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mercoledì 13 ottobre 2010
Copyright Group contro Copyright Media Group
Ossia avvocati contro avvocati, tutti però intenzionati a trasformare la pirateria in un business. Sicuramente il Copyright Group è famoso, in quanto ha citato oltre 16.000 persone e dà lungo tempo se ne parla sui media ma sta venendo alla ribalta, il Copyright Media Group con a capo un avvocato di Chicago, John Steel che rappresenta soprattutto produttori di film per adulti, anche se il modo d'agire è il medesimo di quello del Copyright Group, ed anche le lettere inviate ai presunti violatori, in cui chiedono un paio di migliaia di dollari, sembrano un frutto di copia ed incolla.
Ma lo studio Dunlap, Grubb, e Weaver, lo studio legale che ha registrato il marchio per il nome Copyright Group, ha inviato un fax agli altri avvocati chiedendo di cambiare il nome del loro studio consorziato, altrimenti avrebbe potuto essere confuso con il loro. Inoltre, sempre nello stesso fax viene richiesto un risarcimento di 25.000 dollari, per l'uso improprio del nome, altrimenti si sarebbe agito in tutti i modi necessari.
Steel ha scelto invece, direttamente la via legale, chiedendo ad una corte dell'Illinois di emettere una sentenza che dichiari che il nome del suo studio consorziato è legale. Egli inoltre esige che il Copyright Group paghi le spese legali del procedimento e che sia cancellato il marchio di fabbrica relativo al suo nome.
giovedì 23 settembre 2010
Copyright Group: nuove richieste di annullamento citazione
Non si può dire che i giudici di Washington D.C. ed anche di altre parti del paese, non siano sovraccarichi di lavoro a causa delle richieste di annullamento della citazione con la quale gli avvocati del Copyright Group hanno richiesto agli ISP i dati di migliaia di utenti. Alcuni giudici poi, reagiscono anche in modo strano ad esempio Rosemary Collyer che ha ricevuto da parte di molti utenti anonimi una "motion omnibus" che solleva il problema della giurisdizione di Washington D.C, ha detto che darà tempo agli oppositori della citazione fino al 29 ottobre per presentare i loro nomi, indirizzi, numeri di telefono e indirizzi email al tribunale, cosa che essi, proprio con la mozione volevano evitare.
Altro caso strano è stato proposto non a Washington D.C, ma al distretto dell'Illinois dove una persona il cui indirizzo IP compariva nella citazione, ha richiesto l'annullamento non per motivi di giurisdizione ma perchè gestisce una rete aperta WiFi, con una connessione via cavo Comcast e la condivide con il suo quartiere, ossia ha già iniziato a discolparsi dall'accusa.
Quindi nei tribunali americani è, in questa fase, il caos più assoluto con tanta gente che, dopo aver seguito le cause della RIAA per anni ed aver visto, quanto costa di spese legali, pur essendo innocenti, discolparsi, compie proprio azioni stupide, spinti dalla paura.
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