essere necessario, rispondere a molte altre domande, oppure firmare per tutti i tipi di servizi e offerte di abbonamento, al fine di qualificarsi per i premi.

Alcuni esperti ed anche i responsabili di Twitter, ritengono la pratica molto ingannevole e i dipendenti di Twitter, stanno lavorando per ridurre la confusione degli utenti. Gli esperti hanno osservato che questi siti truffaldini sono realizzati, in modo da assomigliare sempre più a quelli che imitano. Inoltre possono guadagnare da pochi centesimi fino ad un dollaro, per ogni visitatore che dirottano verso altri siti e quindi hanno un ottimo incentivo per continuare nella truffa. Facebook ha recentemente citato due uomini ed una società canadese di affiliazione marketing, denominata MaxBounty, rei di generare messaggi di spam del tipo “hai vinto un ipad” oppure “ hai vinto un omaggio da 1000 dollari “ che reindirizzavano su programmi di marketing on line.



In ogni caso, sembra che il fenomeno non si plachi, anzi sia in espansione e tramite questo sistema non si diffondono malware ma sicuramente rispondendo ai questionari, l'utente fornisce una serie d'informazioni che possono essere vendute a società pubblicitarie, oppure può essere indotto, ad esempio, a sottoscrizioni ad SMS o ad altri servizi.