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venerdì 17 settembre 2010

BSA: software illegali in 4 computer su 10

La BSA ha pubblicato un suo nuovo report che non si discosta molto dagli anni passati e che lamenta come in 42 paesi la pirateria del software abbia raggiunto livelli preoccupanti, soprattutto dovuti ad aziende che comprano un certo numero di licenze collettive ma poi usano molte più copie per i loro bisogni.

La BSA, Business Software Alliance, fornisce anche una sua possibile soluzione che se i governi riducessero il tasso di pirateria del software del 2,5% nei prossimi quattro anni si avrebbero 142 miliardi di dollari in più, mezzo milione di nuovi posti di lavoro nel campo tecnologico e 32 milardi di nuove entrate fiscali. La BSA si lamenta inoltre che questo problema che ha prodotto oltre 51 miliardi in meno, non venga considerato un fattore importante nelle valutazioni del rallentamento dell'economia globale. Secondo la BSA quindi, la pirateria del software è uno di quei fattori, che provocano rischi per la sicurezza nazionale e per la stabilità economica dei paesi, ai quali i governi dovrebbero pensare con attenzione e prendere al più presto provvedimenti.



Chiaramente il report, molto di parte, è stato criticato da più analisti del settore anche perchè non sempre è giusta l'opzione una copia illegale di software, una mancata vendita.
 
 Oltretutto nelle piccole aziende, che utilizzano software illegale, sono stati assunti nuovi dipendenti, tagliando appunto sulle spese per acquistare software legale. Quindi, anche gli effetti della riduzione della pirateria del software sul mercato del lavoro, sono tutti da dimostrare.
 
Rimane però, un fatto su cui tutti concordano, ossia che la pirateria del software, ancora di più di aziende che utilizzano internet 6 e sistemi operativi non più supportati rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale, in quanto i software illegali non possono essere aggiornati con patch di sicurezza, creando quindi ambienti che potrebbero essere tranquillamente sfruttati da disonesti ed usati poi per diffondere altrove le minacce. Urge quindi al più presto un intervento nazionale che crei accordi soprattutto fra produttori di software e piccole imprese che garantisca a tutti guadagni onesti e sicurezza.

mercoledì 23 giugno 2010

Vice- presidente USA dichiara guerra alla pirateria

Durante una conferenza, il vice-presidente americano Joe Biden, avrebbe dichiarato guerra ai siti web pirata dicendo che oltretutto la pirateria è un furto ed un attentato alla sicurezza nazionale.Dopo, una lunga consultazione popolare l'amministrazione Obama avrebbe preparato un piano per affrontare la pirateria, presentato oggi, dichiarando che nei prossimi anni il governo degli Stati Uniti intende muoversi duramente per colpire i siti colpevoli di pirateria digitale, sia nazionali che esteri e questo nell'interesse dell'economia nazionale.


Ugualmente con la stessa determinazione, il governo USA è intenzionato a colpire il mercato della contraffazione che a parere di Biden, oltre tutto potrebbe rappresentare un problema per la salute pubblica e la sicurezza nazionale.


Basta pensare al pericolo che potrebbero correre i soldati americani con falsi giubotti di Kevlan.


Schierandosi dalla parte delle associazioni delle industrie detentrici dei diritti d'autore inoltre, Bidden, dice chiaramente che la pirateria è un furto e paragona un download autorizzato ad una rapina in gioielleria, quindi da affrontare con la stessa determinazione.

venerdì 18 giugno 2010

US International Trade Commission smentisce RIAA e MPAA


La US International Trade Commission (USITC) un'agenzia federale che investiga sulle attività commerciali è stata incaricata, dalla Commissione Finanza del senato degli Stati Uniti, di investigare sugli effetti provocati, dalla violazione del copy-right e di altre proprietà intellettuali da parte della Cina, sull'economia americana.
Ora nel corso di un' audizione, pochi giorni fa, molti testimoni hanno detto all'USITC che molti dati riguardanti le perdite che avrebbe subito l'industria dei media a causa della pirateria, sono stati gonfiati o sono errati.
Ad esempio il professor Fritz Foley dell' Harvard Business School ha detto che per lui è un po' folle pensare, che una persona che avrebbe pagato un basso prezzo per un prodotto pirata, sarebbe il tipo di cliente disposto a pagare, sei volte o dieci volte quella cifra, per un prodotto originale. Quindi non è giusto il rapporto uno ad uno, ossia una copia pirata non corrisponde sempre ad una mancata vendita, ad esempio EA, spesso non segue questo schema, ma la maggior parte delle industrie, quando calcolano i danni apportati dalla pirateria, lo fanno.

Quindi sempre secondo Foley, bisogna stare attenti ai dati che le aziende multinazionali forniscono, perchè hanno incentivi a far crescere le perdite.
Inoltre, il Professor Foley ha ricordato che anche the Government Accountability Office, nella sua relazione presentata all'inizio di quest'anno al Congresso, aveva dichiarato che non vi era alcuna prova che dimostrasse i miliardi di perdite da parte dell'industria americana, per violazione del diritto d'autore, perchè ci potevano anche essere dei benefici in termini di pubblicità, che in parte compensavano le mancate vendite.

Inoltre secondo il professor Peter Yu, bisogna considerare che le società di contraffazioni di prodotti in Cina, possono assumere lavoratori americani ed utilizzano materie prime degli Stati Uniti, quindi la perdita non è globale ed inoltre ciò favorisce il processo di diffusione delle idee occidentali in Cina.
Quindi, secondo la maggior parte degli esperti le industrie dovrebbero allargare i loro orizzonti e ragionare sui benefici che potrebbero riportare a lungo termine.