La Nuova Zelanda, dopo aver suscitato enormi proteste riguardo alla prima proposta di legge del 2009, contro il P2P illegale, si prepara a far uscire una seconda legge, in cui ci saranno varie comunicazioni e multe salatissime nei confronti dei trasgressori, fino a 15.000 NZ. La multa non servirà solo a coprire gli indennizzi ma introdurrà anche un elemento punitivo.
La cosa peggiore è che basterà solo la segnalazione del proprietario dei diritti per far scattare multe e sanzioni e sarà l'accusato che dovrà dimostrare la sua innocenza, sia che si tratti di un padre che non sa cosa facesse il proprio figlio, sia di una connessione wireless, sia di una biblioteca od università, in cui moltissima gente potrebbe connettersi, scaricare illegalmente e sparire nel nulla, lasciando la responsabilità all'ente.
Secondo i politici un simile cambiamento consentirebbe ai proprietari di copyright di ottenere più velocemente rimedi per le violazioni .
Questo quando molti blogger ed anche Google hanno invece chiaramente dimostrato che una percentuale rilevante degli avvisi d'infrazione che Google riceve abitualmente sono in qualche modo difettosi.
La nuova proposta si applicherebbe ad ogni titolare di un conto Internet, quindi ad esempio una grossa società potrebbe rischiare una multa semplicemente perchè un suo impiegato, durante la pausa pranzo, utilizza un client BitTorrent per condividere illegalmente. Per ora la legge non prevederebbe disconnessioni ma se il sistema delle multe non risolvesse il problema, potrebbero essere aggiunte in futuro.
Secondo il partito dei verdi il rimedio proposto sembra molto spropositato rispetto al problema e non lo risolve. Credo che come è avvenuto già per Limewire e come sta facendo la Apple nel suo market, l'unica soluzione per le aziende sarà mettere al bando qualsiasi programma P2P, poi se la gente ancora non ha capito e continua a sostenere e difendere programmi che rappresentano più un pericolo che un utile pratico, allora siano anche pronti a pagare le multe, steve Jobs, docet.
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sabato 6 novembre 2010
venerdì 6 agosto 2010
Nuova Zelanda: proposto il ban da internet per i recidivi
Dopo un lungo periodo di travaglio, in Nuova Zelanda la legge contro il file-sharing illegale che prevede sei mesi di sospensione da internet per gli scaricatori accaniti e pene pecuniarie molto alte a favore dei detentori del diritto d'autore, ha superato la prima approvazione in parlamento ad Aprile ma ora alcuni chiedono un inasprimento della legge con il ban da internet per i recidivi.
Già nel 2008 era stata varata una legge, molto contestata che prevedeva che il colpevole potesse essere disconnesso solo su accusa, senza l'intervento del tribunale. In seguito la legge è stata rivista e decretato che ogni intervento sia deciso dalla Corte Distrettuale che potrebbe condannare i colpevoli a risarcimenti ed alla sospensione da internet per sei mesi.
Le due parti pro e contro la legge si sono dichiarati in parlamento ed una fazione ha proposto un inasprimento della legge, che nella sua formulazione attuale non sarebbe abbastanza incisiva nel combattere le violazioni del copy-right, chiedendo il ban assoluto da internet per i recidivi e che sia soprattutto ad essi impedito, nei sei mesi di sospensione di stringere contratti con altri ISP.
L'altra fazione, invece sostiene che l'accesso ad internet dovrebbe essere tutelato come diritto fondamentale dei cittadini e che sarebbe come impedire l'uso dell'ufficio postale a chi avesse comprato merce con marchi contraffatti.
Anche Google, sensibile a questo tipo di leggi ha espresso le sue perplessità sul fatto, che in base alla normativa, risultano responsabili delle violazioni e quindi dovrebbero pagare risarcimenti, gli intestatari dei contratti e non chi effettivamente ha violato il copy-right e questo mette a rischio biblioteche, internet-caffè e punti wifi pubblici.
Entro la fine dell'anno la Commissione del Commercio riferirà al governo, riguardo tutte le istanze presentate dalle parti pro e contro la legge.
Già nel 2008 era stata varata una legge, molto contestata che prevedeva che il colpevole potesse essere disconnesso solo su accusa, senza l'intervento del tribunale. In seguito la legge è stata rivista e decretato che ogni intervento sia deciso dalla Corte Distrettuale che potrebbe condannare i colpevoli a risarcimenti ed alla sospensione da internet per sei mesi.
Le due parti pro e contro la legge si sono dichiarati in parlamento ed una fazione ha proposto un inasprimento della legge, che nella sua formulazione attuale non sarebbe abbastanza incisiva nel combattere le violazioni del copy-right, chiedendo il ban assoluto da internet per i recidivi e che sia soprattutto ad essi impedito, nei sei mesi di sospensione di stringere contratti con altri ISP.
L'altra fazione, invece sostiene che l'accesso ad internet dovrebbe essere tutelato come diritto fondamentale dei cittadini e che sarebbe come impedire l'uso dell'ufficio postale a chi avesse comprato merce con marchi contraffatti.
Anche Google, sensibile a questo tipo di leggi ha espresso le sue perplessità sul fatto, che in base alla normativa, risultano responsabili delle violazioni e quindi dovrebbero pagare risarcimenti, gli intestatari dei contratti e non chi effettivamente ha violato il copy-right e questo mette a rischio biblioteche, internet-caffè e punti wifi pubblici.
Entro la fine dell'anno la Commissione del Commercio riferirà al governo, riguardo tutte le istanze presentate dalle parti pro e contro la legge.
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